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Rita Esposito e la sua passione per la pallavolo tra simpatia, carattere e creatività

Dal padre ha ereditato l’allegria e la spensieratezza tipica dei napoletani, dalla madre la testardaggine, nel senso positivo del termine, e il carattere forte delle donne sarde per un mx di determinazione, creatività e contagiosa simpatia.Rita Esposito

Solare, spigliata ed estroversa, Rita Esposito è una ragazza di ventidue anni che vive di grandi passioni, in particolare il disegno, attraverso il quale fa emergere la sua spiccata vena artistica, e la pallavolo, amore sbocciato a soli 5 anni, sulla spinta della “gelosia” nei confronti della sorella maggiore.

Poi, come accade tante volte, tua sorella ha smesso e tu, invece, hai continuato.

“Sì, la “gelosia” è stata la molla che mi ha fatto iniziare, poi è subentrata la passione, coltivata stagione dopo stagione. Ed è cosi che ho potuto vivere esperienze bellissime e indimenticabili sia a livello individuale sia a livello di squadra

Come accaduto in questa stagione, quando siete passate, in un solo anno, da un’amara retrocessione a un ottimo quarto posto, Rita ci potresti dire qual è stato il segreto del vostro miglioramento?

Innanzi tutto, gli innesti di nuove atlete, in primis Valeria Gagliardi che, con la la sua esperienza, ci ha fatto fare un bel salto di qualità. Ma non possiamo dimenticare le ragazze provenienti dall’Ittiri. Poi hanno inciso anche altri fattori, come l’impegno e la voglia di sacrificarsi in palestra, il supporrto degli sponsor e l’ottimo lavoro dei nostri allenatori, Alberto Baldereschi e Luca Saba. Credo, però, che il nostro vero segreto sia stato l’unità del gruppo, la bellissima armonia che si è venuta a creare tra le giovanissime e le ragazze più esperte. Si è creata una situazione idilliaca, un ambiente fantastico, nel quale tutte hanno aiutato tutte e tutte, alla fine della stagione, possiamo dire di essere cresciute: le giovanissime, grazie ai consigli e ai suggerimenti delle giocatrici più esperte, e noi veterane, (se così si possono definire atlete poco più che maggiorenni, ndr), grazie alla loro voglia di imparare e al loro entusiasmo”.

Hai giustamente rimarcato l’ottimo lavoro dei tuoi allenatori, da sempre attenti alla crescita delle giovani atlete. Quali pensi siano i loro maggiori pregi?

Sono entrambi bravissimi allenatori. Lo hanno dimostrato nel corso degli anni. Il pregio maggiore di Alberto è la capacità di tirare fuori il meglio da ogni ragazza, soprattutto dalle più giovani. Poi quest’anno è stato…molto bravo, molto calmo, molto tranquillo. Ha preso solo due gialli e, soprattutto, non ha preso cartellini rossi. Luca, invece, è un ragazzo divertente, poi ha una straordinaria saggezza pallavolistica”.

Torniamo a parlare del campionato appena terminato, pensi che abbia vinto la squadra più forte?

Non so se la Pallavolo Olbia fosse la squadra più forte, di certo era la squadra che, più di tutte, ha meritato di vincere il campionato. Anche loro erano un bellissimo gruppo; forte, unito e compatto!. Credo che anche noi avremmo potuto dire la nostra per la vittoria finale, se non fosse stato per le due sconfitte consecutive ad inizio stagione. Ma eravamo ancora in fase di rodaggio, non avevamo preso ancora consapevolezza di tutti i nostri mezzi. Potrebbe essere questo l’unico motivo di rimpianto di una stagione, per tanti motivi, straordinaria, anche a livello personale. Mi sono divertita tantissimo e ho lavorato con grande piacere sia in allenamento sia in partita. Lo stesso discorso vale per le mie compagme”.

Qualche anno fa hai avuto la “fortuna” di vincere un campionato di serie C, cosa ti ricordi di quell’esperienza?

Fu fantastico già essere state selezionate, già aver fatto parte di quel progetto. A me e alle altre giovani – come Laura Ganzedda e Laura Rotelli, che giocano con me ancora adesso – piace pensare di essere state utili con il nostro impegno in palestra, di essere state allenanti per le titolari”.

Tu giochi come centrale, quale pensi siano gli aspetti migliori del tuo ruolo?

In realtà, all’inizio giocavo di mano. Poi, vista la mia altezza, i miei tecnici mi hanno trasformato in centrale: un ruolo fondamentale, perché dà una mano a muro e dà sostegno a tutto il sistema di squadra”.

In quali aspetti pensi ancora di dover migliorare?

Credo che non si finisca mai di imparare, di migliorare. Negli anni passati venivo criticata per le mie assenze in palestra. Sempre giustificate, intendiamoci, altrimenti Alberto non mi avrebbe più fatto entrare in palestra”.

Nel corso della tua carriera, hai avuto la fortuna di giocare con atlete di grande valore ed esperienza, da quali di esse pensi di aver imparato di più?

Penso di aver imparato qualcosa da ognuna di esse. Ma vorrei citarne una in particolare, Giulia Roggero. Quando giocavamo insieme la guardavo, la seguivo, la studiavo per cercare di carpirne i segreti”.

Come per tutte le atlete, arriverà, anche per te, il giorno in cui dovrai appendere le ginocchiere al chiedo. Pensi che dopo potrai ancora rimanere nel mondo della pallavolo?

Le mie compagne più giovani dicono che io sia molto… materna. Chissà, forse sarà per questo che, una volta smesso, non mi dispiacerebbe insegnare questo sport alle bambine. Per il resto, uscendo dall’ambito pallavolistico, studio Scienze Politiche e ho tanti altri progetti per il mio futuro”

Studio e sport: due attività che, seppur diverse, richiedono entrambe impegno e dedizione. Consideriamo due momenti chiave nei due diversi contesti: esame e partita decisiva. Per quel che ti riguarda, ci sono differenze nell’approccio?

Senz’altro! I momenti prima degli esami li vivo con più ansia, perché sento forte il peso della responsabilità individuale. Nelle partite è diverso, perché posso contare anche sull’apporto delle mie compagne”.

Stiamo per chiudere la nostra chiacchierata, a quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Ah….del tipo ”Si faccia una domanda e si dia una risposta”, come direbbe Marzullo….Quali sono state le maggiori delusioni e le maggiori soddisfazioni della mia carriera di giocatrice? Soddisfazioni tante, di alcune abbiamo già fatto cenno: l’anno in serie C, anche solo per il fatto di aver partecipato, l’anno in D con la Orion, ormai relativamente lontano nel tempo, e l’ultima bellissima stagione. Delusioni? La retrocessione dell’anno scorso, ma ci siamo prontamente riscattate