Archivi per la categoria ‘Interviste’

Daniela Orrù torna in serie C per trascinare la Tespiense. La grinta, la determinazione e la passione di un’atleta di grande personalità

Due stagioni fa è stata una delle principali protagoniste dell’ottimo campionato della Tespiense Quartu, culminato con la disputa di una straordinaria ed emozionante semifinale play off con il Selargius ’85.

E ora, dopo una parentesi vissuta con il Cagliari Volleyball in serie D, Daniela Orrù, esperta banda dotata di grande personalità e di ottime qualità tecniche, ha deciso di riprendere il cammino interrotto un anno fa ed è tornata alla Tespiense per dare un contributo sostanziale ad una squadra, che non nasconde le proprie ambizioni e che punta a recitare un ruolo di primo piano nel campionato di serie C di pallavolo femminile.Daniela Orrù

Daniela, la tua squadra ha ottenuto eccellenti risultati nelle prime giornate. A prescindere da questo, qual è il tuo pensiero sul campionato in corso?

Il campionato è ancora lungo. Sarà un torneo ricco di sorprese. Il livello, rispetto agli anni scorsi, si è leggermente abbassato, ma non c’è una netta divisione tra le squadre più forti e quelle meno forti. Tutte sono agguerrite e ben rinforzate, pertanto ognuna di esse può ottenere risultati importanti. Sarà il tempo a dire quale sarà la squadra migliore. Per quel che mi riguarda, il campionato me lo aspettavo così e sono contenta di parteciparvi”

L’anno scorso hai deciso di scendere di categoria, come hai vissuto quell’esperienza?

Sì, l’anno scorso sono scesa di categoria per motivi di lavoro e ho disputato il campionato di serie D con il Cagliari Volleyball. Mi sono trovata molto bene con le ragazze, il gruppo era stupendo e mi ha accolto subito a braccia aperte. Mi sono divertita moltissimo. Posso dire di aver vissuto un’esperienza bellissima”.

Nell’esperienza al Cagliari Volleyball, ti ha accompagnato una persona con la quale hai condiviso buona parte della tua carriera.

Sì, al mio fianco c’era e c’è da una vita, Sarah Mattana. Lei aveva già preso accordi con la società e siccome c’era posto mi hanno chiesto di unirmi al gruppo e abbiamo affrontato insieme anche questo ritorno al passato. All’inizio non è stato facilissimo, soprattutto perché ci siamo dovute riabituare al nuovo livello di gioco, ma abbiamo imparato tante cose anche dal punto di vista tecnico, come ad esempio gestire la palla staccata. Da anni Sarah è un’amica fuori e dentro le mura della palestra. Ci siamo conosciute alla Tespiense. Giochiamo insieme da 8 anni e insieme siamo arrivate alla serie C, dopo aver vinto il Campionato di Prima Divisione e la serie D. In campo ci troviamo molto bene, sappiamo come aiutarci e sostenerci nei momenti difficili. Basta uno sguardo per capirci”.

Chiusa la parentesi al Cagliari Volleyball hai deciso di tornare alla Tespiense. Cosa ti ha spinto a ritornare e come vedi la squadra di quest’anno?

Il mio percorso lavorativo dell’anno scorso è terminato, perciò ora, compatibilmente con i miei impegni, posso nuovamente affrontare un campionato difficile quale è quello di serie C. Ho scelto di tornare alla mia società di origine, la Tespiense. Sono tornata a casa insieme alla mia amica Sarah.  Rispetto all’ultimo anno in cui c’ero io, sono cambiate tante cose, dall’allenatore alla meggior parte delle compagne, che sono tutte  straordinarie. Il gruppo è molto bello e unito. Tutte abbiamo voglia di lavorare con impegno e disciplina.”.

Con la Tespiense avevi già centrato l’obiettivo dei play off, c’è ancora qualche soddisfazione o qualche sfizio che ti vorresti togliere?

Certo, vorrei arrivare nuovamente ai play off e vorrei provare l’emozione di giocarli, visto che due anni fa non ho potuto a causa di un infortunio alla spalla. Ora come ora, però, mi interessa solo che la squadra arrivi in alto e riesca a centrare l’obiettivo prefissato. Questa sarebbe, per me, una grande soddisfazione, a prescindere dalla mia presenza in campo”.

Tu sei una giocatrice di provata esperienza, come hai visto cambiare in questi anni la pallavolo sarda?

Rispetto al primo anno in cui ho partecipato al massimo campionato regionale, il livello generale, come ho già affermato precedentemente, penso sia calato, forse questa sensazione è dettata dal fatto che perché prima ero più giovane ed ero alla mia prima esperienza a questi livelli. A differenza degli anni scorsi, tutte le squadre possono ambire ad un posto nella parte alta della categoria e possono ottenere un buon risultato. Ogni partita è un’incognita”.

Ora, per chiudere l’intervista, prova a dire quali sono i tuoi pregi e i tuoi difetti come giocatrice.

Bisognerebbe fare questa domanda a chi mi ha avuto come atleta e come compagna. Non ho particolari doti fisiche, come la forza e l’altezza, pertanto devo compensare con la grinta, la determinazione e la passione”.

si ringrazia per la preziosa collaborazione,  Alessandra Fatima Cossu

Talento e determinazione: Laura Piu parla della sua passione per la pallamano

Per Laura Piu, il passato recente racconta di una emozionante e straordinaria avventura sportiva, vissuta, in giovanissima età, con la maglia della Città dei Candelieri, squadra con la quale ha sfiorato, nella stagione 2012 -2013, la conquista di uno storico scudetto.Laura Piu 2

Ora, il giovane e talentuoso portiere, punto di forza della Sassari 76, si prepara a disputare il Campionato di Seconda Divisione, base dalla quale ripartire verso un futuro che si preannuncia roseo per una giocatrice, dotata di grande determinazione, forza di volontà e passione per lo sport in generale.

Allora Laura, per iniziare ci potresti dire come ti sei avvicinata al mondo della pallamano?

Quando frequentavo la terza media, il mio professore di educazione fisica fece venire nella mia scuola Zucchi Pastor, grazie alla quale abbiamo iniziato ad imparare le regole della pallamano, sport che, prima di allora, non conoscevo. Ho iniziato, però, ad apprezzarlo fin dai primi momenti ed è così che è iniziata la mia carriera sportiva. Poi Adele De Santis mi ha portato alla Città dei Candelieri ed è stata lei, visto che avevo alcuni problemi fisici, a propormi di giocare in porta”.

Quali sono gli aspetti che ti piacciono di più del tuo ruolo, che è uno dei più delicati della pallamano?

Mi piace perché è un ruolo fondamentale, che richiede molta concentrazione, molta determinazione e molta sicurezza, caratteristiche che non dovrebbero mai mancare in un portiere”.

Laura Piu 1Ci sono portieri a cui ti ispiri?

Sì, Luana Morreale, Sabrina Porini e Monika Prunster, tutte giocatrici di altissimo livello tecnico e caratteriale”.

Hai qualche modello di riferimento per quel che riguarda le giocatrici di campo?

Per le loro qualità tecniche, vorrei citare Carmen Onnis, Luana Pistelli e Vlada Bobrovnikova”.

E fuori dal mondo della pallamano, qual è la tua atleta ideale?

Seguo tutti gli sport, fatta eccezione per il calcio e la lotta, ma la mia atleta ideale è senza ombra di dubbio, Federica Pellegrini, ineguagliabile per classe e carattere. I record e le tante vittorie, che ha conseguito nelle più importanti competizioni mondiali, parlano da sole e sono la dimostrazione del suo immenso valore”.

Torniamo al tuo sport e facciamo un salto indietro nel passato. Ci potresti, a due anni di distanza, raccontare le emozioni della tua esperienza con la Città dei Candelieri?

Quella è stata un’esperienza fantastica ed indimenticabile. Ho avuto la fortuna di giocare insieme a giocatrici di grande valore, che mi hanno insegnato tutti i segreti del mio ruolo e della pallamano in generale. Ciò mi ha permesso di crescere sotto tutti i punti di vista, da quello tecnico a quello umano e caratteriale”.

Quali ricordi ti evoca la finale scudetto con il Salerno?

Conservo un ricordo bellissimo di quella sfida, nonostante sia ancora viva l’amarezza per un tricolore sfumato nei minuti conclusivi della terza e decisiva gara. A ripensarci ora, dobbiamo dire che, nei momenti decisivi, abbiamo commesso troppi errori a causa della stanchezza. Questa è stata la causa di una sconfitta così dolorosa, Ricordo ancora i miei pianti e quelli delle mie compagne nel dopo gara”.

Nel mese di novembre prenderà il via il Campionato di Seconda Divisione che, per la Sardegna, propone un girone a sole due squadre: Sassari 1976 e la Di Nardo. Quali sono le tue aspettative per la prossima stagione?

Non si può dire che un campionato a due squadre sia stimolante, ma questo è sintomatico del momento di difficoltà che sta attraversando la pallamano femminile in Sardegna e non solo. Per quanto ci riguarda, siamo una squadra giovane e dovremo puntare sull’atletismo, sulla fisicità e sull’entusiasmo per avere la meglio su una squadra composta da giocatrici esperte, quale è la Di Nardo

Hai accennato alla crisi della pallamano, quali possono essere le cause di questa situazione e quali possono essere le possibili soluzioni?

La causa principale è la scarsa attenzione rivolta dalla Federazione al settore giovanile. La rinascita di questo sport deve partire obbligatoriamente da una riorganizzazione dei vivai, che dovranno essere affidati a tecnici validi e altamente qualificati”.

Qual è il tuo parere sul Progetto Futura che, in questi anni, ha coinvolto alcune delle più promettenti giovani della pallamano nazionale?

Quel progetto, che ha come finalità la qualificazione alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016, sarebbe potuto essere valido solo se il gruppo fosse rimasto lo stesso nell’arco dei quattro anni. Ciò non è accaduto. Ci sono stati tantissimi cambiamenti nell’organico e pertanto, vista anche la netta differenza di valori con le migliori realtà mondiali, sarà difficile centrare l’obiettivo prefissato”.

Ora per chiudere la nostra chiacchierata, prova ad immaginare il tuo futuro da atleta.

Bisogna essere sinceri. In Sardegna, se non cambiano le cose, non c’è futuro, sei condannato a giocare in campionati cittadini o interprovinciali. Per tale motivo, se vorrò fare il salto di qualità, dovrò andare fuori. Mi piacerebbe tanto giocare all’estero, poi il mio sogno nel cassetto è quello di vestire, prima o poi, la maglia della Nazionale, ma quello credo sia il sogno di tutti gli atleti”.

Dall’azzurro del Napoli al rossoblù della Torres: il volo di Valentina Esposito, capitano orgoglioso, tenace e coraggioso

Partendo dalla strada, dove ha tirato i primi calci a un pallone insieme ai maschi, la sua passione, innata, per il calcio l’ha portata a calcare i campi della serie A.napoli (1 di 1)

E ora, per la prima volta nel corso della sua carriera, Valentina Esposito, esterno di 27 anni, ha deciso di lasciare la sua città natale, Napoli, per iniziare una nuova e stimolante avventura con la maglia della Torres, una delle squadre più blasonate del calcio femminile italiano.

Valentina, ci potresti dire come è maturata la tua decisione di trasferirti a Sassari?

Sono stata contattata da alcuni dirigenti. Da subito, mi sono sentita onorata per il loro interessamento. Ho valutato la loro proposta, insieme ad altre, e ho scelto la Torres per il prestigio della società e della squadra. Poi ha inciso, in modo preponderante, sulla mia decisione, la possibilità di poter giocare la Champions League e di potermi confrontare con le migliori realtà a livello europeo”.

Potresti presentarti ai tuoi nuovi tifosi. Quali sono le tue doti migliori come calciatrice?

Mi piace parlare con i fatti. Sarà il campo a dare le risposte, a dire se sarò stato in grado di dare il mio contributo alla squadra”.

Per anni sei stata la bandiera, il capitano della tua vecchia squadra, il Napoli. Quali emozioni provoca portare quella fascia?

Per quanto possa comportare delle grandi responsabilità, portare quella fascia rappresenta un motivo di orgoglio e di grande soddisfazione. Ho vissuto l’esperienza, per certi versi strana, di essere il capitano di un gruppo formato da atlete più grandi ed esperte di me. Poi sono stata la guida di compagne più giovani. Per loro ero un esempio, un punto di riferimento, Per tale motivo, dovevo sempre cercare di dare una buona immagine di me stessa”.

Sei arrivata nella nostra città da pochi giorni. Quali sono le tue prime impressioni sull’ambiente sassarese?

Sulla città posso dire ben poco. Come prima impressione, mi sembra tranquilla e vivibile. Posso dire di aver avuto la fortuna di conoscere e di giocare insieme a una giocatrice sassarese, Gioia Masia, una ragazza e una giocatrice straordinaria”.

E sulla squadra?

Sono stata accolta benissimo dai dirigenti e dalle mie nuove compagne, pur non avendo mai giocato con nessuna di esse. Il gruppo è ottimo. Possiamo fare grandi cose”.

Quali sono le tue aspettative per la prossima stagione?

“Spero di crescere sia come giocatrice sia come persona. Per me si tratterà della prima esperienza lontano da casa. Sono lieta di poterla vivere a Sassari con la Torres”.

Come sarà il prossimo campionato?

La riduzione del numero delle squadre e il fatto che alcune giocatrici della Torres siano andate a rinforzare altre formazioni farà sì che il campionato possa essere più equilibrato , competitivo ed avvincente”.

Il calcio femminile, nel nostro Paese, continua ad essere considerato, a torto, uno sport minore. Cosa si potrebbe fare per migliorare lo stato delle cose?

In Italia manca il giusto interesse da parte degli sponsor. Tutte le attenzioni sono rivolte al calcio maschile. La fusione tra società maschili e femminili, alla stregua di quanto accade nel resto d’Europa, rappresenterebbe la panacea di tutti i mali. Sono felice che sia stata proprio la Torres. la mia nuova squadra, a compiere questo importante passo Mi auguro che, spinte dal nuovo presidente federale Tavecchio, possano fare altrettanto le maggiori realtà del calcio italiano. Sarà questo l’unico modo per far crescere l’attenzione mediatica verso il nostro sport. Purtroppo, come spesso avviene in Italia, siamo sempre in ritardo. Siamo ancora nel Medio Evo. Le calciatrici continuano a essere trattate da dilettanti, nonostante vivano da professioniste”.

26 Maggio 2012. Che ricordi ti evoca questa data?

Il Napoli, formazione che militava in serie A2, affrontava, per la semifinale della Coppa Italia, la Torres, campione d’Italia in carica. Quello, per noi, era già motivo di grande soddisfazione. Perdevamo 0 a 2. Poi, con tenacia, siamo riuscite a riequilibrare le sorti dell’incontro. Realizzammo la rete del pareggio allo scadere del tempo. I tiri dal dischetto furono un susseguirsi di emozioni. Tirai e realizzai l’ultimo rigore per la mia squadra, quello del 7 a 6. Poi l’errore di una giocatrice della Torres ci aprì la porta della finale. Una giornata fantastica, un’emozione straordinaria che rimarrà indelebile nella mia mente, in quella delle mie compagne e di tutti i tifosi della Carpisa Napoli”.

E ora Valentina, passata dall’azzurro del Napoli al rossoblù della Torres, è pronta a mettere la stessa determinazione, lo stesso spirito combattivo, lo stesso coraggio, la stessa voglia di vincere contro qualsiasi avversario, al servizio della sua nuova squadra.

“La Torres è la mia squadra”. Il nuovo corso della squadra sassarese riparte da una delle sue giocatrici simbolo, Giulia Domenichetti

Lo scorso 11 maggio, al termine della sfida tra Brescia e Torres femminile, decisiva per l’assegnazione del tricolore del calcio in rosa italiano per la stagione 2013 – 2014, Giulia Domenichetti, una delle giocatrici simbolo della compagine sassarese, si è trovata, in mezzo al campo, avvolta dalla bandiera dei quattro mori, mentre le lombarde festeggiavano la conquista del primo scudetto della loro storia.domenichetti

Ed è stato proprio in quel momento che la forte centrocampista ha capito quanto fosse grande il suo amore per la maglia rossoblù e quanto fosse indissolubile il legame con la città di Sassari.

Per tale motivo, nonostante le varie vicissitudini dell’ultima annata sportiva, Giulia Domenichetti è stata la prima, insieme a Giorgia Motta, a dare fiducia al nuovo corso della società sassarese e, dal 18 agosto, ha iniziato la sua ennesima avventura con la casacca rossoblù.

La scelta di rimanere a Sassari è la dimostrazione evidente del tuo amore incondizionato per la Torres femminile. Detto ciò, Giulia, ci potresti dire quali sono le altre motivazioni che ti hanno portata a continuare la tua esperienza sassarese?

La Torres è la mia squadra. Sento questa maglia attaccata alla pelle. Portata a termine l’ultima stagione, che è stata contraddistinta da  problemi di varia natura, ho capito che, per ripartire, fossero necessarie solide basi e che tali fondamenta, almeno a livello di campo e di spirito, fossimo noi giocatrici. Avendo già vissuto il distacco da questa realtà e, memore di ciò che avevo provato in quei momenti, ho pensato, da subito, che la mia prima intenzione fosse quella di restare.

 Per alcuni, considerate le logiche attuali, il mio discorso potrebbe suonare strano, ma, per quel che mi riguarda, mi sento ancora fortemente legata a valori, quali l’attaccamento alla maglia e alla città”

A  prescindere dalla mia volontà, ha giocato un ruolo fondamentale, ai fini della mia scelta, la fiducia riposta nei confronti dei nuovi dirigenti”.

A tal proposito, quali sono le tue impressioni sull’operato della nuova società?

Nonostante alcuni piccoli errori e alcune lacune dovute all’inesperienza, i nuovi dirigenti hanno fatto e stanno facendo molto per far sì che le cose, in futuro, possano andare meglio. Lo ribadisco, se non fossero state chiare le loro intenzioni, io e le mie compagne non saremmo mai rimaste.  A loro non gli si può, di certo, contestare l’impegno, come, parimenti, non si può negare la nostra buona volontà, visto che siamo rimaste dopo le ultime difficili stagioni”.

Lo scorso 27 giugno, è stata ufficializzata la fusione tra la Torres maschile e quella femminile, pensi che voi possiate trarre giovamento da questa unione?

Prima di dare risposte definitive, preferirei aspettare. Comunque, come prima impressione, credo che la fusione possa aver dato maggiore stabilità a livello societario. Per quanto ci riguarda, almeno fino a questo momento, non possiamo dire di aver tratto alcun tipo di giovamento sia per quel che concerne gli aspetti organizzativi sia per quel che concerne l’attenzione mediatica. Purtroppo nessuno parla più di noi, siamo cadute nell’oblio. Basti dire che, lunedì scorso, abbiamo iniziato la preparazione nella quasi totale indifferenza”.

Facciamo un piccolo passo indietro. Pensi che le difficoltà, che avete dovuto affrontare, possano aver rafforzato, a livello mentale, il gruppo, facendo riferimento, in particolare, al nucleo che ha deciso di rimanere?

L’unità del gruppo è stata fondamentale per fare in modo che riuscissimo a portare a termine una stagione così travagliata. Ci sono stati momenti veramente difficili. Siamo arrivate tutte scariche agli ultimi appuntamenti stagionali, anche se alcune hanno patito più di altre questa difficile situazione e, finita la stagione, hanno deciso di intraprendere altre strade”.

Tra le giocatrici, che sono andate via, figura anche Patrizia Panico. Come pensi possa essere la prima stagione senza quello che, da tutti, è considerato il simbolo del calcio femminile italiano?

Patrizia Panico è una fuoriclasse, che ha vinto in qualunque posto abbia giocato. Dovremo sopperire alla sua assenza con l’organizzazione di gioco e con lo spirito di gruppo”.

Per chiudere l’intervista, ci potresti dire quali sono le tue aspettative per la prossima stagione?

Stiamo vivendo una fase di transizione. Bisogna avere pazienza e ragionare sul lungo periodo. Le prime impressioni, dopo i primi giorni, sono positive. Allo stato attuale delle cose, però, il nostro futuro tecnico resta un punto interrogativo. Presumo, invece, che il campionato possa essere più equilibrato e più godibile da parte  degli appassionati italiani del calcio femminile”,

foto, Claudia Sancius

Michela Demontis, giovane promessa della muay thai

Il mondo della muay thai sassarese si tinge, anno dopo anno, sempre più di rosa: alle spalle della campionessa del mondo Sara Donghi, fioriscono tanti nuovi talenti, tra i quali spicca la quindicenne Michela Demontis che, a dispetto della giovane età, può già vantare, nel proprio palmares, la vittoria di quattro titoli italiani e di una Coppa del mondo.Michela 3

Abbiamo incontrato la giovanissima fighter, allieva del maestro Angelo Tarantini, a pochi giorni di distanza dalla 16^ edizione del “Muay Thai Explosion”, kermesse a carattere internazionale, che l’ha vista assoluta protagonista, grazie alla vittoria ai punti contro Mariella Ozzana.

Michela, per iniziare la nostra chiacchierata, ci potresti dire quando e come ti sei avvicinata a questa affascinante disciplina sportiva?

Da sempre sono attratta dagli sport di combattimento, perché, nella vita di tutti i giorni, sono sempre stata un maschiaccio. Ho iniziato a praticare la muay thay nel settembre del 2010, quasi per caso. Prima, per tre anni, avevo fatto taekwondo. Poi, dopo un anno di stop, sono venuta nella palestra dove si praticava quest’arte marziale, convinta da mio cugino.

Il mio primo maestro è stato Vincenzo Casu ed è stato amore a prima vista. Dal primo giorno, la muay thai è diventata, per me, una specie di droga”.

Come sono, invece, i rapporti con il tuo attuale maestro, Angelo Tarantini?

Tra di noi si è instaurato, da subito, un grande feeling. Lui, per me, non è solo un maestro di sport, ma è, soprattutto, un amico, un maestro di vita”.

Quali parole useresti per descrivere il tuo sport a un profano?

La Muay Thai è un’arte marziale che ti insegna a rispettare gli altri e a mantenere la calma nei momenti più difficili. Non è solo calci e pugni come qualcuno, a torto, potrebbe pensare

Facciamo un ipotesi: incontri un bambino per strada, cosa gli diresti per convincerlo a praticare la muay thai?

Gli direi che la muay thai è uno sport divertente, diverso dagli altri, che ti dà una marcia in più, ti aiuta a crescere e a maturare come persona”.

Come è stata accolta, nella tua famiglia, la tua decisione di praticare uno sport, in un certo senso, inusuale per una ragazza?

I miei genitori sono entusiasti e felicissimi, poi mia madre è sempre stata una grande appassionata di arti marziali. Posso dire di essere una figlia d’arte”.

E le tue compagne, le tue amiche cosa dicono di questa scelta?

Con la maggior parte delle mie compagne che praticano, se così si può dire, sport più femminili, come la pallavolo, non parlo mai di muay thai. Mi capita di farlo, qualche volta, con qualcuna che pratica altre arti marziali, come il karate”.

Per chiudere, guardiamo al futuro. Quali sono le tue aspettative per il prosieguo della tua carriera agonistica?

Fra poco passerò alla categoria juniores e spero di far valere le mie doti di lottatrice. Avere, in casa, l’esempio di una campionessa come Sara Donghi, rappresenta, per me, un grande stimolo. Sogno di eguagliare i suoi straordinari risultati, ma, per farlo, dovrò continuare a lavorare con la stessa passione e con la stessa determinazione”.

si ringrazia per la collaborazione, Claudia Sancius

Grazia Fancello racconta la sua passione per la pallavolo

 Ha iniziato a respirare l’aria delle palestre fin da quando era bambina, seguendo le orme della madre, e oggi, all’età di 22 anni, Grazia Fancello, schiacciatrice della Tespiense Quartu, è una delle più valide pallavoliste isolane, che, tornata a calcare i campi di gioco dopo Natale, sta contribuendo alla causa della sua squadra, in lizza per centrare un posto nei play off. Grazia Fancello

Con una madre pallavolista, è stato naturale, per te, essere contagiata dalla passione per la pallavolo.

Sì, sono sempre andata con mia madre agli allenamenti ed è così chee ho iniziato ad appassionarmi a questo splendido sport. Visto che ci dividono solo 18 anni, ho avuto anche la fortuna di giocare con lei ed è stata una bellissima esperienza. L’amore per la pallavolo ha contagiato anche mia sorella, Elena, che gioca nell’Antes Ogliastra Volley. Quando è stato pubblicato il calendario, abbiamo subito guardato le date delle sfide tra la Tespiense e l’Antes Ogliastra; abbiamo atteso, con trepidazione, quei giorni, ma il destino ha voluto che non ci incontrassimo, in quanto io ero assente nella gara di andata, mente mia sorella ha dovuto saltare quella di ritorno, sempre per infortunio”.

Fin dai tuoi esordi hai messo in mostra grandi qualità tecniche e fisiche, al punto di essere considerata una delle più promettenti giocatrici isolane, ci potresti raccontare, a grandi linee, i primi passi della tua carriera.

Quando avevo 13 anni abbiamo vinto, a Dorgali, sia il campionato di Prima Divisione, superando il Lanusei, la cui prima squadra, all’epoca, militava nel campionato di serie B2. Sono stati proprio loro a notare, per primi, le mie doti e a volermi con loro”

 FancelloA Lanusei ho fatto la serie C, con una squadra dall’età media molto bassa, e l’under 18, formazione con la quale abbiamo vinto il campionato regionale e abbiamo partecipato alle fasi interregionali. Vorrei ricordare che il giorno della finale è stato inaugurato il Palazzetto di Dorgali.

 Poi ho fatto il grande salto a Olbia, una delle migliori realtà pallavolistiche isolane, dove ho giocato tre campionati: serie C, under 18 e under 16. Con la serie C abbiamo fatto un campionato di media classifica, mentre con l’under 18 e l’under 16 abbiamo ottenuto grandi soddisfazioni, visto che abbiamo sfiorato l’accesso alle finali nazionali. Per quanto concerne l’under 16, poi, sono stata eletta miglior giocatrice a livello regionale e questo è stato, per me, motivo di grande gioia”

 Per motivi familiari sono dovuta tornare a Dorgali, dove ho disputato il campionato di serie D e dove abbiamo vinto il campionato provinciale under 18″.

 Finite le superiori, ti sei trasferita a Cagliari per proseguire gli studi all’Università e nel capoluogo isolano hai proseguito la tua carriera.

 “In quell’anno, ricevetti una proposta molto interessante dal Civitavecchia, ma, visto che dovevo iscrivermi all’Università, ho deciso di trasferirmi alla San Paolo Cagliari in B2. Quello non è stato un anno fortunato, in quanto ho dovuto fare i conti, tra le altre cose, con alcuni problemi fisici”.

 E poi sono arrivati gli anni alla Tespiense, società nella quale militi tuttora.

 “Alla Tespiense mi trovo benissimo. Ho trovato un ambiente ideale e un presidente eccezionale che capisce le mie esigenze e che mi aiuta tantissimo. L’anno scorso, abbiamo ottenuto un risultato fantastico, riuscendo a qualificarci ai play off promozione. Quello era un gruppo straordinario, formato da ragazze fantastiche e guidato da un allenatore di ottime qualità, come Roberto Abis”.

 Ci potresti raccontare, ora che è passato qualche mese, le emozioni della semifinale con il Selargius ’85.

 “Quella è stata una partita emozionante che noi, nonostante fossimo sfavorite, abbiamo giocato con grande determinazione, al punto che abbiamo sfiorato l’impresa. Purtroppo abbiamo dovuto cedere il passo a due squadre. che poi hanno rinunciato a partecipare al campionato di serie B2. Devo ammettere che questo fatto ha fatto sì che provassi un grande dispiacere a livello personale. Sono convinta che la nostra società avrebbe fatto il possibile per regalarci la gioia di poter giocare in un campionato nazionale”

 Anche quest’anno, siete in corsa per entrare un posto nei play off, quali sono le tue considerazioni sul campionato in corso.

 “Quest’anno, la squadra è stata rivoluzionata. Sono andate via molte giocatrici ed è cambiato l’allenatore, con Fanti che è subentrato ad Abis. Ciò nonostante, stiamo facendo buone cose e siamo in corsa per poter conquistare un posto nei play off. In generale, il campionato, fatta eccezione per la capolista Sacoim Qaurtu, è molto equilibrato e molte partite sono aperte a tutti i risultati”

 E ora prova a descriverti come giocatrice.

Mi piace molto attaccare, variare il mio gioco ed essere una trascinatrice in campo. Credo che la grinta sia un aspetto fondamentale per ogni atleta e che sia un qualcosa di innato. Penso di dover migliorare sotto tanti punti di vista e poi l’allenatore deve essere bravo a gestirmi, visto che sono un po’ permalosa”.

 Tu studi ostetricia, come riesci a conciliare gli impegni sportivi con quelli universitari?

 “Gli allenamenti, lo studio e i turni in clinica occupano molto tempo, ma, con lo spirito di sacrificio,  la buona volontà e l’aiuto di tutti,  riesco a conciliare i miei impegniDetto ciò, la pallavolo sarà  una parte fondamentale della mia vita anche in futuro, quando, terminati gli studi, inizierò a lavorare

 

Alessandra Fatima Cossu, la pallavolista sassarese che sta facendo ottime cose con la Janas Volley

La sua carriera è iniziata nella Futura, società satellite della gloriosa Silvio Pellico, ed è proseguita poi alla Erre, dove è rimasta due anni, nel corso dei quali ha fatto, sotto la guida di Alberto Baldereschi, incetta di titoli ed è crescita in modo esponenziale come pallavolista.Alessandra Fatima Cossu

Poi, per motivi di studio, si è trasferita a Cagliari, città nella quale frequenta il corso di laurea in Ingegneria Biomedica e dove ha iniziato una sorta di seconda vita pallavolistica, vestendo le maglie dell’Alfieri, della Tespiense e della Kolbe per due stagioni.

E ora, la centrale Alessandra Fatima Cossu è uno dei punti di forza della Janas Quartu, formazione che sta ottenendo ottimi risultati nel campionato di serie C di pallavolo femminile.

Per iniziare la nostra intervista, ci potresti parlare proprio di quello che è stato, fino a questo momento, l’andamento della tua squadra?

Siamo partite a fari spenti, in quanto tutte, o quasi, avevamo trascorsi negativi. Personalmente, avevo anche pensato di smettere dopo una stagione alquanto travagliata. Ciò nonostante siamo riuscite a formare uno splendido gruppo e sono arrivati subito i risultati positivi. Partite per fare un campionato tranquillo, ci siamo ritrovate nelle primissime posizioni della classifica, anche se abbiamo avuto una leggera flessione nelle ultime giornate, a causa di infortuni e acciacchi vari che hanno condizionato il rendimento”.

Come vedi il campionato nel complesso?

Il livello del campionato di serie C credo che, anno dopo anno, si stia abbassando. Detto ciò, ogni discorso relativo al primo posto è ormai chiuso. Bisogna dire che, in realtà, non si è mai aperto, visto che la Sacoim Quartu ha un organico nettamente superiore al resto del lotto. Per il resto, sarà una bella lotta sia per conquistare un posto nei play off sia per mantenere la categoria. Mi dispiace vedere in fondo alla classifica l’Antes Ogliastra Volley, perché so come lavora il loro allenatore, Giandomenico Dalù, e quanto si impegnano le ragazze in palestra. Mi auguro che possano risalire, al più presto, la china”.

Dopo aver parlato del campionato di serie C, ci potresti dire le tue considerazioni sulla situazione della pallavolo in Sardegna.

Nella pallavolo, come in altre realtà sportive, non si è curato il settore giovanile. Nel corso degli anni, i vivai sono stati affidati, nella maggior parte dei casi, a persone poco preparate. Ciò ha portato a un abbassamento generale del livello qualitativo. Poi esistono alcune realtà che lavorano bene con i giovani: un esempio è l’Ariete Oristano, società dalla quale sono uscite alcune delle atlete migliori degli ultimi anni, come Valentina Soppelsa, Alessia e Sara Orro”.

Per motivi di studio, ti sei trasferita da Sassari a Cagliari: quali differenze hai potuto riscontrare tra le due città sia per quel che riguarda la pallavolo sia per quel che riguarda la vita di tutti i giorni?

Dal punto di vista pallavolistico, a Cagliari c’è più movimento e più possibilità di vedere all’opera squadre di alto livello. Allo stesso tempo, il fatto che ci siano tante squadre crea problemi per quanto concerne l’utilizzo degli impianti. Per quel che riguarda la vita di tutti i giorni, devo ammettere che Cagliari è una bellissima città, dove ci sono tantissime possibilità per tutti. Detto ciò, il legame con la mia città è fortissimo e appena ho un po’ di tempo libero mi dedico alle amicizie sassaresi”.

E ora prova a descriverti come giocatrice.

Come giocatrice penso di avere più difetti che pregi. Devo migliorare molto dal punto di vista tecnico. Lavorare con un tecnico preparato, come Lilliu, mi aiuterà a limare i miei difetti. Poi penso di essere un’atleta che ama impegnarsi in palestra, dare il massimo in partita, fare gruppo e divertirmi con le mie compagne”.

Hai appena citato il tuo attuale tecnico, ci sono altri allenatori a cui pensi di dover essere riconoscente?

Sì, innanzi tutto Alberto Baldereschi che, insieme al suo staff (Kiko Piu e gli altri), mi ha fatto diventare una giocatrice e mi ha insegnato la cultura del lavoro, che riveste un’importanza fondamentale in tutti gli aspetti della vita. Poi altri allenatori, uno su tutti Roberto Abis, hanno contribuito alla mia crescita come pallavolista”.

Laura Ganzedda, il giovane capitano dell’Orion

Nonostante abbia solo 18 anni, Laura Ganzedda è una delle giocatrici più “esperte” dell’Orion, formazione che sta ottenendo ottimi risultati nel campionato di serie D di pallavolo femminile, grazie al sapiente lavoro dei tecnici Alberto Baldereschi e Luca Saba, i quali hanno deciso di puntare sulla valorizzazione del vivaio, unica strada percorribile per poter dare un futuro alla pallavolo sassarese.Laura Ganzedda

E ora, dopo un avvio difficile, i risultati stanno premiando il lavoro delle giovani atlete dell’Orion, le quali, nelle ultime cinque giornate, hanno collezionato ben 4 vittorie, la più prestigiosa con la forte Hermaea Olbia, una delle pretendenti al salto di categoria.

La voglia di sacrificarsi in palestra e di divertirsi insieme sono i segreti di un gruppo formato da ragazze dai grandi valori umani, come è, ad esempio, Laura Ganzedda, capace, come altre sue compagne di squadra, di coniugare, nel migliore dei modi, gli impegni sportivi con quelli scolastici.

Con il giovane capitano dell’Orion abbiamo fatto una gradevole chiacchierata, incentrata sulla sua passione per la pallavolo e sull’ottimo rendimento della sua squadra, che sembra avere tutte le potenzialità per centrare il traguardo della salvezza.

Laura, ci potresti dire come è iniziata la tua avventura nel mondo della pallavolo?

Ho iniziato a giocare a pallavolo all’età di 8 anni, quando frequentavo la terza elementare. La mia prima squadra è stata proprio l’Orion: una scelta, questa, dettata da questioni familiari. Con il trascorrere del tempo, la passione è andata, via via, crescendo e credo che continuerò a giocare ancora per molti anni”.

Qual è l’aspetto che ti piace di più dello sport che pratichi?

La pallavolo, per me, è un bellissimo passatempo, in quanto venire in palestra, per allenarmi o per giocare, mi aiuta a smaltire le tensioni di un’intera giornata”.

Quali sono i rapporti con le tue compagne di squadra e con l’allenatore?

Siamo riuscite a creare un gruppo bellissimo, fatto questo che ci sta aiutando molto in questa stagione. Quando c’è unità, tutto diventa più semplice e si riesce a superare meglio anche le difficoltà. Personalmente mi sento molto legata a Laura Rotelli, Rita Esposito e Paola Sanciu, ragazze con le quali ho condiviso diverse esperienze anche nel passato. Per quel che riguarda l’allenatore, invece, abbiamo la foruna di lavorare con uno dei migliori tecnici in Sardegna, un vero e proprio maestro di pallavolo”.

A proposito del passato, tu hai avuto la fortuna di vincere, con la maglia della Sassari 2001, il campionato di serie C. Cosa ti è rimasto di quell’esperienza?

Quella è stata un’esperienza eccezionale, soprattutto per quel che concerne l’aspetto sportivo, visto che ho avuto la fortuna di giocare insieme ad atlete di valore assoluto, quali sono Valeria Gagliardi e Silvia Figus, ragazza eccezionale anche dal punto di vista umano. Di lei conservo un bellissimo ricordo”.

Torniamo al presente, quali sono le tue considerazioni sull’andamento della tua squadra e sul campionato in generale?

Per noi è stato fondamentale vincere la partita contro l’Hermaea Olbia, una delle formazioni più forti del girone. Quel successo ci ha dato una carica eccezionale. Adesso siamo consapevoli di poter competere con qualunque avversario. Detto ciò, il campionato è molto equilibrato e livellato verso l’alto. Ora come ora, è difficile pronosticare chi lo possa vincere. Ci sono in lizza almeno due o tre squadre. Personalmente, mi auguro che, alla fine, possa prevalere la Quadrifoglio Porto Torres, un gruppo giovane con ottime qualità tecniche, in particolare possono contare su un’eccellente ed efficace battuta”.

Parliamo nuovamente di te, quali pensi siano i tuoi pregi e i tuoi difetti come pallavolista?

Preferisco di parlare dei difetti, visto che non credo di avere tanti pregi come giocatrice. Penso di essere poco costante. Sto lavorando per limare questo difetto, ma devo ancora migliorare sotto questo punto di vista”.

Quali sono, per chiudere l’intervista, i tuoi modelli di riferimento?

Non mi piace guardare le partite alla televisione, pertanto non ho giocatrici alle quali mi ispiro. Preferisco, invece, seguire le partite dal vivo, Per tale motivo ero in prima fila la scorsa estate, quando ha giocato a Sassari la Nazionale di pallavolo maschile”.

si ringrazia Claudia Sancius per la collaborazione

Silvia Ruda, la palleggiatrice dell’Orion

Nonostante abbia solo vent’anni, Silvia Ruda può essere considerata una delle veterane dell’Orion, formazione dall’età media molto bassa che, dopo aver pagato, nelle prime giornate, lo scotto dell’inesperienza, ha finalmente iniziato a raccogliere i frutti del proprio lavoro, conquistando, in chiusura del 2013, due importanti vittorie contro l’Hermaea Olbia e la Smeraldina Arzachena.Silvia Ruda

A orchestrare il gioco della formazione allenata dal duo Baldereschi – Saba è proprio la palleggiatrice di Thiesi, la quale, alla prima esperienza nel campionato di serie D, sta vivendo la stagione in corso con la giusta mentalità e con il necessario entusiasmo, consapevole che quest’annata sportiva possa rappresentare, per lei, un trampolino di lancio importante per il prosieguo della sua carriera.

Silvia, ci potresti dire quando hai mosso i primi passi nel mondo della pallavolo?

Ho iniziato a giocare a 9 anni, quando frequentavo le terza elementare, nel mio paese, a Thiesi, dove c’è sempre stata una buona tradizione per quel che riguarda la pallavolo. Ho fatto tutta la trafila nel settore giovanile fino ad arrivare a disputare con la prima squadra in Prima e Seconda Divisione. L’anno scorso, dopo aver conseguito la maturità classica, mi sono trasferita a Torino per l’Università e ho dovuto, in un certo senso, abbandonare la pallavolo. Ogni tanto, quando rientravo a casa, mi capitava di allenarmi e ho giocato anche qualche partita, tra le quali proprio quella con l’Orion. In quell’occasione, mi ha notato Alberto Baldereschi e ora mi ritrovo a vivere questa bella esperienza con la formazione sassarese”.

Cosa ti ha spinto a giocare a pallavolo?

Prima di giocare a pallavolo, ho praticato molti altri sport. All’inizio mia madre voleva che facessi danza classica, ma ha ricevuto il mio netto rifiuto. Poi mi sono dedicata al karate, al nuoto, alla ginnastica artistica, ma sono state tutte passioni passeggere. L’unica vera passione è stata ed è la pallavolo, che è, per me, l’unica certezza in questa fase della vita caratterizzata da molti dubbi su diverse questioni”.

Il tuo ruolo, quello di palleggiatrice, è molto delicato, quali sono gli aspetti che ti piacciono di più di esso?

Mi piace il fatto che sia un ruolo molto complesso e che conti, in maniera preponderante, l’aspetto mentale. Poi, pur essendo consapevole del fatto che errare sia umano, mi sento gratificata quando un palleggio è finalizzato, al meglio, da una mia compagna di squadra”.

Parliamo un po’ di quello che è stato, finora, l’andamento della tua squadra?

Abbiamo avuto qualche difficoltà, a causa soprattutto dell’inesperienza, poi abbiamo fatto un vero e proprio capolavoro, vincendo con una squadra forte come l’Hermaea Olbia. Da quel giorno credo che sia iniziato, per noi, un altro campionato. Sono, pur rimanendo con i piedi per terra, molto ambiziosa e credo che potremo toglierci, se continueremo a lavorare in palestra, le nostre soddisfazioni. Il campionato, nel suo complesso, è di buon livello, con tante squadre che possono puntare al salto di categoria. Per me si tratta di un’esperienza totalmente nuova e interessante, soprattutto per quel che riguarda gli allenamenti, che sono molto più tecnici di quelli che facevo in passato”.

Quali sono le tue aspettative per il futuro?

Questa stagione non la considero un punto d’arrivo, ma la base di partenza per far sì che io possa fare, nel prosieguo della mia carriera, un bel salto di qualità, tenendo conto del fatto che pare ci sia, in Sardegna, una penuria di palleggiatrici”.

Per chiudere l’intervista, ci parli dei tuoi interessi al di fuori della pallavolo?

Nel tempo libero che mi resta tra gli impegni con lo studio, frequento il primo anno di Scienze del turismo culturale, e quelli con la pallavolo, mi piace dedicarmi a diverse attività. Adoro il mare, guardare i fondali e ho fatto anche un corso di vela. Mi piace tantissimo viaggiare. Il viaggio più bello è stato quello che ho fatto a New York, dove ho potuto consatare quali sono le differenze tra un “paesotto”, quale è, per me, Sassari, e una grande metropoli. Mi diletto, infine, con la cucina e mi diverto a sperimentare ricette e nuovi piatti

Un discorso sulla pallamano con Chicco Manca, allenatore – giocatore della Sinergia

Vincere divertendosi e, allo stesso tempo, facendo divertire i tanti appassionati: questo è l’obiettivo primario che si pone la Sinergia, formazione che partecipa al campionato di serie B di pallamano maschile.Chicco Manca

E subito sono arrivati i risultati positivi: tre successi nelle prime tre giornate e conseguente primato in classifica. D’altronde, le cose non potevano andare diversamente, visto che la compagine sassarese schiera elementi di assoluto valore, i quali hanno calcato palcoscenici ben più prestigiosi. Stiamo parlando dei vari Francesco Masia, Framcesco Mbaye, Fabio Del Prete, Andrea Giordo, Florin Pavel e Chicco Manca.

Con quest’ultimo, che svolge il ruolo di allenatore giocatore, abbiamo fatto un discorso sulla sua carriera e sulle questioni relative alla pallamano in generale.

Chicco, ci potresti raccontare come è iniziata l’avventura della Sinergia nel campionato di serie B di pallamano?

Per quanto mi riguarda, devo ammettere che, al termine della passata stagione, vissuta nella massima serie con l’Jchnusa, aveva deciso di chiudere con la pallamano, in quanto deluso da tante cose. Poi sono stato coinvolto da un amico, Andrea Serra, che è stato il vero fautore di questo progetto.

All’inizio abbiamo recuperato qualche ragazzo che, negli anni scorsi, si era perso per strada, poi, dopo la mancata iscrizione dell’Jchnusa, abbiamo coinvolto nel progetto anche altri ragazzi che avevano militato in serie A. E ora non possiamo più nasconderci, il nostro obiettivo è la vittoria del campionato”.

Chiudiamo il discorso sulla Sinergia e parliamo della tua carriera, quando hai mosso i primi passi nel mondo della pallamano?

Ho iniziato in prima superiore, al Liceo Spano. Il mio maestro è stato Oreste Dessanti. Con la squadra della scuola ho fatto tutta la trafila e ho ottenuto risultati straordinari: in terza abbiamo partecipato ai Campionati Studenteschi di Strasburgo; in quinta, invece, abbiamo vinto il campionato federale di serie B e siamo arrivati quarti ai Campionati under 20. Nell’occasione sono stato premiato come miglior giocatore e sono stato convocato per l’Interamnia. Sono stato notato da Beppe Tedesco, tecnico del Bologna, e ho deciso di trasferirmi nel capoluogo felsineo”.

Ci parli delle tue stagioni a Bologna.

Per prima cosa devo dire che a Bologna ho cambiato ruolo, passando da centrale ad ala. Il primo anno ho giocato poco, poi, pian piano, ho trovato il mio spazio, al punto di meritare la convocazione per un raduno della Nazionale.

Ci sono state, poi, delle incomprensioni con la società e ho deciso di fermarmi per cinque anni, periodo durante il quale ho conseguito la laurea in giurisprudenza”.

Poi sei tornato a Sassari e hai ripreso il tuo cammino nel mondo della pallamano.

Sì, quando sono tornato a Sassari, ho ripreso a giocare a pallamano nella Sinergia, dove ho ritrovato il mio primo maestro, Oreste Dessanti. Il campionato di serie B era, al tempo, un campionato interregionale. Giocavamo contro squadre della Toscana.

Finita quella stagione, sono stato chiamato da Luigi Passino per fare la A1 con la Jchnusa, società con la quale, nell’ultima annata sportiva, siamo arrivati, nonostante non siano mancate le vicissitudini, a disputare i play off scudetto. Poi, come ben sanno coloro i quali seguono le vicende della pallamano sassarese, è finito tutto nel peggiore dei modi, visto che la squadra non è stata iscritta al campionato”.

Torniamo a parlare della tua carriera, qual è il giocatore più forte con il quale hai giocato?

Non ho dubbi, Marcello Montalto, un vero e proprio fuoriclasse”.

Una domanda per chiudere la nostra chiacchierata, cosa manca alla pallamano italiana per poter competere con le migliori realtà europee”.

La pallamano italiana ha bisogno di una federazione seria, che organizzi i campionati in maniera professionistica, in modo da far crescere la competizione e, conseguentemente, il livello. Lo stesso discorso deve essere esteso ai tornei giovanili.Per quel che concerne in maniera più specifica la realtà sassarese, è necessario che tutte le società, ora attive, collaborino e facciano sistema”.