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Grande soddisfazione per Glauco Melotti: prima vittoria di un sassarese nel Campionato Regionale Open di calcio da tavolo

Grande soddisfazione per il mondo subbuteistico sassarese, che festeggia il trionfo di Glauco Melotti, primo rappresentante del Capoluogo Turritano ad aggiudicarsi il titolo regionale open di Calcio da tavolo.Melotti

Il risultato della competizione regionale rappresenta il giusto premio per l’impegno profuso da un subbuteista che, spinto da una grande passione, ha visto, anno dopo anno, migliorare le sue prestazioni, e il suo successo assume le sembianze di un vero e proprio capolovaro sportivo, al pari delle miniature che il portacolori del Subbuteo Team Sassari dipinge con mani d’artista e che riscuotono uno straordinario successo tra gli appassionati di tutto il Mondo.

Si può dire che Glauco Melotti abbia vinto “in casa”, perché il Campionato si è disputato domenica 8 maggio presso il Centro Commerciale Luna & Sole, teatri di una competizione nel corso della quale tutte le gare disputate hanno messo in evidenza la crescita di un movimento, che meriterebbe maggiore attenzione, da parte soprattutto delle istituzioni. Ma torniamo alla cavalcata trionfale di Glauco Melotti, la cui strada verso la finale è stata lastricata di non poche difficoltà : “All’inizio  ho dovuto affrontare un girone eliminatorio molto impegnativo, dato che ho dovuto confrontarmi con   avversari ostici, a partire dal mio compagno di squadra, Angelo Boi, un neo iscritto al nostro club che ho sconfitto per 1 a 0, grazie  a una rete realizzata a 5” dal termine. Poi ho superato  il cagliaritano Giorgio Cardia con il punteggio di 2 a 1, realizzando le due reti nella prima frazione di gioco, per poi controllare nella ripresa, in stile Atletico Madrid di Diego Simeone. Poi ho perso per 0 a 2 con un altro mio compagno di team, Simone Saiu, e ho così chiuso la prima fase in seconda posizione“.

E hai così conquistato il pass per le fasi ad eliminazione diretta: “Sì, sono state tutte gare avvincenti: la sfida dei quarti di finale con Antonio Cosso si è trasformata in una vera e propria maratona, che si è risolta a mio favore solo all’ottavo tiro piazzato“. Non meno impegnativa è stata la semifinale con Efisio Garau “Il leit motiv si è ripetuto pressoché identico contro l’avversario del Capo di Sotto, anch’egli sconfitto solo nella “lotteria” dei tiri piazzati”. Ed eccoci arrivati all’atto finale della competizione “E nella finale ho compiuto un vero e proprio capolavoro, visto che, contro i favori del pronostico, ho sconfitto per 3 a 2 un avversario forte e competitivo, come Fabrizio Viaggi”.

Ed è così che, per te, è giunto il momento, indimenticabile, di alzare la Coppa! “Non riesco, nnonostante sia già passato qualche giorno, a descrivere le sensazione e le emozioni, che ho provato in quegli istanti. Posso dire, però, che i complimenti dei miei compagni di squadra, in particolare di chi mi aveva accolto nel team  agli inizi, mi hanno fatto estremamente piacere”

 

Il sogno azzurro di Francesca Tilocca: l’atleta sassarese racconta le sue emozioni

Continua il sogno azzurro di  Francesca Tilocca, giovane promessa della pallamano sassarese, che sta vivendo questa tappa importante del suo percorso di crescita sportiva, con una maturità e una consapevolezza, difficilmente Francesca Tilocca 2riscontrabile in molte veterane. Alla giocatrice della Sassari ’76 non mancano, poi, determinazione, voglia di imparare e di confontarsi, tutte caratterische che le saranno utili nel prosieguo della sua vita umana e sportiva. In questi giorni è impegnata in un’altra importante esperienza:   il secondo raduno con la Nazionale under 16, che si terrà, nei prossimi giorni, presso il Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito, alla Cecchignola. Il lavoro, iniziato con il primo raduno del 6 febbraio, è finalizzato ai prossimi impegni internazionali della Rappresentativa: l’11° Mediterranean Handball Championship per l’indoor e i Campionati Europei per il beach.

Francesca, ci potresti dire quali sono state le tue sensazioni al momento della prima chiamata?

Essere tra le convocate è stato un onore, un motivo di grande orgoglio, per me e per mia famiglia. Devo dire che, all’inizio, ero all’oscuro di tutto. poichè non avevo internet. Poi mi è arrivato un messaggio “Complimenti per la convocazione”.

Da tempo, dopo aver partecipato al Trofeo delle Aree, mi era stata ventilata questa possibilità. Ma più passavano i mesi, più perdevo le speranze. Poi ho visto il mio nome, nel sito della FIGH, ed ho provato, come già detto, una bellissima emozione “.

E quali sono state le tue sensazioni dopo quei tre giorni di allenamenti?

Per quel che mi riguarda, è stato emozionante  ritrovarmi nel posto dove si allenano le ragazze di Futura e della Nazionale . Dal punto di vista, tecnico, invece, ho avuto l’occasione di confrontarmi con altre atlete e, soprattutto, con un livello tecnico più alto. Tale possibilità, purtroppo manca qui in Sardegna.

Agli allenamenti erano presenti due tecnici federali: Takam Neukum e Marco Trespidi. Abbiamo svolto un lavoro, tutto sommato semplice dal punto di vista tecnico, che è servito per fare un quadro generale della situazione. Poi, sono state selezionate le migliori 18, che sono state selezionate per ruolo: i migliori portieri, i migliori terzini, e via dicendo. Di queste, alcune saranno inserite nel gruppo per l’indoor, altre nel gruppo per il beach, altre ancora, invece, faranno sia beach sia indoor.

Francesca TiloccaIn quei tre giorni ho potuto constatare che i tecnici badano molto ad alcuni aspetti comportamentali, come l’attenzione, la disciplina, la puntualità e il rispetto per i tecnici e le compagne“.

Facciamo un passo indietro nel tempo. Come ti sei avvicinata al mondo della pallamano?

Prima avevo praticato nuoto e basket. nelle fila della Dinamo 2000. In prima media sono entrata a contatto con la pallamano, grazie a Patrizia Cossu, che aveva iniziato un progetto per i ragazzi nella mia scuola, la N° 10. Era uno sport che non conoscevo, ma mi sono subito appassionata.  Credo che, a colpirmi, sia stata proprio la novità. E quella passione del primo momento mi accompagna sempre, in ogni partita e in ogni allenamento.

Dopo gli inizi in ambito scolastico, come è proseguita la tua carriera?

Poi, Patrizia Cossu mi ha portato in via Venezia, dove ho iniziato ad allenarmi con Patrizia Canu. All’inizio venivo schierata in porta. Ero brava, ma non mi sentivo sicura, sentivo troppo la pressione. Pertanto la mia allenatrice ha deciso di provarmi in campo e ora gioco come terzino“.

Quali pensi possa essere il tuo punto di forza?

La fisicità, l’altezza: aspetti che sono fondamentali per poter essere competitivi ad alti livelli

E quali, invece, gli aspetti in cui pensi tu debba migliorare?

Credo che, dal punto di vista tecnico, ci sia sempre qualcosa da imparare. Poi, in campo, vorrei essere più cinica, fredda, e meno emotiva. Ma questi sono difetti che uno lima con il confronto e con l’esperienza“.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Per ora non voglio volare alto. Preferisco lavorare con costanza, giorno dopo giorno, e sfruttare queste occasioni per assimilare, imparare nuove cose e migliorare”.

Faresti un’esperienza fuori dalla Sardegna?

Prima voglio finire il Liceo, e non è semplice coniugare gli impegni sportivi con quelli scolastici, soprattutto per una come me che non si accontenta, che vuole sempre il massimo da se stessa. Poi, una volta preso il diploma, potrei anche pensare di fare un’esperienza fuori dall’Isola

Vorresti dire qualcos’altro per chiudere questa chiacchierata?

Sì, vorrei fare un appello agli sponsor, affinché ritornino ad investire nel nostro sport, per far sì che esso possa tornare, nella nostra città, ai fasti di un tempo

 

 

 

 

 

 

 

La Tespiense Quartu sogna in grande con…M.Elena Farci

Ha una passione viscerale per la pallavolo, al punto che non potrebbe neanche immaginare la sua vita senza un pallone tra le mani. Stiamo di parlando di M. Elena Farci, giocatrice quartese di 26 anni, che ha iniziato la sua carriera tra le fila della Tespiense, per poi vivere una lunga esperienza con la Janas, sodalizio con il quale ha disputato alcuni campionati di serie B2 e ha vinto, nell’ultima stagione, i play off della C femminile, sconfiggendo, per uno strano “scherzo del destino”, proprio la sua prima società di appartenenza. Farci 2

E ora, dopo la mancata iscrizione della Janas, ha fatto ritorno alla Tespiense, formazione che punta a recitare un ruolo da assoluta protagonista nel campionato di serie C. in corso.

M. Elena, ci potresti dire come hai vissuto questo ritorno a “casa”?

Nonostante fossi già stata alla Tespiense è stato molto strano “cambiare ambiente” dopo nove anni vissuti in una stessa società. Come è normale che sia, ancora non posso avere gli automatismi che avevo alla Janas. Ma per il momento posso dire che mi sto trovando bene, in particolar modo con le mie compagne. Veniamo tutte da esperienze molto diverse. In passato ci siamo incontrare spesso come avversarie. Ciò nonostante abbiamo trovato subito una buona intesa e insieme ci divertiamo”.

Che sensazioni si provano nell’andare nella squadra che, solo pochi mesi prima, avevi superato ai play off?

Le battutine e gli sfottò non mancano mai, però facciamo tutto con leggerezza e in maniera scherzosa”.

Farci 1La gioia per quella vittoria, purtroppo, è svanita subito. Come hai reagito alla notizia della mancata iscrizione della tua vecchia squadra, la Janas, al campionato di serie B2?

Mi è dispiaciuto molto non poter disputare di nuovo il campionato di serie B2, ma allo stesso tempo sono consapevole delle difficoltà che le società devono affrontare in questo periodo e pertanto capisco la loro scelta

Anche quest’anno, la tua squadra punta a un campionato di vertice.

Sì, penso che la nostra sia una bella squadra. Prese singolarmente siamo tutte giocatrici valide per la categoria, ma dobbiamo ancora abituarci a giocare insieme. Per quel che riguarda il campionato, credo non sia così semplice come possa sembrare. Ci sono molte squadre competitive e quindi tuttie possono vincere o perdere contro chiunque”.

Torniamo a parlare di te, prova a descriverti come giocatrice.

Come giocatrice sono cambiata molto con il passare degli anni. All’inizio ero molto insicura, soprattutto perché non avevo molto spazio, e la paura di sbagliare mi bloccava, mentre ora, visto che ho alle spalle una buona esperienza, entro in campo con il giusto atteggiamento, senza ansie e consapevole delle mie capacità. Di difetti ne ho tanti. Ho la testa dura, sono permalosa e polemica. Tutte cose che, in palestra, dovrei tenere a bada, anche se spesso non ci riesco. Sotto questi aspetti devo migliorare”.

Se potessi avere la possibilità di riavere con te qualche compagna o qualche allenatore del passato, chi vorresti?

Come allenatore, Riccardo Lilliu. Lui ha creduto in me quando avevo solo 15 anni, mi ha fatto crescere come atleta e se sono diventata la giocatrice che sono ora il merito è suo. Con le compagne ho avuto tante esperienze, sia positive sia negative. Posso dire di avere molte amiche, ma se proprio devo fare dei nomi, anche a livello di gioco, dico Cristina Spadarella, Valeria Sergi e Barbara Meloni. Lei, in questi ultimi due anni, mi ha fatto ritrovare la passione per un ruolo, quello di centrale, che in passato mi stava stretto e che non mi faceva più divertire”.

Hai qualche rimpianto per quel che riguarda la tua carriera?

Se avessi iniziato prima e se avessi preso le cose più seriamente negli anni di crescita forse sarei potuta arrivare più in alto, ma ora non si può sapere”.

E cosa sogni per il tuo futuro?

Tendenzialmente non sono una ragazza sognatrice, mi piace stare con i piedi per terra. Spero di continuare a praticare questo sport, divertirmi e magari fare un’altra esperienza in B2 o, se fosse possibile, in campionati superiori”.

articolo scritto con la collaborazione di Alessandra Fatima Cossu

“L’anno a Teramo, la mia rivalsa personale”, Grazia Stangoni racconta la stagione della rinascita

Da comprimaria a protagonista: si può così riassumere il cammino percorso in una sola stagione da Grazia Stangoni che, dopo aver vissuto ai margini nella sua Sassari con la maglia della Sinergia, è riuscita a ritagliarsi con determinazione e spirito di sacrificio uno spazio importante nel Teramo, formazione che, nell’ultima annata sportiva, ha sfiorato l’accesso alla finale scudetto della pallamano femminile italiana.Grazia Stangoni

Una vera e propria rinascita sportiva per la giovane atleta sassarese, con la quale abbiamo rivissuto le emozioni di una stagione, per lei, indimenticabile, che servirà da base importante per il prosieguo della carriera.

Grazia, ci potresti dire come è iniziata la tua avventura in Abruzzo?

Inizialmente sarei dovuta andare al Firenze La Torre. A Teramo, però, cercavano un portiere; Zucchi Pastor e Daniela Canessa, mie compagne anche alla Sinergia, hanno fatto il mio nome al tecnico Settimio Masotti, il quale mi ha testato nel corso di un torneo precampionato a Ferrara. Ho affrontato quella prova con entusiasmo e concentrazione. Ho giocato da titolare e posso dire di aver superato l’esame. Ed è così che è iniziata la mia esperienza a Teramo”.

Avete sfiorato un’impresa straordinaria, arrivando fino alle semifinali dei play off: qual è stato momento più bello della vostra stagione?

Di sicuro la vittoria con le campionesse d’Italia del Conversano ad inizio stagione: In quel momento nessuno ci dava credito, anzi tutti ci davano per sicure retrocesse, ma abbiamo dimostrato, con il lavoro e l’impegno, di poter dire la nostra. Peccato per la sconfitta in semifinale con il Cassano Magnago, ma a quel punto abbiamo pagato la ristrettezza della rosa. Ma dobbiamo comunque andare orgogliose per quello che abbiamo fatto, grazie soprattutto alla compattezza di un gruppo eccezionale. Sono contenta poi per Daniela Canessa, che è riuscita a dimostrare tutto il suo valore: lei, per me, è il miglior pivot del campionato”.

Cosa ti ha dato questa esperienza dal punto di vista personale?

Tantissimo. Dal punto di vista sportivo ogni partita giocata, ogni chiamata in campo, vissuta anche con la giusta tensione, ogni intervento fatto erano motivo di orgoglio e soddisfazione, una rivalsa personale dopo anni in cui non avevo trovato il giusto spazio perché non avevano creduto tanto nelle mie potenzialità. Ma è stato un anno fantastico anche per i rapporti umani che si sono creati: a tal proposito vorrei ringraziare, in modo particolare, due persone: il tecnico Settimio Masotti per i suoi insegnamenti, per aver dato un’impronta professionale al mio lavoro di atleta e e per la fiducia che ha voluto concedermi; il general manager Roberto Canzio, che mi ha accompagnato per tutta la stagione. Poi non voglio dimenticare le mie compagne di squadra, l’armonia e l’unità che si sono create tra di noi. Credo che il fatto che fossimo tutte di fuori ci abbia aiutato, abbia contribuito a cementare il gruppo”.

A proposito di compagne di squadra, i portieri, nella pallamano, rappresentano una sorta di mondo a parte. Tu e la tua compagna Marta Savoca come avete vissuto questa stagione?

“All’inizio, come è giusto che sia, ci siamo studiate, c’è stata quella sana e sportiva competizione. Poi siamo andate a vivere nella stessa casa, anzi nella stessa stanza, ed è scoppiato l’amore…a seconda vista”.

Per quel che ti riguarda, cosa provi quando ti trovi in mezzo ai pali?

Bellissime sensazione, ti senti caricato di responsabilità, sai di dover prendere una decisione in un lasso di tempo brevissimo, sai di non poter sbagliare, perché il tuo errore non potrà essere rimediato da nessuno e potrebbe compromettere il lavoro di tutta la squadra. Ci vogliono concentrazione e un pizzico di impulsività per svolgere al meglio questo ruolo, che è di fondamentale importanza nella pallamano”.

Ritorniamo per un attimo all’ultima stagione, come hai vissuto Teramo come città?

Dopo aver concluso la triennale a Sassari, mi sono iscritta alla specialistica. Per il resto Teramo è una città tranquilla, forse nevica un po’ troppo, dove si mangia molto bene, in particolare gli arrosticini e la porchetta. Poi, come tutti ben sanno, sono una buona forchetta”.

Per ora sei a Sassari per le vacanze, stai già pensando al futuro?

A Teramo sono stata bene e mi piacerebbe essere confermata, ma ancora è troppo presto per fare certi discorsi. Preferisco non anticipare nulla

Rita Esposito e la sua passione per la pallavolo tra simpatia, carattere e creatività

Dal padre ha ereditato l’allegria e la spensieratezza tipica dei napoletani, dalla madre la testardaggine, nel senso positivo del termine, e il carattere forte delle donne sarde per un mx di determinazione, creatività e contagiosa simpatia.Rita Esposito

Solare, spigliata ed estroversa, Rita Esposito è una ragazza di ventidue anni che vive di grandi passioni, in particolare il disegno, attraverso il quale fa emergere la sua spiccata vena artistica, e la pallavolo, amore sbocciato a soli 5 anni, sulla spinta della “gelosia” nei confronti della sorella maggiore.

Poi, come accade tante volte, tua sorella ha smesso e tu, invece, hai continuato.

“Sì, la “gelosia” è stata la molla che mi ha fatto iniziare, poi è subentrata la passione, coltivata stagione dopo stagione. Ed è cosi che ho potuto vivere esperienze bellissime e indimenticabili sia a livello individuale sia a livello di squadra

Come accaduto in questa stagione, quando siete passate, in un solo anno, da un’amara retrocessione a un ottimo quarto posto, Rita ci potresti dire qual è stato il segreto del vostro miglioramento?

Innanzi tutto, gli innesti di nuove atlete, in primis Valeria Gagliardi che, con la la sua esperienza, ci ha fatto fare un bel salto di qualità. Ma non possiamo dimenticare le ragazze provenienti dall’Ittiri. Poi hanno inciso anche altri fattori, come l’impegno e la voglia di sacrificarsi in palestra, il supporrto degli sponsor e l’ottimo lavoro dei nostri allenatori, Alberto Baldereschi e Luca Saba. Credo, però, che il nostro vero segreto sia stato l’unità del gruppo, la bellissima armonia che si è venuta a creare tra le giovanissime e le ragazze più esperte. Si è creata una situazione idilliaca, un ambiente fantastico, nel quale tutte hanno aiutato tutte e tutte, alla fine della stagione, possiamo dire di essere cresciute: le giovanissime, grazie ai consigli e ai suggerimenti delle giocatrici più esperte, e noi veterane, (se così si possono definire atlete poco più che maggiorenni, ndr), grazie alla loro voglia di imparare e al loro entusiasmo”.

Hai giustamente rimarcato l’ottimo lavoro dei tuoi allenatori, da sempre attenti alla crescita delle giovani atlete. Quali pensi siano i loro maggiori pregi?

Sono entrambi bravissimi allenatori. Lo hanno dimostrato nel corso degli anni. Il pregio maggiore di Alberto è la capacità di tirare fuori il meglio da ogni ragazza, soprattutto dalle più giovani. Poi quest’anno è stato…molto bravo, molto calmo, molto tranquillo. Ha preso solo due gialli e, soprattutto, non ha preso cartellini rossi. Luca, invece, è un ragazzo divertente, poi ha una straordinaria saggezza pallavolistica”.

Torniamo a parlare del campionato appena terminato, pensi che abbia vinto la squadra più forte?

Non so se la Pallavolo Olbia fosse la squadra più forte, di certo era la squadra che, più di tutte, ha meritato di vincere il campionato. Anche loro erano un bellissimo gruppo; forte, unito e compatto!. Credo che anche noi avremmo potuto dire la nostra per la vittoria finale, se non fosse stato per le due sconfitte consecutive ad inizio stagione. Ma eravamo ancora in fase di rodaggio, non avevamo preso ancora consapevolezza di tutti i nostri mezzi. Potrebbe essere questo l’unico motivo di rimpianto di una stagione, per tanti motivi, straordinaria, anche a livello personale. Mi sono divertita tantissimo e ho lavorato con grande piacere sia in allenamento sia in partita. Lo stesso discorso vale per le mie compagme”.

Qualche anno fa hai avuto la “fortuna” di vincere un campionato di serie C, cosa ti ricordi di quell’esperienza?

Fu fantastico già essere state selezionate, già aver fatto parte di quel progetto. A me e alle altre giovani – come Laura Ganzedda e Laura Rotelli, che giocano con me ancora adesso – piace pensare di essere state utili con il nostro impegno in palestra, di essere state allenanti per le titolari”.

Tu giochi come centrale, quale pensi siano gli aspetti migliori del tuo ruolo?

In realtà, all’inizio giocavo di mano. Poi, vista la mia altezza, i miei tecnici mi hanno trasformato in centrale: un ruolo fondamentale, perché dà una mano a muro e dà sostegno a tutto il sistema di squadra”.

In quali aspetti pensi ancora di dover migliorare?

Credo che non si finisca mai di imparare, di migliorare. Negli anni passati venivo criticata per le mie assenze in palestra. Sempre giustificate, intendiamoci, altrimenti Alberto non mi avrebbe più fatto entrare in palestra”.

Nel corso della tua carriera, hai avuto la fortuna di giocare con atlete di grande valore ed esperienza, da quali di esse pensi di aver imparato di più?

Penso di aver imparato qualcosa da ognuna di esse. Ma vorrei citarne una in particolare, Giulia Roggero. Quando giocavamo insieme la guardavo, la seguivo, la studiavo per cercare di carpirne i segreti”.

Come per tutte le atlete, arriverà, anche per te, il giorno in cui dovrai appendere le ginocchiere al chiedo. Pensi che dopo potrai ancora rimanere nel mondo della pallavolo?

Le mie compagne più giovani dicono che io sia molto… materna. Chissà, forse sarà per questo che, una volta smesso, non mi dispiacerebbe insegnare questo sport alle bambine. Per il resto, uscendo dall’ambito pallavolistico, studio Scienze Politiche e ho tanti altri progetti per il mio futuro”

Studio e sport: due attività che, seppur diverse, richiedono entrambe impegno e dedizione. Consideriamo due momenti chiave nei due diversi contesti: esame e partita decisiva. Per quel che ti riguarda, ci sono differenze nell’approccio?

Senz’altro! I momenti prima degli esami li vivo con più ansia, perché sento forte il peso della responsabilità individuale. Nelle partite è diverso, perché posso contare anche sull’apporto delle mie compagne”.

Stiamo per chiudere la nostra chiacchierata, a quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Ah….del tipo ”Si faccia una domanda e si dia una risposta”, come direbbe Marzullo….Quali sono state le maggiori delusioni e le maggiori soddisfazioni della mia carriera di giocatrice? Soddisfazioni tante, di alcune abbiamo già fatto cenno: l’anno in serie C, anche solo per il fatto di aver partecipato, l’anno in D con la Orion, ormai relativamente lontano nel tempo, e l’ultima bellissima stagione. Delusioni? La retrocessione dell’anno scorso, ma ci siamo prontamente riscattate

Romina Pinna, il cuore sardo della Torres femminile

Il campo di calcio, vicino a casa nella sua Oschiri, ha rappresentato un richiamo irresistibile per dar sfogo, fin dalla giovanissima età, a una passione innata. Le prime corse dietro il pallone, con la maglia dell’Oschirese, hanno rappresentato i primi passi di una storia sportiva con tante pagine già scritte e altre ancora da scrivere e da vivere con entusiasmo e determinazione.Romina Pinna

In una Torres femminile dall’anima latina e mediterranea batte il cuore sardo di Romina Pinna, giocatrice che, nelle ultime giornate, sta dando un contributo sostanziale, a suon di reti, alla risalita della sua formazione verso le zone nobili della classifica della massima serie del calcio in rosa italiano.

Romina, come squadra come state vivendo questa annata sportiva?

“Per noi è stata una sorta di “nuovo inizio”. Rispetto al passato sono cambiate tante cose, sia a livello societario sia a livello di squadra. Sono andate via molte veterane e il gruppo è stato rinnovato e ringiovanito. All’inizio abbiamo avuto qualche difficoltà, ma, pian piano, siamo riuscite a trovare la quadratura del cerchio e stiamo esprimendo il nostro potenziale. Possiamo dire, finalmente, di essere diventate una squadra. Possiamo giocarcela con tutte le avversarie e, continuando a lavorare con la giusta dedizione, possiamo puntare alle prime posizioni della graduatoria, anche se credo che la corsa per lo scudetto sia ristretta alle Campionesse d’Italia in carica del Brescia e al Verona, che può contare sull’apporto di una giocatrice vincente, quale è Patrizia Panico”:

Pensi che il cambio in panchina, con Mario Pompili subentrato al dimissionario Silvetti, vi possa aver dato una scossa?

Personalmente ho una grande stima di entrambi gli allenatori, i quali hanno un modo completamente diverso di impostare il lavoro. Mister Pompili è riuscito a infonderci quella tranquillità necessaria per far sì che migliorassimo le nostre prestazioni. Le chiavi del suo lavoro sono pugno duro e serenità”.

Romina Pinna 1Come giudichi il tuo rendimento in questa prima parte di stagione?

All’inizio, al pari delle mie compagne, sono partita un po’ in sordina. Ora le cose stanno andando molto meglio. Il mister mi sta dando fiducia e il cambio di modulo, con il passaggio al 4 – 3 – 3, mi sta favorendo e mi sta dando la possibile di esprimere al meglio le mie doti di esterna veloce e capace di inserirsi negli spazi. Poi, in queste ultime giornate, sto trovando la via della rete con continuità. Spero di non fermarmi e sarebbe bello poter chiudere il campionato in doppia cifra”.

Come vivi il fatto di essere, eccezion fatta per il giovanissimo secondo portiere Valeria Usai, l’unica giocatrice sarda della squadra?

Con grande orgoglio ma, allo stesso tempo, con grande dispiacere perché credo che in Sardegna ci siano altre ragazze meritevoli di giocare ad alti livelli”.

Facciamo ora un salto nel recente passato e parliamo della tua esperienza negli Stati Uniti.

Nell’estate del 2012, sono stata chiamata da Antonio Cincotta per partecipare a un torneo negli Stati Uniti. Non potevo rifiutare quella proposta e, col senno di poi, posso dire di aver vissuto un’esperienza unica e straordinaria. Pur non partecipando a un campionato ufficiale, ho potuto confrontarmi con una realtà completamente differente, con un modo diverso di vivere e di intendere il calcio femminile. Quell’esperienza mi ha lasciato tantissimo sotto tutti i punti di vista. Penso di essere cresciuta sia come donna sia come giocatrice.

L’anno scorso, invece, hai giocato ad Oristano in serie A2.

Sì, Oristano resterà sempre nel mio cuore. Quella non era solo una squadra, era un gruppo di amiche vere fuori e dentro il campo. Dal punto di vista dei risultati, magari potevamo fare qualcosa in più, ma, dentro di me, resterà vivo per sempre il ricordo di un ambiente e di un gruppo fantastico. Anche a Sassari, però, ho vissuto e sto vivendo momenti indimenticabile insieme ad atlete che sono un esempio di dedizione, impegno e professionalità”.

Quali sono i tuoi idoli calcistici, i tuoi modelli di riferimento?

Nel femminile, Melania Gabbiadini. Nel maschile, sarà banale dirlo, Cristiano Ronaldo, e, da buona juventina, Pavel Nedved

Se non avessi giocato a calcio quale altro sport avresti praticato?

Calcio, solo calcio. Seguo tutto lo sport. Mi piace giocare a scacchi, attività che richiede logica e intelligenza, ma nulla potrà mai superare il mio amore per il calcio”.

Abbiamo parlato di passato, seppur recente, presente…e ora guardiamo.al futuro. Quali sono i tuoi sogni nel cassetto come giocatrice?

Come tutte le giocatrici, sogno di vestire la maglia della Nazionale, di giocare in un campionato altamente competitivo e, magari, vincere un trofeo prestigioso, come la Champions League. Sono consapevole del fatto che siano traguardi difficili da raggiungere. Ci vuole impegno, ma io sono una ragazza determinata e competitiva. Poi mi auguro che, nel più breve tempo possibile, il calcio femminile possa avere nel nostro Paese, il riconoscimento e le attenzioni che merita”.

Mode Fernandez Garcia: “A Sassari ho riscoperto la passione per la pallamano”. La giocatrice spagnola sta contribuendo ai successi della Di Nardo

L’entusiasmo, l’esperienza che si sposa con la gioventù, lo spirito di gruppo e…un pizzico di “Spagna”: sono questi gli ingredienti della cavalcata trionfale della Francesca Di Nardo, capace di vincere le quattro partite finora disputate contro le giovanissime atlete della Sassari 76.Mode 1

A volte, il destino fa strani scherzi e la vita ti offre occasioni inaspettate: arrivata a Sassari nell’ambito del Progetto Erasmus, la ventenne Mode Fernandez Garcia ha riscoperto, nella nostra città, l’amore per la pallamano, sopito per tre anni, e sta contribuendo ai successi della compagine allenata da Koka Bastovanovic, proiettata verso la fase nazionale del Campionato di Seconda Divisione di pallamano femminile.

Dopo aver saltato la prima sfida per problemi di tesseramento, la centrale iberica ha fatto il suo esordio italiano lo scorso 13 dicembre, in occasione del secondo vittorioso impegno della sua formazione, mettendo in mostra le sue qualità e risultando la miglior marcatrice con sette reti all’attivo. Nelle due partite successive ha continuato a esprimersi su buoni livelli, facendo leva su una spiccata personalità e sulla capacità di organizzare il gioco.

Mode, come nasce la tua avventura sportiva alla Di Nardo?

Direi quasi per caso. Tramite una ragazza conosciuta mentre facevo il tirocinio in un ambulatorio di ortopedia, ho contattato Koka, perché dopo tre anni di stop avevo un forte desiderio di giocare di nuovo a pallamano. Lei ha risposto favorevolmente alla mia richiesta e ho iniziato, con grande entusiasmo, gli allenamenti”.

Quali sono state le tue prime impressioni sulla squadra?

Prima dell’inizio della partita d’esordio, durante il riscaldamento, ho pensato che le nostre avversarie, più giovani di noi, potessero metterci in difficoltà. Invece, per fortuna, le cose sono andate in maniera molto diversa e, una volta iniziata la gara, ho potuto apprezzare il valore e la bravura delle mie compagne

E tu come ti sei inserita in questo contesto vincente?

Sono stata accolta benissimo da tutte. Il gruppo è ottimo, l’allenatrice e le compagne sono straordinarie. Per quanto mi riguarda, preferisco un gioco tecnico e veloce. Sono contenta per il fatto che l’allenatrice mi abbia utilizzato, fin da subito, nel ruolo di centrale, il mio preferito. Sono diventata la rigorista della squadra. Ciò mi riempie di orgoglio. In questa esperienza mi sto divertendo tantissimo. Amo la pallamano, uno sport bellissimo. La mia passione è  nata quando avevo dieci anni e mi è stata trasmessa dalle mie sorelle maggiori. Poi le partite e gli allenamenti mi aiutano a rilassarmi dopo giornate dedicate allo studio e al tirocinio di fisioterapia”

A tal proposito, qual è il tuo pensiero sull’Università di Sassari?

L’università, a Sassari, è impegnativa, anche se, lo devo ammettere, in Spagna c’era una migliore organizzazione”.

Come ti trovi a Sassari?

Nel momento della scelta della destinazione avevo due possibilità: Lisbona o Sassari. Ho scelto Sassari, perché volevo conoscere l’Italia. Da quello che ho potuto vedere finora, non mi sembra che la città possa offrire tantissime possibilità, ma la gente è splendida, gentile e disponibile…e, cosa altrettanto importante, il cibo è ottimo. In questi mesi ho avuto la fortuna di vedere Roma, una città bellissima e, cosa che non avevo mai fatto in Spagna, ho potuto ammirare i campioni del Real Madrid, che hanno giocato in Eurolega contro la Dinamo”.

Cosa ti manca della Spagna?

All’inizio mi mancava tutto, soprattutto la mia famiglia e le mie amiche. Allo stesso tempo, questa esperienza italiana, che finirà nel prossimo mese di luglio, ha fatto nascere in me il desiderio di conoscere nuova gente e culture differenti dalla mia”.

Torniamo, per un momento, alla pallamano. Ora che hai ricominciato, pensi che la tua carriera possa continuare una volta tornata in Spagna?

Me lo auguro, se dovesse capitare l’occasione non mi tirerei indietro. In caso contrario, mi divertirò a giocare nel fine settimana insieme alle mie amiche

Hai qualche desiderio da esaudire prima di chiudere la tua esperienza di studio e sportiva nella nostra città?

Sì, vorrei continuare a vincere con la mia squadra e, soprattutto, migliorare il mio italiano

Talento innato, voglia di puntare sempre in alto, grinta e maturità da veterana: Michela Carta si racconta

Il talento innato, la voglia di migliorarsi e di puntare sempre in alto, la grinta e una maturità da veterana fanno di Michela Carta, libero classe 1994, una delle migliori interpreti del suo ruolo e uno dei talenti più cristallini espressi dalla pallavolo femminile sarda negli ultimi anni. Spinta da una grande passione e forte di un carattere forgiato nel corso di anni, vissuti tra gioie e delusioni cocenti, Michela ha sempre affrontato le sue esperienze pallavolistiche con la determinazione tipica delle atlete dal grande spessore tecnico e umano.Michela Carta 1

La tua avventura nel mondo della pallavolo è iniziata presto, all’età di 6 anni, con la Vbc Sinnai. Ci potresti raccontare i tuoi esordi?

Ho iniziato a giocare a pallavolo, seguendo le orme di mia sorella, che praticava questo sport già da tempo. Ogni domenica andavo a vedere le sue partite. Mi incuriosiva tantissimo il fatto che la palla dovesse volare da una parte all’altra del campo senza poter mai cadere in terra. Così anche io, appena compiuti i sei anni, ho iniziato e sono entrata a far parte dei “topolini”. Da quel momento in poi non ho mai pensato di cambiare sport. Sono rimasta alla VBC Sinnai fino all’età di 16 anni. Ho avuto la fortuna di trovare allenatori, che sono riusciti a tirar fuori le mie potenzialità migliori. Ciò mi ha dato la possibilità di iniziare nuove esperienze in altre società. Ho vissuto un anno di grande crescita, pallavolisticamente parlando alla Janas, poi sono approdata al Deledda”.

Michela Carta 2Ci parli, ora, della tua prima stagione al Deledda.

Sono arrivata al Deledda tre stagioni fa per disputare il mio primo campionato di serie C. E’ stato un anno pallavolistico indimenticabile. Il gruppo era eccezionale sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista mentale. Eravamo unite dentro e fuori lo spogliatoio. Ho avuto la fortuna di avere in squadra giocatrici di alto livello, come Vera Girasole, Tania Masala e Giorgia Materazzi.

Poter far parte di un gruppo formato da ragazze esperte, mi ha aiutato a crescere sotto tutti i punti di vista. Ho imparato che, per raggiungere determinati obiettivi, è necessario avere quella che io chiamo “cattiveria agonistica”. Nella nostra squadra non è mai mancata, grazie anche al lavoro di coach Matteo Gramignano che, con la sua voglia di trasmetterci grinta e determinazione, ci ha condotto alla vittoria del campionato

La gioia per la promozione in serie B2 fu, purtroppo per voi, effimera.

Sì. Quella è stata la prima delusione che mi ha dato la pallavolo. Al termine del campionato, ero soddisfatta, avevo fatto tanti sacrifici e avevo ottenuto grandi risultati. Ero felice e pronta per quella che sarebbe dovuta essere una nuova esperienza nel campionato di serie B2. Purtroppo le cose andarono diversamente. Non ci fu nessuna serie B, probabilmente a causa della mancanza di disponibilità economiche”.

Insieme alle tue compagne ti ritrovasti nuovamente in serie C.

Avevo perso entusiasmo, non riuscivo a trovare motivazioni, ma sapevo di non dover mollare. Iniziai così il mio secondo anno in serie C, con un gruppo ancor più forte rispetto a quello del campionato precedente. Come rinforzo arrivò Monia Agri, una delle migliori giocatrici in Sardegna. Fu un altro anno ricco di soddisfazioni, visto che chiudemmo il campionato senza sconfitte: evento che non so se si ripeterà più nelle mie future esperienze pallavolisticheMichela Carta 3

La soddisfazione per la seconda cavalcata trionfale è durata poco e la scorsa estate hai rivissuto l’incubo della stagione precedente.

Ancora una volta mi era stata promessa la serie B ma, dopo la delusione della stagione precedente, non aveva più fiducia nella società. Poi, a un certo punto, sembrava si fosse aperto uno spiraglio di speranza: c’erano le giocatrici, c’erano i soldi, almeno così sembrava, mancava solo il classico incontro precampionato con tutta la società. Incontro che, come tutti ben sanno, non si tenne mai. Provai tantissima rabbia e delusione, mi sentivo presa in giro dalla mia stessa società, che aveva “rubato” la mia passione, il mio impegno e i miei sacrifici

Smaltita la delusione, se così si può dire, hai deciso di ripartire dalla società nella quale sei cresciuta, la Vbc Sinnai.

Per circa un mese non ho voluto più sentire parlare di pallavolo, ma per certi valori non servono i soldi. La pallavolo è la mia passione e non posso permettere che qualcuno possa “rubarmela” a suo piacimento. Sono giovane. Ho tanti obiettivi da realizzare nella mia vita. Ho pensato che ripartire da Sinnai, nella società dove sono cresciuta, potesse essere la scelta giusta per un nuovo inizio. Ho trovato un gruppo di ragazze giovanissime, alle quali sono molto affezionata. Diventare il loro punto di riferimento, mi ha dato tantissima energia. Ho cercato di dare il massimo ed è stato divertente giocare nuovamente nel ruolo di banda. Devo ammettere di aver ritrovato, dopo tante delusioni, la voglia di sorridere”.

Michela Carta 4Poi, a gennaio, è arrivata la classica proposta che non si può rifiutare.

Nel mese di gennaio ho ricevuto una chiamata inaspettata dal Serramanna, formazione che disputa il campionato di serie B2. Desideravo così tanto giocare in serie B che ho deciso subito di accettare. Allo stesso tempo mi è dispiaciuto tantissimo lasciare le mie compagne del Sinnai, ma certi treni passano una sola volta nella vita…”

Come è stato l’impatto con la nuova realtà?

Ho iniziato gli allenamenti due settimane fa. Ho voglia di fare bene, di imparare, di mostrare le mie qualità migliori in un livello sicuramente più elevato rispetto a quello isolano. Non mi manca la grinta. Mi ritrovo in una squadra molto giovane, guidata in panchina da coach Camedda. Il giorno del mio esordio abbiamo portato a casa un successo fondamentale contro l’ultima in classifica. In queste settimane ci aspetta un duro lavoro. Dobbiamo giocare due partite importanti, una contro Ladispoli e l’altra contro Palau, nelle quali è assolutamente necessario fare punti per centrare l’obiettivo della salvezza. Il gruppo è molto unito. Mi sono trovata bene dal primo giorno. C’è già una buona intesa, che credo possa migliorare con il passare del tempo. Sono sicura che tutte unite, mettendoci anima, cuore e volontà, potremo toglierci tante soddisfazioni. Per quel che mi riguarda ho ritrovato nuovi stimoli, motivazioni importanti e serenità”.

Quale è il tuo giudizio sullo stato attuale della pallavolo sarda?

Dalla prima partita giocata col Serramanna, ho potuto notare la differenza di livello rispetto alla pallavolo isolana. In Sardegna, forse, ci sono troppi tagli da parte della Regione e questo non incentiva le società a fare progetti, stimolare nuove generazioni e porre obiettivi per il futuro”.

Torniamo a parlare di te, qual è l’aspetto che ti piace di più del tuo ruolo di libero?

Amo il mio ruolo, perché richiede molta concentrazione. D’altronde può capitare anche di stare mezzo set senza toccare palla, ma devi comunque aspettartela in qualsiasi momento e devi essere pronta a giocarla nel migliore dei modi”.

Per chiudere l’intervista, parlaci un po’ di te, delle tue caratteristiche principali come giocatrice.

Una delle mie qualità migliori è la difesa. Sono “piccoletta”, riesco a muovermi con tanta agilità e questo va sicuramente a mio vantaggio. Non sono una ragazza che si accontenta, quindi cerco di puntare sempre al massimo e lo faccio sempre con tanta umiltà. Ciò lo devo sicuramente ai miei genitori che, fin da piccola, mi hanno trasmesso determinati valori. Grazie a loro sono riuscita a non mollare, a trovare nuovi stimoli. Le esperienze passate mi hanno insegnato a non fare troppi progetti per il futuro e soprattutto ad essere più diffidente. Per ora, cerco di vivere al massimo questa nuova esperienza, certa del fatto che, prima o poi, i sacrifici vengano sempre ripagati”.

La Torres femminile sogna un futuro roseo con i gol di Mafalda Marujo

10 gennaio 2015: una data da ricordare, un giorno speciale per Mafalda Marujo che ha contribuito al prezioso e importante successo della Torres femminile contro il Mozzanica, realizzando la sua prima rete nel massimo campionato italiano.Mafalda Marujo 1

Tutti, nell’ambiente rossoblù, si augurano che il primo acuto della giovane e forte attaccante portoghese possa essere il preludio di una seconda parte di stagione, carica di soddisfazioni per la compagine sassarese.

La velocità è la sua qualità principale, il tre volte pallone d’oro Cristiano Ronaldo è il suo idolo, il suo modello di riferimento. Coltivata la passione per il calcio fin da bambina, Mafalda Marujo ha iniziato la sua carriera in tempi relativamente recenti, esattamente cinque anni fa, con la maglia del Ponte Frielas in Seconda Divisione.

Ha fatto poi il grande salto in Prima Divisione con l’Escola Futebol Feminino de Setubal, squadra tra le cui fila ha militato per due stagioni, e con il Clube Futebol Feminino Benfica, dove ha vissuto l’ultimo campionato, chiudendo con un bottino personale di 30 reti.

I gol sono il tuo pane quotidiano, ma che sensazione hai provato sabato scorso nel momento in cui hai realizzato la tua prima rete italiana?

“Tanta soddisfazione, soprattutto perché, con il mio gol, ho contributo alla vittoria della mia squadra. Mi auguro che sia solo l’inizio, che il gol di sabato possa essere il primo di una lunga serie”.

Per colpa di un transfert che sembrava non arrivare mai, hai dovuto attendere qualche mese prima di poter esordire in Campionato. Come hai vissuto questi mesi di stop forzato?

Con tanto dispiacere, soprattutto perché non potevo aiutare le mie compagne. Poi giocare mi diverte. Il calcio è la mia grande passione sportiva, insieme alla ginnastica acrobatica, sport che ho praticato fino all’età di 17 anni”.

Come è nata la decisione di venire a giocare in Italia e quali sono le tue impressioni sul nostro Paese e sulla città di Sassari in particolare?

Sono venuta in Italia grazie a un’amica che mi ha presentato a Mario Luiu (dirigente del sodalizio sassarese, ndr). Fin dal primo giorno ho provato belle sensazioni. Ho trovato un bell’ambiente e sono stata accolta bene da tutti”.

Qual è il tuo giudizio sul campionato italiano?

Il campionato italiano è molto più difficile e competitivo di quello portoghese”.

Qual è lo situazione del calcio femminile nel tuo Paese?

Da noi, il calcio maschile è lo sport nazionale, ma anche il movimento femminile, pur non ricevendo le stesse attenzioni, è in crescita, come dimostrano le tante squadre nate negli ultimi anni”.

Per chiudere quali sono le tue aspettative, le tue speranze per il prosieguo del campionato?

Mi auguro di giocare bene per aiutare la mia squadra, con la speranza che possa conquistare un posto nelle prime posizioni della classifica

La voglia di riscatto di Silvia Costantino, capitano e punto di forza del Selargius ’85

La stima e l’apprezzamento degli altri la gratificano e la aiutano ad esprimere, con maggiore sicurezza, tutto il suo potenziale tecnico. Poi in campo, da buon capitano, diventa una guida per le sue compagne, facendo leva sulle sue caratteristiche principali, che sono l’umiltà e la determinazione. Stiamo parlando di uno dei punti di forza del Selargius ’85, Silvia Costantino, tornata in serie C, spinta da un forte spirito di rivalsa, dopo la rinuncia del Deledda e la stagione alquanto travagliata, per vicissitudini di varia natura, trascorsa alla San Paolo in serie B2.Silvia Costantino

Alla luce di quanto accaduto nelle prime giornate, ci potresti dire quali sono le tue prime impressioni sul campionato in corso?

Rispetto agli anni passati, il livello generale è notevolmente calato, anche se non mancano giocatrici di valore assoluto che nobilitano il campionato, come Manuela Piccioni della Castellanese, squadra favorita per il salto di categoria, mentre per la corsa ai play off vedo in pole position Janas, Tespiense e Alfieri, in pratica tutte le compagini che godevano dei favori dei pronostici alla vigilia del campionato. Ho notato, poi, che le squadre della parte medio bassa della classifica sono molto più competitive e questo fa sì che quasi tutte le partite siano aperte a tutti i risultati”.

Quali sono, invece, gli obiettivi della tua formazione?

“Il nostro obiettivo, ad inizio stagione, era la permanenza nella categoria. Le vittorie ottenute nelle prime giornate ci hanno fatto credere di poter lottare per i play off. Nelle ultime partite ci siamo un po’ cullate sugli allori, ci siamo, in un certo qual modo, adagiate e non abbiamo affrontato le partite con la giusta attenzione e con la necessaria cattiveria agonistica. Dobbiamo ritrovare, al più presto, quella chimica di squadra, che era stato il nostro marchio di fabbrica nelle prime uscite stagionali, ma sono sicura che torneremo, al più presto, a giocare sui nostri livelli ottimali”.

Silvia Costantino 2Parliamo ora di te, cosa ti ha lasciato in dote l’esperienza con la San Paolo in B2?

Quell’esperienza mi ha aiutato a crescere dal punto di vista della costanza, aspetto del gioco in cui devo ancora perfezionarmi, e della personalità. L’aver fatto molta panchina mi ha fatto compiere dei miglioramenti sotto l’aspetto mentale, mi ha dato molti stimoli e ora scendo in campo sempre per ottenere il massimo e per dare il meglio di me stessa”.

Quest’anno sei tornata al Selargius ’85, la tua vecchia squadra con la quale avevi già conquistato, in passato, due promozioni.

Sì. Il 30 agosto, dopo la rinuncia del Deledda, mi sono trovata senza squadra. In quei giorni ho ricevuto un’ importante offerta da parte della Castellanese, ma non sono potuta andare, non per mia scelta personale, ma per il mancato accordo con la società detentrice del mio cartellino, il Selargius ’85. A quel punto, con tutti gli organici pressoché al completo, non ho potuto far altro se non tornare nella mia squadra.”

Con quale stato d’animo hai accolto la notizia della rinuncia del Deledda?

Purtroppo, ci sono abituata, visto che avevo già vissuto, per ben due volte, questa brutta situazione. Questa volta, il dispiacere è stato ancora più grande, perché volevo fortemente giocare un’altra stagione in serie B2 per riscattarmi e per cancellare le problematiche dell’annata sportiva precedente”.

Torniamo alla stagione in corso, come stai vivendo il ruolo di capitano?

Essere il capitano della squadra comporta l’assunzione di molte responsabilità, ma è un ruolo molto stimolante e gratificante, perché devi cercare, in qualsiasi momento, di essere il punto di riferimento per le tue compagne”.

Un’ultima domanda, quali emozioni hai provato quando hai affrontato l’Alfieri, la squadra nelle cui fila milita tua sorella, Sara?

Per tanti anni abbiamo giocato insieme e trovarsela di fronte come avversaria, non lo posso negare, mi ha fatto un effetto particolare. Per tutta la settimana precedente la gara non si è parlato d’altro, ci siamo punzecchiate tutti i giorni, poi, una volta scese in campo, ognuna di noi ha pensato alla sua squadra come giusto che sia”.