Paola Scugugia, una delle protagoniste dell’ottimo campionato della San Giuseppe

Arrivata a Sassari per studiare veterinaria, ha, da subito, sposato la causa della San Giuseppe, formazione con la quale ha centrato, nell’ultimo campionato di serie C di pallavolo femminile, lo storico traguardo dei play off.

Stiamo parlando di Paola Scugugia, ventunenne centrale, cresciuta nella Pallavolo Olbia, dove ha iniziato a giocare all’età di 8 anni.

Iniziamo col parlare della stagione che si è appena conclusa, qual è il bilancio sia a livello individuale sia a livello di squadra?

“Il bilancio, a livello personale, è decisamente ottimo. Lo stesso discorso vale anche per la squadra. Eravamo un bellissimo gruppo e abbiamo ottenuto un ottimo risultato, andando oltre ogni più rosea aspettativa, trascinate da un entusiasmo che ha contagiato sia le giocatrici che l’allenatore, Daniele Colombino, che ha avuto il merito di mettersi in gioco, al pari di noi ragazze”.

Come sono stati i rapporti con il tecnico?

Le cose con il tecnico sono andate benissimo per tutta la stagione…fatta eccezione per la seduta di allenamento del martedì, dedicata al lavoro sulla difesa, un fondamentale che purtroppo non ho mai digerito fin da quando ho iniziato a giocare…”.

Sono ormai due anni, come già detto, che militi nella San Giuseppe e hai quindi vissuto il cambio nella guida tecnica, hai notato differenze nel modo di gestire il gruppo tra i due allenatori?

“Hanno due modi completamente diversi di intendere le cose, comunque, a livello generale, penso che un tecnico lavori bene quando le giocatrici sono felici di andare all’allenamento”.

Per la prima volta hai vissuto l’esperienza dei play off, ci racconti quell’emozione?

“L’aver raggiunto il traguardo della seconda fase è stato un qualcosa di veramente inaspettato, al punto che, quando siamo scese in campo, nella semifinale contro il Selargius’85, non riuscivamo nemmeno a respirare. Bisogna dire che abbiamo comunque fatto un’ottima figura, giocando di squadra e sognando, per lunghi tratti, di poter fare il colpaccio contro una squadra fortissima che ha meritatamente vinto i play off”.

Cosa vi manca per poter fare un ulteriore salto di qualità?

“Avremo bisogno soprattutto di una panchina più lunga, visto che, in alcune occasioni, abbiamo sofferto a causa delle assenze, il tutto partendo comunque dalla base che si è costruita nel corso dell’ultima stagione”.

Qual è la chiave per innalzare il livello della pallavolo femminile sarda?

“Prima di tutto, bisogna dire che, nello sport, i risultati sono figli soprattutto dell’organizzazione, senza dimenticare l’aspetto economico dal quale mon si può prescindere. Per quel che riguarda l’aspetto prettamente tecnico, in Sardegna, ci sono molte ragazze valide, le quali dovrebbero confrontarsi con altre realtà e poi, magari, tornare  per mettere al servizo del movimento pallavolistico sardo le conoscenze acquisite (facendo il paragone con il mondo universitario possiamo parlare di una sorta di master and back del volley). Lo stesso discorso relativo all’aggiornamento e al confronto deve essere esteso anche agli allenatori”.

In conclusione, quali sono le tue prospettive future per quanto concerne la pallavolo?

“Mi piacerebbe continuare a lavorare con questo gruppo, formato da ragazze che sono anche amiche, con le quali ho trascorso  i pochi momenti liberi tra gli impegni sportivi e quelli universitari”.

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