Giusy Piredda, un esempio di passione, professionalità e longevità sportiva

Giocatrice, allenatrice e dirigente federale: in poche parole, una pallavolista a tutto tondo che, nel corso di questa stagione, festeggerà i venticinque anni di matrimonio con la sua disciplina sportiva: ciò a dimostrazione di una passione infinita e di una voglia di lavorare e di mettersi in gioco  che le permette, all’età di 38 anni, di competere con atlete molto più giovani. Stiamo parlando di Giusy Piredda, forte ed esperta centrale della Punto, ma questa definizione sta stretta a una ragazza che fa della pallavolo unavera e propria  questione di vita. Giusy Piredda

Con Giusy, che rappresenta un esempio per le future generazioni, abbiamo fatto una piacevole chiacchierata nel corso della quale abbiamo parlato della sua esperienza nel mondo del volley.

Giusy, per iniziare ci potresti dire quando è iniziata la tua avventura nel mondo della pallavolo?

Avevo 13 anni quando mi sono avvicinata alla pallavolo. Mi sono appassionata a questa disciplina sportiva, guardando i cartoni animati giapponesi, in particolare Mimì Ayuhara. La  società, con la quale ho mosso i primi passi, è stata la Silvio Pellico di Giampaolo Galleri”.

 Ci racconti i tuoi anni alla Pellico, gloriosa e storica realtà della pallavolo sassarese?

Nonostante giochi e alleni nella Punto, mi sono sempre considerata una pellicana DOC. La Silvio Pellico è stata per me, ma credo lo sia stata anche per le altre ragazze, una palestra di vita, una sorta di seconda casa, dove siamo cresciute come persone e come giocatrici. Da quest’ultimo punto di vista, devo tutto a Giampaolo Galleri, che mi ha insegnato i segreti di questa disciplina e che, a 16 anni, mi ha inserito nella rosa di B1. Pur non avendo mai giocato in quella categoria, ho il ricordo di un ‘esperienza unica e indimenticabile. Poi, in quegli anni, ho avuto la fortuna di giocare insieme e ammirare da vicino campionesse del calibro di Rodika Popa e Rosanna Baiardo ”.

Negli anni a seguire hai deciso, talmente grande era la tua passione di insegnare la pallavolo e di trasmettere le tue conoscenze alle giovani atlete?

Sì, ho fatto il corso per diventare allenatrice a Pisa, dove mi ero trasfeerita. Nella città toscana, inoltre, mi sono avvicinata al mondo federale. Sono stata eletta nel Comitato Provinciale della Fipav, sono diventata supervisore nazionale per il beach volley e seconda selezionatrice a livello provinciale per il volley. Ho lavorato con giocatrici che sono andate nel Club Italia o hanno giocato nella massima serie”.

 E poi il ritorno a Sassari.

Tornare nella mia città è stato bellissimo, visto che sono molto legata alla mia terra., ma, allo stesso tempo, difficile dal punto di vista pallavolistico e non solo, visto che qui ho dovuto ricominciare daccapo anche per quello che riguardava il lavoro. Fuori dalla Sardegna, si vive la pallavolo in un modo completamente diverso e, quando sono tornata, mi sono dovuta, in un certo qual modo, adeguare. Prima di parlare del mio lavoro a Sassari, voglio ricordare il mio rapporto di collaborazione con la Trentino Volley, una della migliori realtà della pallavolo nazionale.

Detto ciò, qui ho continuato a svolgere la mia carriera di allenatrice e dirigente federale.  Nel comitato provinciale di Sassari, mi occupo, attualmente, del settore scuola e promozione, dell’under 12, dell’under 13 e del mini volley.  Quando sono tornata in Sardegna ho ripreso a giocare. Ho fatto, negli anni scorsi, una bellissima esperienza con una squadra di prima divisione della Punto, società che, all’epoca, faceva parte del Club del Volley. Ora, invece, gioco in serie D, sempre con la Punto. Ho la fortuna di far parte di un gruppo fantastico, che ha tutte le qualità tecniche e umane per divertirsi e per potersi togliere tante soddisfazioni”.

Come mai riesci ancora a competere con atlete che possono essere, o forse lo sono anche state, tue allieve, c’è qualche segreto particolare?

Bisogna premettere che ci sono altre ragazze, all’incirca della mia età, capaci ancora oggi di fare la differenza in serie C e in D. Mi vengono in mente Monia Agri, un talento di valore assoluto, e Rosalba Cozzolino. Detto ciò, non credo che ci siano segreti particolari, forse prima si curava con più attenzione l’aspetto tecnico”.

Come hai precedentemente detto, tu svolgi attività promozionale nelle scuole. Cosa fai per avvicinare i bambini e le bambine alla pallavolo?

Con i bambini delle scuole elementari e delle medie, l’approccio è di tipo ludico. Le cose cambiano, invece, quando lavori con i ragazzi più grandi. In quel caso bisogna essere capaci di usare, come si suol dire, il bastone e la carota. Bisogna essere severe al punto giusto, poiché, essendo la pallavolo uno sport di squadra, risulta fondamentale dare delle indicazioni ed imporre delle regole precise”.

In precedenza hai accennato al Club del Volley, qual è il tuo pensiero in merito a progetti del genere?

Non credo che essi possano essere la soluzione per risolvere i problemi della pallavolo. E lo dimostra proprio il fallimento del progetto Club del Volley, che, a suo tempo, decisi di abbandonare, proprio perché, per motivi che non sto qui ad elencare, non poteva essere la soluzione ai problemi della pallavolo sassarese”.

Cosa manca alla pallavolo cittadina per poter competere con le altre realtà nazionali?

 “Innanzi tutto gli spazi, quello delle palestre è un problema atavico che si riflette in modo significativo sull’attività e sul reclutamento dei giovani. Poi manca, da parte di questi ultimi, la passione e la voglia di sacrificarsi. Oggi i giovani vogliono fare troppe cose e non riescono più a farne una bene. Ricordo che, da giovane, dovetti fare, seppur malvolentieri, una scelta tra il pianoforte e la pallavolo, proprio per il fatto che non riuscivo a fare entrambe le cose nel migliore dei modi. Non bosgna dimenticare, infine, che, vista la situazione economica, non è facile trovare le risorse economiche necessarie per poter svolgere l’attività agonistica nel migliore dei modi”.

 

La pallavolo ti impegna per diverse ore tra allenamenti, partite e attività di vario tipo, ti resta, e con questa domanda chiudiamo la nostra chiacchierata, del tempo per hobby e passatempi?

 

Sì, sono una divoratrice di libri. Leggo di tutti, dai trattati di psicologia e pedagogia alle poesie. Poi mi sono iscritta a un corso di equitazione, che è un’altra mia grande passione”.

 

 

 

 

 

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