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“L’anno a Teramo, la mia rivalsa personale”, Grazia Stangoni racconta la stagione della rinascita

Da comprimaria a protagonista: si può così riassumere il cammino percorso in una sola stagione da Grazia Stangoni che, dopo aver vissuto ai margini nella sua Sassari con la maglia della Sinergia, è riuscita a ritagliarsi con determinazione e spirito di sacrificio uno spazio importante nel Teramo, formazione che, nell’ultima annata sportiva, ha sfiorato l’accesso alla finale scudetto della pallamano femminile italiana.Grazia Stangoni

Una vera e propria rinascita sportiva per la giovane atleta sassarese, con la quale abbiamo rivissuto le emozioni di una stagione, per lei, indimenticabile, che servirà da base importante per il prosieguo della carriera.

Grazia, ci potresti dire come è iniziata la tua avventura in Abruzzo?

Inizialmente sarei dovuta andare al Firenze La Torre. A Teramo, però, cercavano un portiere; Zucchi Pastor e Daniela Canessa, mie compagne anche alla Sinergia, hanno fatto il mio nome al tecnico Settimio Masotti, il quale mi ha testato nel corso di un torneo precampionato a Ferrara. Ho affrontato quella prova con entusiasmo e concentrazione. Ho giocato da titolare e posso dire di aver superato l’esame. Ed è così che è iniziata la mia esperienza a Teramo”.

Avete sfiorato un’impresa straordinaria, arrivando fino alle semifinali dei play off: qual è stato momento più bello della vostra stagione?

Di sicuro la vittoria con le campionesse d’Italia del Conversano ad inizio stagione: In quel momento nessuno ci dava credito, anzi tutti ci davano per sicure retrocesse, ma abbiamo dimostrato, con il lavoro e l’impegno, di poter dire la nostra. Peccato per la sconfitta in semifinale con il Cassano Magnago, ma a quel punto abbiamo pagato la ristrettezza della rosa. Ma dobbiamo comunque andare orgogliose per quello che abbiamo fatto, grazie soprattutto alla compattezza di un gruppo eccezionale. Sono contenta poi per Daniela Canessa, che è riuscita a dimostrare tutto il suo valore: lei, per me, è il miglior pivot del campionato”.

Cosa ti ha dato questa esperienza dal punto di vista personale?

Tantissimo. Dal punto di vista sportivo ogni partita giocata, ogni chiamata in campo, vissuta anche con la giusta tensione, ogni intervento fatto erano motivo di orgoglio e soddisfazione, una rivalsa personale dopo anni in cui non avevo trovato il giusto spazio perché non avevano creduto tanto nelle mie potenzialità. Ma è stato un anno fantastico anche per i rapporti umani che si sono creati: a tal proposito vorrei ringraziare, in modo particolare, due persone: il tecnico Settimio Masotti per i suoi insegnamenti, per aver dato un’impronta professionale al mio lavoro di atleta e e per la fiducia che ha voluto concedermi; il general manager Roberto Canzio, che mi ha accompagnato per tutta la stagione. Poi non voglio dimenticare le mie compagne di squadra, l’armonia e l’unità che si sono create tra di noi. Credo che il fatto che fossimo tutte di fuori ci abbia aiutato, abbia contribuito a cementare il gruppo”.

A proposito di compagne di squadra, i portieri, nella pallamano, rappresentano una sorta di mondo a parte. Tu e la tua compagna Marta Savoca come avete vissuto questa stagione?

“All’inizio, come è giusto che sia, ci siamo studiate, c’è stata quella sana e sportiva competizione. Poi siamo andate a vivere nella stessa casa, anzi nella stessa stanza, ed è scoppiato l’amore…a seconda vista”.

Per quel che ti riguarda, cosa provi quando ti trovi in mezzo ai pali?

Bellissime sensazione, ti senti caricato di responsabilità, sai di dover prendere una decisione in un lasso di tempo brevissimo, sai di non poter sbagliare, perché il tuo errore non potrà essere rimediato da nessuno e potrebbe compromettere il lavoro di tutta la squadra. Ci vogliono concentrazione e un pizzico di impulsività per svolgere al meglio questo ruolo, che è di fondamentale importanza nella pallamano”.

Ritorniamo per un attimo all’ultima stagione, come hai vissuto Teramo come città?

Dopo aver concluso la triennale a Sassari, mi sono iscritta alla specialistica. Per il resto Teramo è una città tranquilla, forse nevica un po’ troppo, dove si mangia molto bene, in particolare gli arrosticini e la porchetta. Poi, come tutti ben sanno, sono una buona forchetta”.

Per ora sei a Sassari per le vacanze, stai già pensando al futuro?

A Teramo sono stata bene e mi piacerebbe essere confermata, ma ancora è troppo presto per fare certi discorsi. Preferisco non anticipare nulla

Rita Esposito e la sua passione per la pallavolo tra simpatia, carattere e creatività

Dal padre ha ereditato l’allegria e la spensieratezza tipica dei napoletani, dalla madre la testardaggine, nel senso positivo del termine, e il carattere forte delle donne sarde per un mx di determinazione, creatività e contagiosa simpatia.Rita Esposito

Solare, spigliata ed estroversa, Rita Esposito è una ragazza di ventidue anni che vive di grandi passioni, in particolare il disegno, attraverso il quale fa emergere la sua spiccata vena artistica, e la pallavolo, amore sbocciato a soli 5 anni, sulla spinta della “gelosia” nei confronti della sorella maggiore.

Poi, come accade tante volte, tua sorella ha smesso e tu, invece, hai continuato.

“Sì, la “gelosia” è stata la molla che mi ha fatto iniziare, poi è subentrata la passione, coltivata stagione dopo stagione. Ed è cosi che ho potuto vivere esperienze bellissime e indimenticabili sia a livello individuale sia a livello di squadra

Come accaduto in questa stagione, quando siete passate, in un solo anno, da un’amara retrocessione a un ottimo quarto posto, Rita ci potresti dire qual è stato il segreto del vostro miglioramento?

Innanzi tutto, gli innesti di nuove atlete, in primis Valeria Gagliardi che, con la la sua esperienza, ci ha fatto fare un bel salto di qualità. Ma non possiamo dimenticare le ragazze provenienti dall’Ittiri. Poi hanno inciso anche altri fattori, come l’impegno e la voglia di sacrificarsi in palestra, il supporrto degli sponsor e l’ottimo lavoro dei nostri allenatori, Alberto Baldereschi e Luca Saba. Credo, però, che il nostro vero segreto sia stato l’unità del gruppo, la bellissima armonia che si è venuta a creare tra le giovanissime e le ragazze più esperte. Si è creata una situazione idilliaca, un ambiente fantastico, nel quale tutte hanno aiutato tutte e tutte, alla fine della stagione, possiamo dire di essere cresciute: le giovanissime, grazie ai consigli e ai suggerimenti delle giocatrici più esperte, e noi veterane, (se così si possono definire atlete poco più che maggiorenni, ndr), grazie alla loro voglia di imparare e al loro entusiasmo”.

Hai giustamente rimarcato l’ottimo lavoro dei tuoi allenatori, da sempre attenti alla crescita delle giovani atlete. Quali pensi siano i loro maggiori pregi?

Sono entrambi bravissimi allenatori. Lo hanno dimostrato nel corso degli anni. Il pregio maggiore di Alberto è la capacità di tirare fuori il meglio da ogni ragazza, soprattutto dalle più giovani. Poi quest’anno è stato…molto bravo, molto calmo, molto tranquillo. Ha preso solo due gialli e, soprattutto, non ha preso cartellini rossi. Luca, invece, è un ragazzo divertente, poi ha una straordinaria saggezza pallavolistica”.

Torniamo a parlare del campionato appena terminato, pensi che abbia vinto la squadra più forte?

Non so se la Pallavolo Olbia fosse la squadra più forte, di certo era la squadra che, più di tutte, ha meritato di vincere il campionato. Anche loro erano un bellissimo gruppo; forte, unito e compatto!. Credo che anche noi avremmo potuto dire la nostra per la vittoria finale, se non fosse stato per le due sconfitte consecutive ad inizio stagione. Ma eravamo ancora in fase di rodaggio, non avevamo preso ancora consapevolezza di tutti i nostri mezzi. Potrebbe essere questo l’unico motivo di rimpianto di una stagione, per tanti motivi, straordinaria, anche a livello personale. Mi sono divertita tantissimo e ho lavorato con grande piacere sia in allenamento sia in partita. Lo stesso discorso vale per le mie compagme”.

Qualche anno fa hai avuto la “fortuna” di vincere un campionato di serie C, cosa ti ricordi di quell’esperienza?

Fu fantastico già essere state selezionate, già aver fatto parte di quel progetto. A me e alle altre giovani – come Laura Ganzedda e Laura Rotelli, che giocano con me ancora adesso – piace pensare di essere state utili con il nostro impegno in palestra, di essere state allenanti per le titolari”.

Tu giochi come centrale, quale pensi siano gli aspetti migliori del tuo ruolo?

In realtà, all’inizio giocavo di mano. Poi, vista la mia altezza, i miei tecnici mi hanno trasformato in centrale: un ruolo fondamentale, perché dà una mano a muro e dà sostegno a tutto il sistema di squadra”.

In quali aspetti pensi ancora di dover migliorare?

Credo che non si finisca mai di imparare, di migliorare. Negli anni passati venivo criticata per le mie assenze in palestra. Sempre giustificate, intendiamoci, altrimenti Alberto non mi avrebbe più fatto entrare in palestra”.

Nel corso della tua carriera, hai avuto la fortuna di giocare con atlete di grande valore ed esperienza, da quali di esse pensi di aver imparato di più?

Penso di aver imparato qualcosa da ognuna di esse. Ma vorrei citarne una in particolare, Giulia Roggero. Quando giocavamo insieme la guardavo, la seguivo, la studiavo per cercare di carpirne i segreti”.

Come per tutte le atlete, arriverà, anche per te, il giorno in cui dovrai appendere le ginocchiere al chiedo. Pensi che dopo potrai ancora rimanere nel mondo della pallavolo?

Le mie compagne più giovani dicono che io sia molto… materna. Chissà, forse sarà per questo che, una volta smesso, non mi dispiacerebbe insegnare questo sport alle bambine. Per il resto, uscendo dall’ambito pallavolistico, studio Scienze Politiche e ho tanti altri progetti per il mio futuro”

Studio e sport: due attività che, seppur diverse, richiedono entrambe impegno e dedizione. Consideriamo due momenti chiave nei due diversi contesti: esame e partita decisiva. Per quel che ti riguarda, ci sono differenze nell’approccio?

Senz’altro! I momenti prima degli esami li vivo con più ansia, perché sento forte il peso della responsabilità individuale. Nelle partite è diverso, perché posso contare anche sull’apporto delle mie compagne”.

Stiamo per chiudere la nostra chiacchierata, a quale altra domanda avresti voluto rispondere?

Ah….del tipo ”Si faccia una domanda e si dia una risposta”, come direbbe Marzullo….Quali sono state le maggiori delusioni e le maggiori soddisfazioni della mia carriera di giocatrice? Soddisfazioni tante, di alcune abbiamo già fatto cenno: l’anno in serie C, anche solo per il fatto di aver partecipato, l’anno in D con la Orion, ormai relativamente lontano nel tempo, e l’ultima bellissima stagione. Delusioni? La retrocessione dell’anno scorso, ma ci siamo prontamente riscattate

Romina Pinna, il cuore sardo della Torres femminile

Il campo di calcio, vicino a casa nella sua Oschiri, ha rappresentato un richiamo irresistibile per dar sfogo, fin dalla giovanissima età, a una passione innata. Le prime corse dietro il pallone, con la maglia dell’Oschirese, hanno rappresentato i primi passi di una storia sportiva con tante pagine già scritte e altre ancora da scrivere e da vivere con entusiasmo e determinazione.Romina Pinna

In una Torres femminile dall’anima latina e mediterranea batte il cuore sardo di Romina Pinna, giocatrice che, nelle ultime giornate, sta dando un contributo sostanziale, a suon di reti, alla risalita della sua formazione verso le zone nobili della classifica della massima serie del calcio in rosa italiano.

Romina, come squadra come state vivendo questa annata sportiva?

“Per noi è stata una sorta di “nuovo inizio”. Rispetto al passato sono cambiate tante cose, sia a livello societario sia a livello di squadra. Sono andate via molte veterane e il gruppo è stato rinnovato e ringiovanito. All’inizio abbiamo avuto qualche difficoltà, ma, pian piano, siamo riuscite a trovare la quadratura del cerchio e stiamo esprimendo il nostro potenziale. Possiamo dire, finalmente, di essere diventate una squadra. Possiamo giocarcela con tutte le avversarie e, continuando a lavorare con la giusta dedizione, possiamo puntare alle prime posizioni della graduatoria, anche se credo che la corsa per lo scudetto sia ristretta alle Campionesse d’Italia in carica del Brescia e al Verona, che può contare sull’apporto di una giocatrice vincente, quale è Patrizia Panico”:

Pensi che il cambio in panchina, con Mario Pompili subentrato al dimissionario Silvetti, vi possa aver dato una scossa?

Personalmente ho una grande stima di entrambi gli allenatori, i quali hanno un modo completamente diverso di impostare il lavoro. Mister Pompili è riuscito a infonderci quella tranquillità necessaria per far sì che migliorassimo le nostre prestazioni. Le chiavi del suo lavoro sono pugno duro e serenità”.

Romina Pinna 1Come giudichi il tuo rendimento in questa prima parte di stagione?

All’inizio, al pari delle mie compagne, sono partita un po’ in sordina. Ora le cose stanno andando molto meglio. Il mister mi sta dando fiducia e il cambio di modulo, con il passaggio al 4 – 3 – 3, mi sta favorendo e mi sta dando la possibile di esprimere al meglio le mie doti di esterna veloce e capace di inserirsi negli spazi. Poi, in queste ultime giornate, sto trovando la via della rete con continuità. Spero di non fermarmi e sarebbe bello poter chiudere il campionato in doppia cifra”.

Come vivi il fatto di essere, eccezion fatta per il giovanissimo secondo portiere Valeria Usai, l’unica giocatrice sarda della squadra?

Con grande orgoglio ma, allo stesso tempo, con grande dispiacere perché credo che in Sardegna ci siano altre ragazze meritevoli di giocare ad alti livelli”.

Facciamo ora un salto nel recente passato e parliamo della tua esperienza negli Stati Uniti.

Nell’estate del 2012, sono stata chiamata da Antonio Cincotta per partecipare a un torneo negli Stati Uniti. Non potevo rifiutare quella proposta e, col senno di poi, posso dire di aver vissuto un’esperienza unica e straordinaria. Pur non partecipando a un campionato ufficiale, ho potuto confrontarmi con una realtà completamente differente, con un modo diverso di vivere e di intendere il calcio femminile. Quell’esperienza mi ha lasciato tantissimo sotto tutti i punti di vista. Penso di essere cresciuta sia come donna sia come giocatrice.

L’anno scorso, invece, hai giocato ad Oristano in serie A2.

Sì, Oristano resterà sempre nel mio cuore. Quella non era solo una squadra, era un gruppo di amiche vere fuori e dentro il campo. Dal punto di vista dei risultati, magari potevamo fare qualcosa in più, ma, dentro di me, resterà vivo per sempre il ricordo di un ambiente e di un gruppo fantastico. Anche a Sassari, però, ho vissuto e sto vivendo momenti indimenticabile insieme ad atlete che sono un esempio di dedizione, impegno e professionalità”.

Quali sono i tuoi idoli calcistici, i tuoi modelli di riferimento?

Nel femminile, Melania Gabbiadini. Nel maschile, sarà banale dirlo, Cristiano Ronaldo, e, da buona juventina, Pavel Nedved

Se non avessi giocato a calcio quale altro sport avresti praticato?

Calcio, solo calcio. Seguo tutto lo sport. Mi piace giocare a scacchi, attività che richiede logica e intelligenza, ma nulla potrà mai superare il mio amore per il calcio”.

Abbiamo parlato di passato, seppur recente, presente…e ora guardiamo.al futuro. Quali sono i tuoi sogni nel cassetto come giocatrice?

Come tutte le giocatrici, sogno di vestire la maglia della Nazionale, di giocare in un campionato altamente competitivo e, magari, vincere un trofeo prestigioso, come la Champions League. Sono consapevole del fatto che siano traguardi difficili da raggiungere. Ci vuole impegno, ma io sono una ragazza determinata e competitiva. Poi mi auguro che, nel più breve tempo possibile, il calcio femminile possa avere nel nostro Paese, il riconoscimento e le attenzioni che merita”.

Mode Fernandez Garcia: “A Sassari ho riscoperto la passione per la pallamano”. La giocatrice spagnola sta contribuendo ai successi della Di Nardo

L’entusiasmo, l’esperienza che si sposa con la gioventù, lo spirito di gruppo e…un pizzico di “Spagna”: sono questi gli ingredienti della cavalcata trionfale della Francesca Di Nardo, capace di vincere le quattro partite finora disputate contro le giovanissime atlete della Sassari 76.Mode 1

A volte, il destino fa strani scherzi e la vita ti offre occasioni inaspettate: arrivata a Sassari nell’ambito del Progetto Erasmus, la ventenne Mode Fernandez Garcia ha riscoperto, nella nostra città, l’amore per la pallamano, sopito per tre anni, e sta contribuendo ai successi della compagine allenata da Koka Bastovanovic, proiettata verso la fase nazionale del Campionato di Seconda Divisione di pallamano femminile.

Dopo aver saltato la prima sfida per problemi di tesseramento, la centrale iberica ha fatto il suo esordio italiano lo scorso 13 dicembre, in occasione del secondo vittorioso impegno della sua formazione, mettendo in mostra le sue qualità e risultando la miglior marcatrice con sette reti all’attivo. Nelle due partite successive ha continuato a esprimersi su buoni livelli, facendo leva su una spiccata personalità e sulla capacità di organizzare il gioco.

Mode, come nasce la tua avventura sportiva alla Di Nardo?

Direi quasi per caso. Tramite una ragazza conosciuta mentre facevo il tirocinio in un ambulatorio di ortopedia, ho contattato Koka, perché dopo tre anni di stop avevo un forte desiderio di giocare di nuovo a pallamano. Lei ha risposto favorevolmente alla mia richiesta e ho iniziato, con grande entusiasmo, gli allenamenti”.

Quali sono state le tue prime impressioni sulla squadra?

Prima dell’inizio della partita d’esordio, durante il riscaldamento, ho pensato che le nostre avversarie, più giovani di noi, potessero metterci in difficoltà. Invece, per fortuna, le cose sono andate in maniera molto diversa e, una volta iniziata la gara, ho potuto apprezzare il valore e la bravura delle mie compagne

E tu come ti sei inserita in questo contesto vincente?

Sono stata accolta benissimo da tutte. Il gruppo è ottimo, l’allenatrice e le compagne sono straordinarie. Per quanto mi riguarda, preferisco un gioco tecnico e veloce. Sono contenta per il fatto che l’allenatrice mi abbia utilizzato, fin da subito, nel ruolo di centrale, il mio preferito. Sono diventata la rigorista della squadra. Ciò mi riempie di orgoglio. In questa esperienza mi sto divertendo tantissimo. Amo la pallamano, uno sport bellissimo. La mia passione è  nata quando avevo dieci anni e mi è stata trasmessa dalle mie sorelle maggiori. Poi le partite e gli allenamenti mi aiutano a rilassarmi dopo giornate dedicate allo studio e al tirocinio di fisioterapia”

A tal proposito, qual è il tuo pensiero sull’Università di Sassari?

L’università, a Sassari, è impegnativa, anche se, lo devo ammettere, in Spagna c’era una migliore organizzazione”.

Come ti trovi a Sassari?

Nel momento della scelta della destinazione avevo due possibilità: Lisbona o Sassari. Ho scelto Sassari, perché volevo conoscere l’Italia. Da quello che ho potuto vedere finora, non mi sembra che la città possa offrire tantissime possibilità, ma la gente è splendida, gentile e disponibile…e, cosa altrettanto importante, il cibo è ottimo. In questi mesi ho avuto la fortuna di vedere Roma, una città bellissima e, cosa che non avevo mai fatto in Spagna, ho potuto ammirare i campioni del Real Madrid, che hanno giocato in Eurolega contro la Dinamo”.

Cosa ti manca della Spagna?

All’inizio mi mancava tutto, soprattutto la mia famiglia e le mie amiche. Allo stesso tempo, questa esperienza italiana, che finirà nel prossimo mese di luglio, ha fatto nascere in me il desiderio di conoscere nuova gente e culture differenti dalla mia”.

Torniamo, per un momento, alla pallamano. Ora che hai ricominciato, pensi che la tua carriera possa continuare una volta tornata in Spagna?

Me lo auguro, se dovesse capitare l’occasione non mi tirerei indietro. In caso contrario, mi divertirò a giocare nel fine settimana insieme alle mie amiche

Hai qualche desiderio da esaudire prima di chiudere la tua esperienza di studio e sportiva nella nostra città?

Sì, vorrei continuare a vincere con la mia squadra e, soprattutto, migliorare il mio italiano

Talento innato, voglia di puntare sempre in alto, grinta e maturità da veterana: Michela Carta si racconta

Il talento innato, la voglia di migliorarsi e di puntare sempre in alto, la grinta e una maturità da veterana fanno di Michela Carta, libero classe 1994, una delle migliori interpreti del suo ruolo e uno dei talenti più cristallini espressi dalla pallavolo femminile sarda negli ultimi anni. Spinta da una grande passione e forte di un carattere forgiato nel corso di anni, vissuti tra gioie e delusioni cocenti, Michela ha sempre affrontato le sue esperienze pallavolistiche con la determinazione tipica delle atlete dal grande spessore tecnico e umano.Michela Carta 1

La tua avventura nel mondo della pallavolo è iniziata presto, all’età di 6 anni, con la Vbc Sinnai. Ci potresti raccontare i tuoi esordi?

Ho iniziato a giocare a pallavolo, seguendo le orme di mia sorella, che praticava questo sport già da tempo. Ogni domenica andavo a vedere le sue partite. Mi incuriosiva tantissimo il fatto che la palla dovesse volare da una parte all’altra del campo senza poter mai cadere in terra. Così anche io, appena compiuti i sei anni, ho iniziato e sono entrata a far parte dei “topolini”. Da quel momento in poi non ho mai pensato di cambiare sport. Sono rimasta alla VBC Sinnai fino all’età di 16 anni. Ho avuto la fortuna di trovare allenatori, che sono riusciti a tirar fuori le mie potenzialità migliori. Ciò mi ha dato la possibilità di iniziare nuove esperienze in altre società. Ho vissuto un anno di grande crescita, pallavolisticamente parlando alla Janas, poi sono approdata al Deledda”.

Michela Carta 2Ci parli, ora, della tua prima stagione al Deledda.

Sono arrivata al Deledda tre stagioni fa per disputare il mio primo campionato di serie C. E’ stato un anno pallavolistico indimenticabile. Il gruppo era eccezionale sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista mentale. Eravamo unite dentro e fuori lo spogliatoio. Ho avuto la fortuna di avere in squadra giocatrici di alto livello, come Vera Girasole, Tania Masala e Giorgia Materazzi.

Poter far parte di un gruppo formato da ragazze esperte, mi ha aiutato a crescere sotto tutti i punti di vista. Ho imparato che, per raggiungere determinati obiettivi, è necessario avere quella che io chiamo “cattiveria agonistica”. Nella nostra squadra non è mai mancata, grazie anche al lavoro di coach Matteo Gramignano che, con la sua voglia di trasmetterci grinta e determinazione, ci ha condotto alla vittoria del campionato

La gioia per la promozione in serie B2 fu, purtroppo per voi, effimera.

Sì. Quella è stata la prima delusione che mi ha dato la pallavolo. Al termine del campionato, ero soddisfatta, avevo fatto tanti sacrifici e avevo ottenuto grandi risultati. Ero felice e pronta per quella che sarebbe dovuta essere una nuova esperienza nel campionato di serie B2. Purtroppo le cose andarono diversamente. Non ci fu nessuna serie B, probabilmente a causa della mancanza di disponibilità economiche”.

Insieme alle tue compagne ti ritrovasti nuovamente in serie C.

Avevo perso entusiasmo, non riuscivo a trovare motivazioni, ma sapevo di non dover mollare. Iniziai così il mio secondo anno in serie C, con un gruppo ancor più forte rispetto a quello del campionato precedente. Come rinforzo arrivò Monia Agri, una delle migliori giocatrici in Sardegna. Fu un altro anno ricco di soddisfazioni, visto che chiudemmo il campionato senza sconfitte: evento che non so se si ripeterà più nelle mie future esperienze pallavolisticheMichela Carta 3

La soddisfazione per la seconda cavalcata trionfale è durata poco e la scorsa estate hai rivissuto l’incubo della stagione precedente.

Ancora una volta mi era stata promessa la serie B ma, dopo la delusione della stagione precedente, non aveva più fiducia nella società. Poi, a un certo punto, sembrava si fosse aperto uno spiraglio di speranza: c’erano le giocatrici, c’erano i soldi, almeno così sembrava, mancava solo il classico incontro precampionato con tutta la società. Incontro che, come tutti ben sanno, non si tenne mai. Provai tantissima rabbia e delusione, mi sentivo presa in giro dalla mia stessa società, che aveva “rubato” la mia passione, il mio impegno e i miei sacrifici

Smaltita la delusione, se così si può dire, hai deciso di ripartire dalla società nella quale sei cresciuta, la Vbc Sinnai.

Per circa un mese non ho voluto più sentire parlare di pallavolo, ma per certi valori non servono i soldi. La pallavolo è la mia passione e non posso permettere che qualcuno possa “rubarmela” a suo piacimento. Sono giovane. Ho tanti obiettivi da realizzare nella mia vita. Ho pensato che ripartire da Sinnai, nella società dove sono cresciuta, potesse essere la scelta giusta per un nuovo inizio. Ho trovato un gruppo di ragazze giovanissime, alle quali sono molto affezionata. Diventare il loro punto di riferimento, mi ha dato tantissima energia. Ho cercato di dare il massimo ed è stato divertente giocare nuovamente nel ruolo di banda. Devo ammettere di aver ritrovato, dopo tante delusioni, la voglia di sorridere”.

Michela Carta 4Poi, a gennaio, è arrivata la classica proposta che non si può rifiutare.

Nel mese di gennaio ho ricevuto una chiamata inaspettata dal Serramanna, formazione che disputa il campionato di serie B2. Desideravo così tanto giocare in serie B che ho deciso subito di accettare. Allo stesso tempo mi è dispiaciuto tantissimo lasciare le mie compagne del Sinnai, ma certi treni passano una sola volta nella vita…”

Come è stato l’impatto con la nuova realtà?

Ho iniziato gli allenamenti due settimane fa. Ho voglia di fare bene, di imparare, di mostrare le mie qualità migliori in un livello sicuramente più elevato rispetto a quello isolano. Non mi manca la grinta. Mi ritrovo in una squadra molto giovane, guidata in panchina da coach Camedda. Il giorno del mio esordio abbiamo portato a casa un successo fondamentale contro l’ultima in classifica. In queste settimane ci aspetta un duro lavoro. Dobbiamo giocare due partite importanti, una contro Ladispoli e l’altra contro Palau, nelle quali è assolutamente necessario fare punti per centrare l’obiettivo della salvezza. Il gruppo è molto unito. Mi sono trovata bene dal primo giorno. C’è già una buona intesa, che credo possa migliorare con il passare del tempo. Sono sicura che tutte unite, mettendoci anima, cuore e volontà, potremo toglierci tante soddisfazioni. Per quel che mi riguarda ho ritrovato nuovi stimoli, motivazioni importanti e serenità”.

Quale è il tuo giudizio sullo stato attuale della pallavolo sarda?

Dalla prima partita giocata col Serramanna, ho potuto notare la differenza di livello rispetto alla pallavolo isolana. In Sardegna, forse, ci sono troppi tagli da parte della Regione e questo non incentiva le società a fare progetti, stimolare nuove generazioni e porre obiettivi per il futuro”.

Torniamo a parlare di te, qual è l’aspetto che ti piace di più del tuo ruolo di libero?

Amo il mio ruolo, perché richiede molta concentrazione. D’altronde può capitare anche di stare mezzo set senza toccare palla, ma devi comunque aspettartela in qualsiasi momento e devi essere pronta a giocarla nel migliore dei modi”.

Per chiudere l’intervista, parlaci un po’ di te, delle tue caratteristiche principali come giocatrice.

Una delle mie qualità migliori è la difesa. Sono “piccoletta”, riesco a muovermi con tanta agilità e questo va sicuramente a mio vantaggio. Non sono una ragazza che si accontenta, quindi cerco di puntare sempre al massimo e lo faccio sempre con tanta umiltà. Ciò lo devo sicuramente ai miei genitori che, fin da piccola, mi hanno trasmesso determinati valori. Grazie a loro sono riuscita a non mollare, a trovare nuovi stimoli. Le esperienze passate mi hanno insegnato a non fare troppi progetti per il futuro e soprattutto ad essere più diffidente. Per ora, cerco di vivere al massimo questa nuova esperienza, certa del fatto che, prima o poi, i sacrifici vengano sempre ripagati”.

La Torres femminile sogna un futuro roseo con i gol di Mafalda Marujo

10 gennaio 2015: una data da ricordare, un giorno speciale per Mafalda Marujo che ha contribuito al prezioso e importante successo della Torres femminile contro il Mozzanica, realizzando la sua prima rete nel massimo campionato italiano.Mafalda Marujo 1

Tutti, nell’ambiente rossoblù, si augurano che il primo acuto della giovane e forte attaccante portoghese possa essere il preludio di una seconda parte di stagione, carica di soddisfazioni per la compagine sassarese.

La velocità è la sua qualità principale, il tre volte pallone d’oro Cristiano Ronaldo è il suo idolo, il suo modello di riferimento. Coltivata la passione per il calcio fin da bambina, Mafalda Marujo ha iniziato la sua carriera in tempi relativamente recenti, esattamente cinque anni fa, con la maglia del Ponte Frielas in Seconda Divisione.

Ha fatto poi il grande salto in Prima Divisione con l’Escola Futebol Feminino de Setubal, squadra tra le cui fila ha militato per due stagioni, e con il Clube Futebol Feminino Benfica, dove ha vissuto l’ultimo campionato, chiudendo con un bottino personale di 30 reti.

I gol sono il tuo pane quotidiano, ma che sensazione hai provato sabato scorso nel momento in cui hai realizzato la tua prima rete italiana?

“Tanta soddisfazione, soprattutto perché, con il mio gol, ho contributo alla vittoria della mia squadra. Mi auguro che sia solo l’inizio, che il gol di sabato possa essere il primo di una lunga serie”.

Per colpa di un transfert che sembrava non arrivare mai, hai dovuto attendere qualche mese prima di poter esordire in Campionato. Come hai vissuto questi mesi di stop forzato?

Con tanto dispiacere, soprattutto perché non potevo aiutare le mie compagne. Poi giocare mi diverte. Il calcio è la mia grande passione sportiva, insieme alla ginnastica acrobatica, sport che ho praticato fino all’età di 17 anni”.

Come è nata la decisione di venire a giocare in Italia e quali sono le tue impressioni sul nostro Paese e sulla città di Sassari in particolare?

Sono venuta in Italia grazie a un’amica che mi ha presentato a Mario Luiu (dirigente del sodalizio sassarese, ndr). Fin dal primo giorno ho provato belle sensazioni. Ho trovato un bell’ambiente e sono stata accolta bene da tutti”.

Qual è il tuo giudizio sul campionato italiano?

Il campionato italiano è molto più difficile e competitivo di quello portoghese”.

Qual è lo situazione del calcio femminile nel tuo Paese?

Da noi, il calcio maschile è lo sport nazionale, ma anche il movimento femminile, pur non ricevendo le stesse attenzioni, è in crescita, come dimostrano le tante squadre nate negli ultimi anni”.

Per chiudere quali sono le tue aspettative, le tue speranze per il prosieguo del campionato?

Mi auguro di giocare bene per aiutare la mia squadra, con la speranza che possa conquistare un posto nelle prime posizioni della classifica

La voglia di riscatto di Silvia Costantino, capitano e punto di forza del Selargius ’85

La stima e l’apprezzamento degli altri la gratificano e la aiutano ad esprimere, con maggiore sicurezza, tutto il suo potenziale tecnico. Poi in campo, da buon capitano, diventa una guida per le sue compagne, facendo leva sulle sue caratteristiche principali, che sono l’umiltà e la determinazione. Stiamo parlando di uno dei punti di forza del Selargius ’85, Silvia Costantino, tornata in serie C, spinta da un forte spirito di rivalsa, dopo la rinuncia del Deledda e la stagione alquanto travagliata, per vicissitudini di varia natura, trascorsa alla San Paolo in serie B2.Silvia Costantino

Alla luce di quanto accaduto nelle prime giornate, ci potresti dire quali sono le tue prime impressioni sul campionato in corso?

Rispetto agli anni passati, il livello generale è notevolmente calato, anche se non mancano giocatrici di valore assoluto che nobilitano il campionato, come Manuela Piccioni della Castellanese, squadra favorita per il salto di categoria, mentre per la corsa ai play off vedo in pole position Janas, Tespiense e Alfieri, in pratica tutte le compagini che godevano dei favori dei pronostici alla vigilia del campionato. Ho notato, poi, che le squadre della parte medio bassa della classifica sono molto più competitive e questo fa sì che quasi tutte le partite siano aperte a tutti i risultati”.

Quali sono, invece, gli obiettivi della tua formazione?

“Il nostro obiettivo, ad inizio stagione, era la permanenza nella categoria. Le vittorie ottenute nelle prime giornate ci hanno fatto credere di poter lottare per i play off. Nelle ultime partite ci siamo un po’ cullate sugli allori, ci siamo, in un certo qual modo, adagiate e non abbiamo affrontato le partite con la giusta attenzione e con la necessaria cattiveria agonistica. Dobbiamo ritrovare, al più presto, quella chimica di squadra, che era stato il nostro marchio di fabbrica nelle prime uscite stagionali, ma sono sicura che torneremo, al più presto, a giocare sui nostri livelli ottimali”.

Silvia Costantino 2Parliamo ora di te, cosa ti ha lasciato in dote l’esperienza con la San Paolo in B2?

Quell’esperienza mi ha aiutato a crescere dal punto di vista della costanza, aspetto del gioco in cui devo ancora perfezionarmi, e della personalità. L’aver fatto molta panchina mi ha fatto compiere dei miglioramenti sotto l’aspetto mentale, mi ha dato molti stimoli e ora scendo in campo sempre per ottenere il massimo e per dare il meglio di me stessa”.

Quest’anno sei tornata al Selargius ’85, la tua vecchia squadra con la quale avevi già conquistato, in passato, due promozioni.

Sì. Il 30 agosto, dopo la rinuncia del Deledda, mi sono trovata senza squadra. In quei giorni ho ricevuto un’ importante offerta da parte della Castellanese, ma non sono potuta andare, non per mia scelta personale, ma per il mancato accordo con la società detentrice del mio cartellino, il Selargius ’85. A quel punto, con tutti gli organici pressoché al completo, non ho potuto far altro se non tornare nella mia squadra.”

Con quale stato d’animo hai accolto la notizia della rinuncia del Deledda?

Purtroppo, ci sono abituata, visto che avevo già vissuto, per ben due volte, questa brutta situazione. Questa volta, il dispiacere è stato ancora più grande, perché volevo fortemente giocare un’altra stagione in serie B2 per riscattarmi e per cancellare le problematiche dell’annata sportiva precedente”.

Torniamo alla stagione in corso, come stai vivendo il ruolo di capitano?

Essere il capitano della squadra comporta l’assunzione di molte responsabilità, ma è un ruolo molto stimolante e gratificante, perché devi cercare, in qualsiasi momento, di essere il punto di riferimento per le tue compagne”.

Un’ultima domanda, quali emozioni hai provato quando hai affrontato l’Alfieri, la squadra nelle cui fila milita tua sorella, Sara?

Per tanti anni abbiamo giocato insieme e trovarsela di fronte come avversaria, non lo posso negare, mi ha fatto un effetto particolare. Per tutta la settimana precedente la gara non si è parlato d’altro, ci siamo punzecchiate tutti i giorni, poi, una volta scese in campo, ognuna di noi ha pensato alla sua squadra come giusto che sia”.

Daniela Orrù torna in serie C per trascinare la Tespiense. La grinta, la determinazione e la passione di un’atleta di grande personalità

Due stagioni fa è stata una delle principali protagoniste dell’ottimo campionato della Tespiense Quartu, culminato con la disputa di una straordinaria ed emozionante semifinale play off con il Selargius ’85.

E ora, dopo una parentesi vissuta con il Cagliari Volleyball in serie D, Daniela Orrù, esperta banda dotata di grande personalità e di ottime qualità tecniche, ha deciso di riprendere il cammino interrotto un anno fa ed è tornata alla Tespiense per dare un contributo sostanziale ad una squadra, che non nasconde le proprie ambizioni e che punta a recitare un ruolo di primo piano nel campionato di serie C di pallavolo femminile.Daniela Orrù

Daniela, la tua squadra ha ottenuto eccellenti risultati nelle prime giornate. A prescindere da questo, qual è il tuo pensiero sul campionato in corso?

Il campionato è ancora lungo. Sarà un torneo ricco di sorprese. Il livello, rispetto agli anni scorsi, si è leggermente abbassato, ma non c’è una netta divisione tra le squadre più forti e quelle meno forti. Tutte sono agguerrite e ben rinforzate, pertanto ognuna di esse può ottenere risultati importanti. Sarà il tempo a dire quale sarà la squadra migliore. Per quel che mi riguarda, il campionato me lo aspettavo così e sono contenta di parteciparvi”

L’anno scorso hai deciso di scendere di categoria, come hai vissuto quell’esperienza?

Sì, l’anno scorso sono scesa di categoria per motivi di lavoro e ho disputato il campionato di serie D con il Cagliari Volleyball. Mi sono trovata molto bene con le ragazze, il gruppo era stupendo e mi ha accolto subito a braccia aperte. Mi sono divertita moltissimo. Posso dire di aver vissuto un’esperienza bellissima”.

Nell’esperienza al Cagliari Volleyball, ti ha accompagnato una persona con la quale hai condiviso buona parte della tua carriera.

Sì, al mio fianco c’era e c’è da una vita, Sarah Mattana. Lei aveva già preso accordi con la società e siccome c’era posto mi hanno chiesto di unirmi al gruppo e abbiamo affrontato insieme anche questo ritorno al passato. All’inizio non è stato facilissimo, soprattutto perché ci siamo dovute riabituare al nuovo livello di gioco, ma abbiamo imparato tante cose anche dal punto di vista tecnico, come ad esempio gestire la palla staccata. Da anni Sarah è un’amica fuori e dentro le mura della palestra. Ci siamo conosciute alla Tespiense. Giochiamo insieme da 8 anni e insieme siamo arrivate alla serie C, dopo aver vinto il Campionato di Prima Divisione e la serie D. In campo ci troviamo molto bene, sappiamo come aiutarci e sostenerci nei momenti difficili. Basta uno sguardo per capirci”.

Chiusa la parentesi al Cagliari Volleyball hai deciso di tornare alla Tespiense. Cosa ti ha spinto a ritornare e come vedi la squadra di quest’anno?

Il mio percorso lavorativo dell’anno scorso è terminato, perciò ora, compatibilmente con i miei impegni, posso nuovamente affrontare un campionato difficile quale è quello di serie C. Ho scelto di tornare alla mia società di origine, la Tespiense. Sono tornata a casa insieme alla mia amica Sarah.  Rispetto all’ultimo anno in cui c’ero io, sono cambiate tante cose, dall’allenatore alla meggior parte delle compagne, che sono tutte  straordinarie. Il gruppo è molto bello e unito. Tutte abbiamo voglia di lavorare con impegno e disciplina.”.

Con la Tespiense avevi già centrato l’obiettivo dei play off, c’è ancora qualche soddisfazione o qualche sfizio che ti vorresti togliere?

Certo, vorrei arrivare nuovamente ai play off e vorrei provare l’emozione di giocarli, visto che due anni fa non ho potuto a causa di un infortunio alla spalla. Ora come ora, però, mi interessa solo che la squadra arrivi in alto e riesca a centrare l’obiettivo prefissato. Questa sarebbe, per me, una grande soddisfazione, a prescindere dalla mia presenza in campo”.

Tu sei una giocatrice di provata esperienza, come hai visto cambiare in questi anni la pallavolo sarda?

Rispetto al primo anno in cui ho partecipato al massimo campionato regionale, il livello generale, come ho già affermato precedentemente, penso sia calato, forse questa sensazione è dettata dal fatto che perché prima ero più giovane ed ero alla mia prima esperienza a questi livelli. A differenza degli anni scorsi, tutte le squadre possono ambire ad un posto nella parte alta della categoria e possono ottenere un buon risultato. Ogni partita è un’incognita”.

Ora, per chiudere l’intervista, prova a dire quali sono i tuoi pregi e i tuoi difetti come giocatrice.

Bisognerebbe fare questa domanda a chi mi ha avuto come atleta e come compagna. Non ho particolari doti fisiche, come la forza e l’altezza, pertanto devo compensare con la grinta, la determinazione e la passione”.

si ringrazia per la preziosa collaborazione,  Alessandra Fatima Cossu

Talento e determinazione: Laura Piu parla della sua passione per la pallamano

Per Laura Piu, il passato recente racconta di una emozionante e straordinaria avventura sportiva, vissuta, in giovanissima età, con la maglia della Città dei Candelieri, squadra con la quale ha sfiorato, nella stagione 2012 -2013, la conquista di uno storico scudetto.Laura Piu 2

Ora, il giovane e talentuoso portiere, punto di forza della Sassari 76, si prepara a disputare il Campionato di Seconda Divisione, base dalla quale ripartire verso un futuro che si preannuncia roseo per una giocatrice, dotata di grande determinazione, forza di volontà e passione per lo sport in generale.

Allora Laura, per iniziare ci potresti dire come ti sei avvicinata al mondo della pallamano?

Quando frequentavo la terza media, il mio professore di educazione fisica fece venire nella mia scuola Zucchi Pastor, grazie alla quale abbiamo iniziato ad imparare le regole della pallamano, sport che, prima di allora, non conoscevo. Ho iniziato, però, ad apprezzarlo fin dai primi momenti ed è così che è iniziata la mia carriera sportiva. Poi Adele De Santis mi ha portato alla Città dei Candelieri ed è stata lei, visto che avevo alcuni problemi fisici, a propormi di giocare in porta”.

Quali sono gli aspetti che ti piacciono di più del tuo ruolo, che è uno dei più delicati della pallamano?

Mi piace perché è un ruolo fondamentale, che richiede molta concentrazione, molta determinazione e molta sicurezza, caratteristiche che non dovrebbero mai mancare in un portiere”.

Laura Piu 1Ci sono portieri a cui ti ispiri?

Sì, Luana Morreale, Sabrina Porini e Monika Prunster, tutte giocatrici di altissimo livello tecnico e caratteriale”.

Hai qualche modello di riferimento per quel che riguarda le giocatrici di campo?

Per le loro qualità tecniche, vorrei citare Carmen Onnis, Luana Pistelli e Vlada Bobrovnikova”.

E fuori dal mondo della pallamano, qual è la tua atleta ideale?

Seguo tutti gli sport, fatta eccezione per il calcio e la lotta, ma la mia atleta ideale è senza ombra di dubbio, Federica Pellegrini, ineguagliabile per classe e carattere. I record e le tante vittorie, che ha conseguito nelle più importanti competizioni mondiali, parlano da sole e sono la dimostrazione del suo immenso valore”.

Torniamo al tuo sport e facciamo un salto indietro nel passato. Ci potresti, a due anni di distanza, raccontare le emozioni della tua esperienza con la Città dei Candelieri?

Quella è stata un’esperienza fantastica ed indimenticabile. Ho avuto la fortuna di giocare insieme a giocatrici di grande valore, che mi hanno insegnato tutti i segreti del mio ruolo e della pallamano in generale. Ciò mi ha permesso di crescere sotto tutti i punti di vista, da quello tecnico a quello umano e caratteriale”.

Quali ricordi ti evoca la finale scudetto con il Salerno?

Conservo un ricordo bellissimo di quella sfida, nonostante sia ancora viva l’amarezza per un tricolore sfumato nei minuti conclusivi della terza e decisiva gara. A ripensarci ora, dobbiamo dire che, nei momenti decisivi, abbiamo commesso troppi errori a causa della stanchezza. Questa è stata la causa di una sconfitta così dolorosa, Ricordo ancora i miei pianti e quelli delle mie compagne nel dopo gara”.

Nel mese di novembre prenderà il via il Campionato di Seconda Divisione che, per la Sardegna, propone un girone a sole due squadre: Sassari 1976 e la Di Nardo. Quali sono le tue aspettative per la prossima stagione?

Non si può dire che un campionato a due squadre sia stimolante, ma questo è sintomatico del momento di difficoltà che sta attraversando la pallamano femminile in Sardegna e non solo. Per quanto ci riguarda, siamo una squadra giovane e dovremo puntare sull’atletismo, sulla fisicità e sull’entusiasmo per avere la meglio su una squadra composta da giocatrici esperte, quale è la Di Nardo

Hai accennato alla crisi della pallamano, quali possono essere le cause di questa situazione e quali possono essere le possibili soluzioni?

La causa principale è la scarsa attenzione rivolta dalla Federazione al settore giovanile. La rinascita di questo sport deve partire obbligatoriamente da una riorganizzazione dei vivai, che dovranno essere affidati a tecnici validi e altamente qualificati”.

Qual è il tuo parere sul Progetto Futura che, in questi anni, ha coinvolto alcune delle più promettenti giovani della pallamano nazionale?

Quel progetto, che ha come finalità la qualificazione alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016, sarebbe potuto essere valido solo se il gruppo fosse rimasto lo stesso nell’arco dei quattro anni. Ciò non è accaduto. Ci sono stati tantissimi cambiamenti nell’organico e pertanto, vista anche la netta differenza di valori con le migliori realtà mondiali, sarà difficile centrare l’obiettivo prefissato”.

Ora per chiudere la nostra chiacchierata, prova ad immaginare il tuo futuro da atleta.

Bisogna essere sinceri. In Sardegna, se non cambiano le cose, non c’è futuro, sei condannato a giocare in campionati cittadini o interprovinciali. Per tale motivo, se vorrò fare il salto di qualità, dovrò andare fuori. Mi piacerebbe tanto giocare all’estero, poi il mio sogno nel cassetto è quello di vestire, prima o poi, la maglia della Nazionale, ma quello credo sia il sogno di tutti gli atleti”.

Dall’azzurro del Napoli al rossoblù della Torres: il volo di Valentina Esposito, capitano orgoglioso, tenace e coraggioso

Partendo dalla strada, dove ha tirato i primi calci a un pallone insieme ai maschi, la sua passione, innata, per il calcio l’ha portata a calcare i campi della serie A.napoli (1 di 1)

E ora, per la prima volta nel corso della sua carriera, Valentina Esposito, esterno di 27 anni, ha deciso di lasciare la sua città natale, Napoli, per iniziare una nuova e stimolante avventura con la maglia della Torres, una delle squadre più blasonate del calcio femminile italiano.

Valentina, ci potresti dire come è maturata la tua decisione di trasferirti a Sassari?

Sono stata contattata da alcuni dirigenti. Da subito, mi sono sentita onorata per il loro interessamento. Ho valutato la loro proposta, insieme ad altre, e ho scelto la Torres per il prestigio della società e della squadra. Poi ha inciso, in modo preponderante, sulla mia decisione, la possibilità di poter giocare la Champions League e di potermi confrontare con le migliori realtà a livello europeo”.

Potresti presentarti ai tuoi nuovi tifosi. Quali sono le tue doti migliori come calciatrice?

Mi piace parlare con i fatti. Sarà il campo a dare le risposte, a dire se sarò stato in grado di dare il mio contributo alla squadra”.

Per anni sei stata la bandiera, il capitano della tua vecchia squadra, il Napoli. Quali emozioni provoca portare quella fascia?

Per quanto possa comportare delle grandi responsabilità, portare quella fascia rappresenta un motivo di orgoglio e di grande soddisfazione. Ho vissuto l’esperienza, per certi versi strana, di essere il capitano di un gruppo formato da atlete più grandi ed esperte di me. Poi sono stata la guida di compagne più giovani. Per loro ero un esempio, un punto di riferimento, Per tale motivo, dovevo sempre cercare di dare una buona immagine di me stessa”.

Sei arrivata nella nostra città da pochi giorni. Quali sono le tue prime impressioni sull’ambiente sassarese?

Sulla città posso dire ben poco. Come prima impressione, mi sembra tranquilla e vivibile. Posso dire di aver avuto la fortuna di conoscere e di giocare insieme a una giocatrice sassarese, Gioia Masia, una ragazza e una giocatrice straordinaria”.

E sulla squadra?

Sono stata accolta benissimo dai dirigenti e dalle mie nuove compagne, pur non avendo mai giocato con nessuna di esse. Il gruppo è ottimo. Possiamo fare grandi cose”.

Quali sono le tue aspettative per la prossima stagione?

“Spero di crescere sia come giocatrice sia come persona. Per me si tratterà della prima esperienza lontano da casa. Sono lieta di poterla vivere a Sassari con la Torres”.

Come sarà il prossimo campionato?

La riduzione del numero delle squadre e il fatto che alcune giocatrici della Torres siano andate a rinforzare altre formazioni farà sì che il campionato possa essere più equilibrato , competitivo ed avvincente”.

Il calcio femminile, nel nostro Paese, continua ad essere considerato, a torto, uno sport minore. Cosa si potrebbe fare per migliorare lo stato delle cose?

In Italia manca il giusto interesse da parte degli sponsor. Tutte le attenzioni sono rivolte al calcio maschile. La fusione tra società maschili e femminili, alla stregua di quanto accade nel resto d’Europa, rappresenterebbe la panacea di tutti i mali. Sono felice che sia stata proprio la Torres. la mia nuova squadra, a compiere questo importante passo Mi auguro che, spinte dal nuovo presidente federale Tavecchio, possano fare altrettanto le maggiori realtà del calcio italiano. Sarà questo l’unico modo per far crescere l’attenzione mediatica verso il nostro sport. Purtroppo, come spesso avviene in Italia, siamo sempre in ritardo. Siamo ancora nel Medio Evo. Le calciatrici continuano a essere trattate da dilettanti, nonostante vivano da professioniste”.

26 Maggio 2012. Che ricordi ti evoca questa data?

Il Napoli, formazione che militava in serie A2, affrontava, per la semifinale della Coppa Italia, la Torres, campione d’Italia in carica. Quello, per noi, era già motivo di grande soddisfazione. Perdevamo 0 a 2. Poi, con tenacia, siamo riuscite a riequilibrare le sorti dell’incontro. Realizzammo la rete del pareggio allo scadere del tempo. I tiri dal dischetto furono un susseguirsi di emozioni. Tirai e realizzai l’ultimo rigore per la mia squadra, quello del 7 a 6. Poi l’errore di una giocatrice della Torres ci aprì la porta della finale. Una giornata fantastica, un’emozione straordinaria che rimarrà indelebile nella mia mente, in quella delle mie compagne e di tutti i tifosi della Carpisa Napoli”.

E ora Valentina, passata dall’azzurro del Napoli al rossoblù della Torres, è pronta a mettere la stessa determinazione, lo stesso spirito combattivo, lo stesso coraggio, la stessa voglia di vincere contro qualsiasi avversario, al servizio della sua nuova squadra.