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Michela Demontis, giovane promessa della muay thai

Il mondo della muay thai sassarese si tinge, anno dopo anno, sempre più di rosa: alle spalle della campionessa del mondo Sara Donghi, fioriscono tanti nuovi talenti, tra i quali spicca la quindicenne Michela Demontis che, a dispetto della giovane età, può già vantare, nel proprio palmares, la vittoria di quattro titoli italiani e di una Coppa del mondo.Michela 3

Abbiamo incontrato la giovanissima fighter, allieva del maestro Angelo Tarantini, a pochi giorni di distanza dalla 16^ edizione del “Muay Thai Explosion”, kermesse a carattere internazionale, che l’ha vista assoluta protagonista, grazie alla vittoria ai punti contro Mariella Ozzana.

Michela, per iniziare la nostra chiacchierata, ci potresti dire quando e come ti sei avvicinata a questa affascinante disciplina sportiva?

Da sempre sono attratta dagli sport di combattimento, perché, nella vita di tutti i giorni, sono sempre stata un maschiaccio. Ho iniziato a praticare la muay thay nel settembre del 2010, quasi per caso. Prima, per tre anni, avevo fatto taekwondo. Poi, dopo un anno di stop, sono venuta nella palestra dove si praticava quest’arte marziale, convinta da mio cugino.

Il mio primo maestro è stato Vincenzo Casu ed è stato amore a prima vista. Dal primo giorno, la muay thai è diventata, per me, una specie di droga”.

Come sono, invece, i rapporti con il tuo attuale maestro, Angelo Tarantini?

Tra di noi si è instaurato, da subito, un grande feeling. Lui, per me, non è solo un maestro di sport, ma è, soprattutto, un amico, un maestro di vita”.

Quali parole useresti per descrivere il tuo sport a un profano?

La Muay Thai è un’arte marziale che ti insegna a rispettare gli altri e a mantenere la calma nei momenti più difficili. Non è solo calci e pugni come qualcuno, a torto, potrebbe pensare

Facciamo un ipotesi: incontri un bambino per strada, cosa gli diresti per convincerlo a praticare la muay thai?

Gli direi che la muay thai è uno sport divertente, diverso dagli altri, che ti dà una marcia in più, ti aiuta a crescere e a maturare come persona”.

Come è stata accolta, nella tua famiglia, la tua decisione di praticare uno sport, in un certo senso, inusuale per una ragazza?

I miei genitori sono entusiasti e felicissimi, poi mia madre è sempre stata una grande appassionata di arti marziali. Posso dire di essere una figlia d’arte”.

E le tue compagne, le tue amiche cosa dicono di questa scelta?

Con la maggior parte delle mie compagne che praticano, se così si può dire, sport più femminili, come la pallavolo, non parlo mai di muay thai. Mi capita di farlo, qualche volta, con qualcuna che pratica altre arti marziali, come il karate”.

Per chiudere, guardiamo al futuro. Quali sono le tue aspettative per il prosieguo della tua carriera agonistica?

Fra poco passerò alla categoria juniores e spero di far valere le mie doti di lottatrice. Avere, in casa, l’esempio di una campionessa come Sara Donghi, rappresenta, per me, un grande stimolo. Sogno di eguagliare i suoi straordinari risultati, ma, per farlo, dovrò continuare a lavorare con la stessa passione e con la stessa determinazione”.

si ringrazia per la collaborazione, Claudia Sancius

Grazia Fancello racconta la sua passione per la pallavolo

 Ha iniziato a respirare l’aria delle palestre fin da quando era bambina, seguendo le orme della madre, e oggi, all’età di 22 anni, Grazia Fancello, schiacciatrice della Tespiense Quartu, è una delle più valide pallavoliste isolane, che, tornata a calcare i campi di gioco dopo Natale, sta contribuendo alla causa della sua squadra, in lizza per centrare un posto nei play off. Grazia Fancello

Con una madre pallavolista, è stato naturale, per te, essere contagiata dalla passione per la pallavolo.

Sì, sono sempre andata con mia madre agli allenamenti ed è così chee ho iniziato ad appassionarmi a questo splendido sport. Visto che ci dividono solo 18 anni, ho avuto anche la fortuna di giocare con lei ed è stata una bellissima esperienza. L’amore per la pallavolo ha contagiato anche mia sorella, Elena, che gioca nell’Antes Ogliastra Volley. Quando è stato pubblicato il calendario, abbiamo subito guardato le date delle sfide tra la Tespiense e l’Antes Ogliastra; abbiamo atteso, con trepidazione, quei giorni, ma il destino ha voluto che non ci incontrassimo, in quanto io ero assente nella gara di andata, mente mia sorella ha dovuto saltare quella di ritorno, sempre per infortunio”.

Fin dai tuoi esordi hai messo in mostra grandi qualità tecniche e fisiche, al punto di essere considerata una delle più promettenti giocatrici isolane, ci potresti raccontare, a grandi linee, i primi passi della tua carriera.

Quando avevo 13 anni abbiamo vinto, a Dorgali, sia il campionato di Prima Divisione, superando il Lanusei, la cui prima squadra, all’epoca, militava nel campionato di serie B2. Sono stati proprio loro a notare, per primi, le mie doti e a volermi con loro”

 FancelloA Lanusei ho fatto la serie C, con una squadra dall’età media molto bassa, e l’under 18, formazione con la quale abbiamo vinto il campionato regionale e abbiamo partecipato alle fasi interregionali. Vorrei ricordare che il giorno della finale è stato inaugurato il Palazzetto di Dorgali.

 Poi ho fatto il grande salto a Olbia, una delle migliori realtà pallavolistiche isolane, dove ho giocato tre campionati: serie C, under 18 e under 16. Con la serie C abbiamo fatto un campionato di media classifica, mentre con l’under 18 e l’under 16 abbiamo ottenuto grandi soddisfazioni, visto che abbiamo sfiorato l’accesso alle finali nazionali. Per quanto concerne l’under 16, poi, sono stata eletta miglior giocatrice a livello regionale e questo è stato, per me, motivo di grande gioia”

 Per motivi familiari sono dovuta tornare a Dorgali, dove ho disputato il campionato di serie D e dove abbiamo vinto il campionato provinciale under 18″.

 Finite le superiori, ti sei trasferita a Cagliari per proseguire gli studi all’Università e nel capoluogo isolano hai proseguito la tua carriera.

 “In quell’anno, ricevetti una proposta molto interessante dal Civitavecchia, ma, visto che dovevo iscrivermi all’Università, ho deciso di trasferirmi alla San Paolo Cagliari in B2. Quello non è stato un anno fortunato, in quanto ho dovuto fare i conti, tra le altre cose, con alcuni problemi fisici”.

 E poi sono arrivati gli anni alla Tespiense, società nella quale militi tuttora.

 “Alla Tespiense mi trovo benissimo. Ho trovato un ambiente ideale e un presidente eccezionale che capisce le mie esigenze e che mi aiuta tantissimo. L’anno scorso, abbiamo ottenuto un risultato fantastico, riuscendo a qualificarci ai play off promozione. Quello era un gruppo straordinario, formato da ragazze fantastiche e guidato da un allenatore di ottime qualità, come Roberto Abis”.

 Ci potresti raccontare, ora che è passato qualche mese, le emozioni della semifinale con il Selargius ’85.

 “Quella è stata una partita emozionante che noi, nonostante fossimo sfavorite, abbiamo giocato con grande determinazione, al punto che abbiamo sfiorato l’impresa. Purtroppo abbiamo dovuto cedere il passo a due squadre. che poi hanno rinunciato a partecipare al campionato di serie B2. Devo ammettere che questo fatto ha fatto sì che provassi un grande dispiacere a livello personale. Sono convinta che la nostra società avrebbe fatto il possibile per regalarci la gioia di poter giocare in un campionato nazionale”

 Anche quest’anno, siete in corsa per entrare un posto nei play off, quali sono le tue considerazioni sul campionato in corso.

 “Quest’anno, la squadra è stata rivoluzionata. Sono andate via molte giocatrici ed è cambiato l’allenatore, con Fanti che è subentrato ad Abis. Ciò nonostante, stiamo facendo buone cose e siamo in corsa per poter conquistare un posto nei play off. In generale, il campionato, fatta eccezione per la capolista Sacoim Qaurtu, è molto equilibrato e molte partite sono aperte a tutti i risultati”

 E ora prova a descriverti come giocatrice.

Mi piace molto attaccare, variare il mio gioco ed essere una trascinatrice in campo. Credo che la grinta sia un aspetto fondamentale per ogni atleta e che sia un qualcosa di innato. Penso di dover migliorare sotto tanti punti di vista e poi l’allenatore deve essere bravo a gestirmi, visto che sono un po’ permalosa”.

 Tu studi ostetricia, come riesci a conciliare gli impegni sportivi con quelli universitari?

 “Gli allenamenti, lo studio e i turni in clinica occupano molto tempo, ma, con lo spirito di sacrificio,  la buona volontà e l’aiuto di tutti,  riesco a conciliare i miei impegniDetto ciò, la pallavolo sarà  una parte fondamentale della mia vita anche in futuro, quando, terminati gli studi, inizierò a lavorare

 

Alessandra Fatima Cossu, la pallavolista sassarese che sta facendo ottime cose con la Janas Volley

La sua carriera è iniziata nella Futura, società satellite della gloriosa Silvio Pellico, ed è proseguita poi alla Erre, dove è rimasta due anni, nel corso dei quali ha fatto, sotto la guida di Alberto Baldereschi, incetta di titoli ed è crescita in modo esponenziale come pallavolista.Alessandra Fatima Cossu

Poi, per motivi di studio, si è trasferita a Cagliari, città nella quale frequenta il corso di laurea in Ingegneria Biomedica e dove ha iniziato una sorta di seconda vita pallavolistica, vestendo le maglie dell’Alfieri, della Tespiense e della Kolbe per due stagioni.

E ora, la centrale Alessandra Fatima Cossu è uno dei punti di forza della Janas Quartu, formazione che sta ottenendo ottimi risultati nel campionato di serie C di pallavolo femminile.

Per iniziare la nostra intervista, ci potresti parlare proprio di quello che è stato, fino a questo momento, l’andamento della tua squadra?

Siamo partite a fari spenti, in quanto tutte, o quasi, avevamo trascorsi negativi. Personalmente, avevo anche pensato di smettere dopo una stagione alquanto travagliata. Ciò nonostante siamo riuscite a formare uno splendido gruppo e sono arrivati subito i risultati positivi. Partite per fare un campionato tranquillo, ci siamo ritrovate nelle primissime posizioni della classifica, anche se abbiamo avuto una leggera flessione nelle ultime giornate, a causa di infortuni e acciacchi vari che hanno condizionato il rendimento”.

Come vedi il campionato nel complesso?

Il livello del campionato di serie C credo che, anno dopo anno, si stia abbassando. Detto ciò, ogni discorso relativo al primo posto è ormai chiuso. Bisogna dire che, in realtà, non si è mai aperto, visto che la Sacoim Quartu ha un organico nettamente superiore al resto del lotto. Per il resto, sarà una bella lotta sia per conquistare un posto nei play off sia per mantenere la categoria. Mi dispiace vedere in fondo alla classifica l’Antes Ogliastra Volley, perché so come lavora il loro allenatore, Giandomenico Dalù, e quanto si impegnano le ragazze in palestra. Mi auguro che possano risalire, al più presto, la china”.

Dopo aver parlato del campionato di serie C, ci potresti dire le tue considerazioni sulla situazione della pallavolo in Sardegna.

Nella pallavolo, come in altre realtà sportive, non si è curato il settore giovanile. Nel corso degli anni, i vivai sono stati affidati, nella maggior parte dei casi, a persone poco preparate. Ciò ha portato a un abbassamento generale del livello qualitativo. Poi esistono alcune realtà che lavorano bene con i giovani: un esempio è l’Ariete Oristano, società dalla quale sono uscite alcune delle atlete migliori degli ultimi anni, come Valentina Soppelsa, Alessia e Sara Orro”.

Per motivi di studio, ti sei trasferita da Sassari a Cagliari: quali differenze hai potuto riscontrare tra le due città sia per quel che riguarda la pallavolo sia per quel che riguarda la vita di tutti i giorni?

Dal punto di vista pallavolistico, a Cagliari c’è più movimento e più possibilità di vedere all’opera squadre di alto livello. Allo stesso tempo, il fatto che ci siano tante squadre crea problemi per quanto concerne l’utilizzo degli impianti. Per quel che riguarda la vita di tutti i giorni, devo ammettere che Cagliari è una bellissima città, dove ci sono tantissime possibilità per tutti. Detto ciò, il legame con la mia città è fortissimo e appena ho un po’ di tempo libero mi dedico alle amicizie sassaresi”.

E ora prova a descriverti come giocatrice.

Come giocatrice penso di avere più difetti che pregi. Devo migliorare molto dal punto di vista tecnico. Lavorare con un tecnico preparato, come Lilliu, mi aiuterà a limare i miei difetti. Poi penso di essere un’atleta che ama impegnarsi in palestra, dare il massimo in partita, fare gruppo e divertirmi con le mie compagne”.

Hai appena citato il tuo attuale tecnico, ci sono altri allenatori a cui pensi di dover essere riconoscente?

Sì, innanzi tutto Alberto Baldereschi che, insieme al suo staff (Kiko Piu e gli altri), mi ha fatto diventare una giocatrice e mi ha insegnato la cultura del lavoro, che riveste un’importanza fondamentale in tutti gli aspetti della vita. Poi altri allenatori, uno su tutti Roberto Abis, hanno contribuito alla mia crescita come pallavolista”.

Laura Ganzedda, il giovane capitano dell’Orion

Nonostante abbia solo 18 anni, Laura Ganzedda è una delle giocatrici più “esperte” dell’Orion, formazione che sta ottenendo ottimi risultati nel campionato di serie D di pallavolo femminile, grazie al sapiente lavoro dei tecnici Alberto Baldereschi e Luca Saba, i quali hanno deciso di puntare sulla valorizzazione del vivaio, unica strada percorribile per poter dare un futuro alla pallavolo sassarese.Laura Ganzedda

E ora, dopo un avvio difficile, i risultati stanno premiando il lavoro delle giovani atlete dell’Orion, le quali, nelle ultime cinque giornate, hanno collezionato ben 4 vittorie, la più prestigiosa con la forte Hermaea Olbia, una delle pretendenti al salto di categoria.

La voglia di sacrificarsi in palestra e di divertirsi insieme sono i segreti di un gruppo formato da ragazze dai grandi valori umani, come è, ad esempio, Laura Ganzedda, capace, come altre sue compagne di squadra, di coniugare, nel migliore dei modi, gli impegni sportivi con quelli scolastici.

Con il giovane capitano dell’Orion abbiamo fatto una gradevole chiacchierata, incentrata sulla sua passione per la pallavolo e sull’ottimo rendimento della sua squadra, che sembra avere tutte le potenzialità per centrare il traguardo della salvezza.

Laura, ci potresti dire come è iniziata la tua avventura nel mondo della pallavolo?

Ho iniziato a giocare a pallavolo all’età di 8 anni, quando frequentavo la terza elementare. La mia prima squadra è stata proprio l’Orion: una scelta, questa, dettata da questioni familiari. Con il trascorrere del tempo, la passione è andata, via via, crescendo e credo che continuerò a giocare ancora per molti anni”.

Qual è l’aspetto che ti piace di più dello sport che pratichi?

La pallavolo, per me, è un bellissimo passatempo, in quanto venire in palestra, per allenarmi o per giocare, mi aiuta a smaltire le tensioni di un’intera giornata”.

Quali sono i rapporti con le tue compagne di squadra e con l’allenatore?

Siamo riuscite a creare un gruppo bellissimo, fatto questo che ci sta aiutando molto in questa stagione. Quando c’è unità, tutto diventa più semplice e si riesce a superare meglio anche le difficoltà. Personalmente mi sento molto legata a Laura Rotelli, Rita Esposito e Paola Sanciu, ragazze con le quali ho condiviso diverse esperienze anche nel passato. Per quel che riguarda l’allenatore, invece, abbiamo la foruna di lavorare con uno dei migliori tecnici in Sardegna, un vero e proprio maestro di pallavolo”.

A proposito del passato, tu hai avuto la fortuna di vincere, con la maglia della Sassari 2001, il campionato di serie C. Cosa ti è rimasto di quell’esperienza?

Quella è stata un’esperienza eccezionale, soprattutto per quel che concerne l’aspetto sportivo, visto che ho avuto la fortuna di giocare insieme ad atlete di valore assoluto, quali sono Valeria Gagliardi e Silvia Figus, ragazza eccezionale anche dal punto di vista umano. Di lei conservo un bellissimo ricordo”.

Torniamo al presente, quali sono le tue considerazioni sull’andamento della tua squadra e sul campionato in generale?

Per noi è stato fondamentale vincere la partita contro l’Hermaea Olbia, una delle formazioni più forti del girone. Quel successo ci ha dato una carica eccezionale. Adesso siamo consapevoli di poter competere con qualunque avversario. Detto ciò, il campionato è molto equilibrato e livellato verso l’alto. Ora come ora, è difficile pronosticare chi lo possa vincere. Ci sono in lizza almeno due o tre squadre. Personalmente, mi auguro che, alla fine, possa prevalere la Quadrifoglio Porto Torres, un gruppo giovane con ottime qualità tecniche, in particolare possono contare su un’eccellente ed efficace battuta”.

Parliamo nuovamente di te, quali pensi siano i tuoi pregi e i tuoi difetti come pallavolista?

Preferisco di parlare dei difetti, visto che non credo di avere tanti pregi come giocatrice. Penso di essere poco costante. Sto lavorando per limare questo difetto, ma devo ancora migliorare sotto questo punto di vista”.

Quali sono, per chiudere l’intervista, i tuoi modelli di riferimento?

Non mi piace guardare le partite alla televisione, pertanto non ho giocatrici alle quali mi ispiro. Preferisco, invece, seguire le partite dal vivo, Per tale motivo ero in prima fila la scorsa estate, quando ha giocato a Sassari la Nazionale di pallavolo maschile”.

si ringrazia Claudia Sancius per la collaborazione

Silvia Ruda, la palleggiatrice dell’Orion

Nonostante abbia solo vent’anni, Silvia Ruda può essere considerata una delle veterane dell’Orion, formazione dall’età media molto bassa che, dopo aver pagato, nelle prime giornate, lo scotto dell’inesperienza, ha finalmente iniziato a raccogliere i frutti del proprio lavoro, conquistando, in chiusura del 2013, due importanti vittorie contro l’Hermaea Olbia e la Smeraldina Arzachena.Silvia Ruda

A orchestrare il gioco della formazione allenata dal duo Baldereschi – Saba è proprio la palleggiatrice di Thiesi, la quale, alla prima esperienza nel campionato di serie D, sta vivendo la stagione in corso con la giusta mentalità e con il necessario entusiasmo, consapevole che quest’annata sportiva possa rappresentare, per lei, un trampolino di lancio importante per il prosieguo della sua carriera.

Silvia, ci potresti dire quando hai mosso i primi passi nel mondo della pallavolo?

Ho iniziato a giocare a 9 anni, quando frequentavo le terza elementare, nel mio paese, a Thiesi, dove c’è sempre stata una buona tradizione per quel che riguarda la pallavolo. Ho fatto tutta la trafila nel settore giovanile fino ad arrivare a disputare con la prima squadra in Prima e Seconda Divisione. L’anno scorso, dopo aver conseguito la maturità classica, mi sono trasferita a Torino per l’Università e ho dovuto, in un certo senso, abbandonare la pallavolo. Ogni tanto, quando rientravo a casa, mi capitava di allenarmi e ho giocato anche qualche partita, tra le quali proprio quella con l’Orion. In quell’occasione, mi ha notato Alberto Baldereschi e ora mi ritrovo a vivere questa bella esperienza con la formazione sassarese”.

Cosa ti ha spinto a giocare a pallavolo?

Prima di giocare a pallavolo, ho praticato molti altri sport. All’inizio mia madre voleva che facessi danza classica, ma ha ricevuto il mio netto rifiuto. Poi mi sono dedicata al karate, al nuoto, alla ginnastica artistica, ma sono state tutte passioni passeggere. L’unica vera passione è stata ed è la pallavolo, che è, per me, l’unica certezza in questa fase della vita caratterizzata da molti dubbi su diverse questioni”.

Il tuo ruolo, quello di palleggiatrice, è molto delicato, quali sono gli aspetti che ti piacciono di più di esso?

Mi piace il fatto che sia un ruolo molto complesso e che conti, in maniera preponderante, l’aspetto mentale. Poi, pur essendo consapevole del fatto che errare sia umano, mi sento gratificata quando un palleggio è finalizzato, al meglio, da una mia compagna di squadra”.

Parliamo un po’ di quello che è stato, finora, l’andamento della tua squadra?

Abbiamo avuto qualche difficoltà, a causa soprattutto dell’inesperienza, poi abbiamo fatto un vero e proprio capolavoro, vincendo con una squadra forte come l’Hermaea Olbia. Da quel giorno credo che sia iniziato, per noi, un altro campionato. Sono, pur rimanendo con i piedi per terra, molto ambiziosa e credo che potremo toglierci, se continueremo a lavorare in palestra, le nostre soddisfazioni. Il campionato, nel suo complesso, è di buon livello, con tante squadre che possono puntare al salto di categoria. Per me si tratta di un’esperienza totalmente nuova e interessante, soprattutto per quel che riguarda gli allenamenti, che sono molto più tecnici di quelli che facevo in passato”.

Quali sono le tue aspettative per il futuro?

Questa stagione non la considero un punto d’arrivo, ma la base di partenza per far sì che io possa fare, nel prosieguo della mia carriera, un bel salto di qualità, tenendo conto del fatto che pare ci sia, in Sardegna, una penuria di palleggiatrici”.

Per chiudere l’intervista, ci parli dei tuoi interessi al di fuori della pallavolo?

Nel tempo libero che mi resta tra gli impegni con lo studio, frequento il primo anno di Scienze del turismo culturale, e quelli con la pallavolo, mi piace dedicarmi a diverse attività. Adoro il mare, guardare i fondali e ho fatto anche un corso di vela. Mi piace tantissimo viaggiare. Il viaggio più bello è stato quello che ho fatto a New York, dove ho potuto consatare quali sono le differenze tra un “paesotto”, quale è, per me, Sassari, e una grande metropoli. Mi diletto, infine, con la cucina e mi diverto a sperimentare ricette e nuovi piatti

Un discorso sulla pallamano con Chicco Manca, allenatore – giocatore della Sinergia

Vincere divertendosi e, allo stesso tempo, facendo divertire i tanti appassionati: questo è l’obiettivo primario che si pone la Sinergia, formazione che partecipa al campionato di serie B di pallamano maschile.Chicco Manca

E subito sono arrivati i risultati positivi: tre successi nelle prime tre giornate e conseguente primato in classifica. D’altronde, le cose non potevano andare diversamente, visto che la compagine sassarese schiera elementi di assoluto valore, i quali hanno calcato palcoscenici ben più prestigiosi. Stiamo parlando dei vari Francesco Masia, Framcesco Mbaye, Fabio Del Prete, Andrea Giordo, Florin Pavel e Chicco Manca.

Con quest’ultimo, che svolge il ruolo di allenatore giocatore, abbiamo fatto un discorso sulla sua carriera e sulle questioni relative alla pallamano in generale.

Chicco, ci potresti raccontare come è iniziata l’avventura della Sinergia nel campionato di serie B di pallamano?

Per quanto mi riguarda, devo ammettere che, al termine della passata stagione, vissuta nella massima serie con l’Jchnusa, aveva deciso di chiudere con la pallamano, in quanto deluso da tante cose. Poi sono stato coinvolto da un amico, Andrea Serra, che è stato il vero fautore di questo progetto.

All’inizio abbiamo recuperato qualche ragazzo che, negli anni scorsi, si era perso per strada, poi, dopo la mancata iscrizione dell’Jchnusa, abbiamo coinvolto nel progetto anche altri ragazzi che avevano militato in serie A. E ora non possiamo più nasconderci, il nostro obiettivo è la vittoria del campionato”.

Chiudiamo il discorso sulla Sinergia e parliamo della tua carriera, quando hai mosso i primi passi nel mondo della pallamano?

Ho iniziato in prima superiore, al Liceo Spano. Il mio maestro è stato Oreste Dessanti. Con la squadra della scuola ho fatto tutta la trafila e ho ottenuto risultati straordinari: in terza abbiamo partecipato ai Campionati Studenteschi di Strasburgo; in quinta, invece, abbiamo vinto il campionato federale di serie B e siamo arrivati quarti ai Campionati under 20. Nell’occasione sono stato premiato come miglior giocatore e sono stato convocato per l’Interamnia. Sono stato notato da Beppe Tedesco, tecnico del Bologna, e ho deciso di trasferirmi nel capoluogo felsineo”.

Ci parli delle tue stagioni a Bologna.

Per prima cosa devo dire che a Bologna ho cambiato ruolo, passando da centrale ad ala. Il primo anno ho giocato poco, poi, pian piano, ho trovato il mio spazio, al punto di meritare la convocazione per un raduno della Nazionale.

Ci sono state, poi, delle incomprensioni con la società e ho deciso di fermarmi per cinque anni, periodo durante il quale ho conseguito la laurea in giurisprudenza”.

Poi sei tornato a Sassari e hai ripreso il tuo cammino nel mondo della pallamano.

Sì, quando sono tornato a Sassari, ho ripreso a giocare a pallamano nella Sinergia, dove ho ritrovato il mio primo maestro, Oreste Dessanti. Il campionato di serie B era, al tempo, un campionato interregionale. Giocavamo contro squadre della Toscana.

Finita quella stagione, sono stato chiamato da Luigi Passino per fare la A1 con la Jchnusa, società con la quale, nell’ultima annata sportiva, siamo arrivati, nonostante non siano mancate le vicissitudini, a disputare i play off scudetto. Poi, come ben sanno coloro i quali seguono le vicende della pallamano sassarese, è finito tutto nel peggiore dei modi, visto che la squadra non è stata iscritta al campionato”.

Torniamo a parlare della tua carriera, qual è il giocatore più forte con il quale hai giocato?

Non ho dubbi, Marcello Montalto, un vero e proprio fuoriclasse”.

Una domanda per chiudere la nostra chiacchierata, cosa manca alla pallamano italiana per poter competere con le migliori realtà europee”.

La pallamano italiana ha bisogno di una federazione seria, che organizzi i campionati in maniera professionistica, in modo da far crescere la competizione e, conseguentemente, il livello. Lo stesso discorso deve essere esteso ai tornei giovanili.Per quel che concerne in maniera più specifica la realtà sassarese, è necessario che tutte le società, ora attive, collaborino e facciano sistema”.

 

 

Giusy Piredda, un esempio di passione, professionalità e longevità sportiva

Giocatrice, allenatrice e dirigente federale: in poche parole, una pallavolista a tutto tondo che, nel corso di questa stagione, festeggerà i venticinque anni di matrimonio con la sua disciplina sportiva: ciò a dimostrazione di una passione infinita e di una voglia di lavorare e di mettersi in gioco  che le permette, all’età di 38 anni, di competere con atlete molto più giovani. Stiamo parlando di Giusy Piredda, forte ed esperta centrale della Punto, ma questa definizione sta stretta a una ragazza che fa della pallavolo unavera e propria  questione di vita. Giusy Piredda

Con Giusy, che rappresenta un esempio per le future generazioni, abbiamo fatto una piacevole chiacchierata nel corso della quale abbiamo parlato della sua esperienza nel mondo del volley.

Giusy, per iniziare ci potresti dire quando è iniziata la tua avventura nel mondo della pallavolo?

Avevo 13 anni quando mi sono avvicinata alla pallavolo. Mi sono appassionata a questa disciplina sportiva, guardando i cartoni animati giapponesi, in particolare Mimì Ayuhara. La  società, con la quale ho mosso i primi passi, è stata la Silvio Pellico di Giampaolo Galleri”.

 Ci racconti i tuoi anni alla Pellico, gloriosa e storica realtà della pallavolo sassarese?

Nonostante giochi e alleni nella Punto, mi sono sempre considerata una pellicana DOC. La Silvio Pellico è stata per me, ma credo lo sia stata anche per le altre ragazze, una palestra di vita, una sorta di seconda casa, dove siamo cresciute come persone e come giocatrici. Da quest’ultimo punto di vista, devo tutto a Giampaolo Galleri, che mi ha insegnato i segreti di questa disciplina e che, a 16 anni, mi ha inserito nella rosa di B1. Pur non avendo mai giocato in quella categoria, ho il ricordo di un ‘esperienza unica e indimenticabile. Poi, in quegli anni, ho avuto la fortuna di giocare insieme e ammirare da vicino campionesse del calibro di Rodika Popa e Rosanna Baiardo ”.

Negli anni a seguire hai deciso, talmente grande era la tua passione di insegnare la pallavolo e di trasmettere le tue conoscenze alle giovani atlete?

Sì, ho fatto il corso per diventare allenatrice a Pisa, dove mi ero trasfeerita. Nella città toscana, inoltre, mi sono avvicinata al mondo federale. Sono stata eletta nel Comitato Provinciale della Fipav, sono diventata supervisore nazionale per il beach volley e seconda selezionatrice a livello provinciale per il volley. Ho lavorato con giocatrici che sono andate nel Club Italia o hanno giocato nella massima serie”.

 E poi il ritorno a Sassari.

Tornare nella mia città è stato bellissimo, visto che sono molto legata alla mia terra., ma, allo stesso tempo, difficile dal punto di vista pallavolistico e non solo, visto che qui ho dovuto ricominciare daccapo anche per quello che riguardava il lavoro. Fuori dalla Sardegna, si vive la pallavolo in un modo completamente diverso e, quando sono tornata, mi sono dovuta, in un certo qual modo, adeguare. Prima di parlare del mio lavoro a Sassari, voglio ricordare il mio rapporto di collaborazione con la Trentino Volley, una della migliori realtà della pallavolo nazionale.

Detto ciò, qui ho continuato a svolgere la mia carriera di allenatrice e dirigente federale.  Nel comitato provinciale di Sassari, mi occupo, attualmente, del settore scuola e promozione, dell’under 12, dell’under 13 e del mini volley.  Quando sono tornata in Sardegna ho ripreso a giocare. Ho fatto, negli anni scorsi, una bellissima esperienza con una squadra di prima divisione della Punto, società che, all’epoca, faceva parte del Club del Volley. Ora, invece, gioco in serie D, sempre con la Punto. Ho la fortuna di far parte di un gruppo fantastico, che ha tutte le qualità tecniche e umane per divertirsi e per potersi togliere tante soddisfazioni”.

Come mai riesci ancora a competere con atlete che possono essere, o forse lo sono anche state, tue allieve, c’è qualche segreto particolare?

Bisogna premettere che ci sono altre ragazze, all’incirca della mia età, capaci ancora oggi di fare la differenza in serie C e in D. Mi vengono in mente Monia Agri, un talento di valore assoluto, e Rosalba Cozzolino. Detto ciò, non credo che ci siano segreti particolari, forse prima si curava con più attenzione l’aspetto tecnico”.

Come hai precedentemente detto, tu svolgi attività promozionale nelle scuole. Cosa fai per avvicinare i bambini e le bambine alla pallavolo?

Con i bambini delle scuole elementari e delle medie, l’approccio è di tipo ludico. Le cose cambiano, invece, quando lavori con i ragazzi più grandi. In quel caso bisogna essere capaci di usare, come si suol dire, il bastone e la carota. Bisogna essere severe al punto giusto, poiché, essendo la pallavolo uno sport di squadra, risulta fondamentale dare delle indicazioni ed imporre delle regole precise”.

In precedenza hai accennato al Club del Volley, qual è il tuo pensiero in merito a progetti del genere?

Non credo che essi possano essere la soluzione per risolvere i problemi della pallavolo. E lo dimostra proprio il fallimento del progetto Club del Volley, che, a suo tempo, decisi di abbandonare, proprio perché, per motivi che non sto qui ad elencare, non poteva essere la soluzione ai problemi della pallavolo sassarese”.

Cosa manca alla pallavolo cittadina per poter competere con le altre realtà nazionali?

 “Innanzi tutto gli spazi, quello delle palestre è un problema atavico che si riflette in modo significativo sull’attività e sul reclutamento dei giovani. Poi manca, da parte di questi ultimi, la passione e la voglia di sacrificarsi. Oggi i giovani vogliono fare troppe cose e non riescono più a farne una bene. Ricordo che, da giovane, dovetti fare, seppur malvolentieri, una scelta tra il pianoforte e la pallavolo, proprio per il fatto che non riuscivo a fare entrambe le cose nel migliore dei modi. Non bosgna dimenticare, infine, che, vista la situazione economica, non è facile trovare le risorse economiche necessarie per poter svolgere l’attività agonistica nel migliore dei modi”.

 

La pallavolo ti impegna per diverse ore tra allenamenti, partite e attività di vario tipo, ti resta, e con questa domanda chiudiamo la nostra chiacchierata, del tempo per hobby e passatempi?

 

Sì, sono una divoratrice di libri. Leggo di tutti, dai trattati di psicologia e pedagogia alle poesie. Poi mi sono iscritta a un corso di equitazione, che è un’altra mia grande passione”.

 

 

 

 

 

Laura Rotelli, giovane pallavolista di grande umiltà, intelligenza e maturità

La buona riuscita di un fondamentale, come una battuta, una ricezione, un muro e un attacco, possono aiutare a comprendere se una giovane ragazza potrà diventare una buona pallavolista. IMG_2528

Sono altre qualità, come l’umiltà, la voglia di sacrificarsi e di dare il meglio di se stessi, a dire, invece, se una giovane atleta diventerà una grande persona nella vita di tutti i giorni. E tali valori sono emersi, in maniera esplicita, nel corso del nostro incontro con Laura Rotelli, atleta di 17 anni, in forza all’Orion, la quale ha dimostrato di avere, nonostante la giovanissima età, una maturità che non sempre è facile da  riscontrare in persone più grandi.

 Laura, quando hai iniziato a giocare a pallavolo?

 “Ho iniziato a giocare a pallavolo all’età di 6 anni. A trasmettermi la passione per questa disciplina sportiva è stata mia zia, Sara Palmas, che faceva l’allenatrice. La mia prima società è stata la Gioins. Facevamo gli allenamenti nell’Oratorio dei salesiani

 Come è proseguita, poi, la tua carriera?

Quando mia zia ha smesso di allenare, ho cambiato squadra e sono andata alla Kolbe, società nella quale sono rimasta per un solo anno. Durante quella stagione, venne Kiko, allenatore della Orion, a vedere un nostro allenamento e mi chiese di andare da loro per giocare le finali dell’under 14, alle quali, però, non ho potuto partecipare per motivi burocratici”.

 E poi hai vissuto l’esperienza alla Erre.

 “Sì. Ricordo che, quando ho ricevuto la notizia che ero stata selezionate, sono rimasta, come si suol dire, di sasso. Per essere sincera, non pensavo di essere all’altezza, poi, pian piano, ho preso coscienza della situazione e ho iniziato gli allenamenti, che erano molto più impegnativi e completi di quelli che avevo fatto in precedenza”.

Parlaci più dettagliatamente dei due anni vissuti alla Erre, il secondo dei quali chiuso con la vittoria del campionato di serie C.

 “Il primo anno, quello in cui ci siamo salvate, lo abbiamo vissuto con grande tensione, ma c’è stata una grande disponibilità da parte di tutte. Il lavoro svolto in palestra ha dato i suoi frutti e tutte, me compresa, siamo cresciute. Per quanto mi riguarda, inoltre, ho iniziato a credere maggiormente nelle mie capacità.

Il secondo anno, alla fine del quale abbiamo vinto il campionato, è stato, in un certo senso, più duro di quello precedente. Sentivamo il peso della responsabilità, però, alla fine, siamo riuscite ad arrivare prime e a conquistare l’accesso alla serie superiore. Ciò ha regalato a tutte noi una grande gioia

Una gioia che, purtroppo, è svanita subito. Cosa hai provato quando hai saputo che non avreste partecipato al campionato di serie B2?

Quando sono venuta a conoscenza del fatto che non avremmo disputato il campionato, ho provato sensazioni contrastanti. Sono rimasta come sospesa tra il dispiacere, per non poter giocare in un campionato importante, e il sollievo, in quanto ero conscia delle difficoltà che, come squadra, avremmo dovuto affrontare””.

 Dopo la “delusione” di quell’estate, il passaggio all’Orion in Prima Divisione. Come hai vissuto questo salto all’indietro?

 “L’ho vissuto in modo positivo, in quanto ho avuto finalmente la possibilità di giocare titolare, mentre in serie C giocavo solo in determinati momenti. Non posso negare che questo mi abbia aiutato a crescere e a gestire meglio me stessa”.

 Fra pochi giorni, invece, inizierete il campionato di serie D.

 “Sì. Non sarà un campionato semplice, in quanto ci sono molte squadre che si sono rafforzate e che schierano elementi molto forti. Noi siamo una formazione giovane, ma abbiamo tante potenzialità. Fondamentale, come sempre, sarà il lavoro che faremo in palestra. I risultati non arriveranno subito perché dovremo integrarci, dato che ci sono alcune ragazze nuove, l’alzatrice in primis, ma siamo su una buonissima strada. Il nostro obiettivo primario resta, comunque, la salvezza”.

Torniamo a parlare di te, qual è il tuo ruolo preferito?

Mi piace molto attaccare, quindi preferisco giocare come opposta, ma mi adatto bene anche a fare il libero”.

Quali pensi siano le giocatrici più forti con le quali hai giocato?

Come giocatrici, considero molto forti, solo per citarne alcune, Valeria Gagliardi, Giulia Roggero, Claudia Oppes e Alessandra Sanna. Poi credo che abbiano ottime potenzialità anche alcune ragazze giovani, come Laura Merella e Laura Ganzedda. Con quest’ultima mi sento legata fortemente dal punto di vista umano

 E tra le avversarie che hai affrontato in questi anni, quali sono quelle che ti hanno impressionato maggiormente?

 “Ora come ora, mi vengono in mente due nomi: Anna Rizzo e Monia Agri”.

 Qual è il tuo modello di riferimento come giocatrice?

 “Credo che Jole Ruzzini sia un ottimo esempio da seguire. Lei è una grandissima giocatrice e lo ha dimostrato, arrivando a giocare nella massima serie. Poi ammiro tantissime atlete della Nazionale”.

A proposito di Nazionale, l’evento dell’estate per tutti gli appassionati sardi di pallavolo è stata la sfida tra Italia e Iran che si è giocata al PalaSerradimigni, hai visto la partita e come hai vissuto, da giocatrice, quell’appuntamento?

 “Il giorno della partita della Nazionale, io e le mie amiche eravamo un vero e proprio “spettacolo nello spettacolo. Bastava guardare Raisport per capire come abbiamo vissuto quella giornata, anzi quelle due giornate, visto che, già dal sabato, siamo andate a vedere gli allenamenti con l’intento di farci la foto con i campioni del nostro sport”.

Lasciamo la Nazionale e torniamo al mondo della pallavolo sassarese che non sta vivendo un momento particolarmente felice.

Purtroppo è così. Il problema maggiore è che la maggior parte delle società, tra le poche rimaste, non lavorano con i giovani e non valorizzano il proprio vivaio . Poi incidono, non poco, i problemi, legati ai soldi e agli impianti”.

E ora parliamo un po’ della tua vita fuori dalla pallavolo.

 “Frequento il Liceo Lingusitico Internazionale. Studio inglese, spagnolo e tedesco. Tra lo studio e gli impegni in palestra non mi resta molto tempo libero. MI piace, comunque, ascoltare la musica, in modo particolare per galvanizzarmi prima delle partite”.

 Quali sono le tue prospettive per il futuro?

 “Da grande vorrei fare l’interprete. Ho già fatto esperienze di viaggio all’estero e mi piacerebbe farne tante altre negli anni a venire”.

 

 

Ylenia Acca, portiere di grande talento della Sinergia

 Se, alle eccelse doti tecniche, fisiche e mentali di cui è in possesso, aggiungesse una maggiore consapevolezza dei propri mezzi, potrebbe diventare una delle migliori interpreti del suo ruolo in Italia.IMG_2523

 Stiamo parlando di Ylenia Acca, portiere della Sinergia, formazione che, quest’anno, sta affrontando la prima esperienza nella massima serie dell’handball in rosa in Italia.

Abbiamo incontrato il giovane talento della pallamano sassarese per una breve chiacchierata nel corso della quale ha manifestato in maniera esplicita, tra le altre cose, la sua grande passione per lo sport e le i suoi sogni per il futuro.

Ylenia, ci potresti dire quando hai mosso i primi passi nel mondo della pallamano?

 “Mi sono avvicinata al mondo della pallamano quando frequentavo la terza media. Ricordo che venne Patrizia Cossu nella mia scuola, la numero 3, perchè, nella sua squadra, mancava un portiere. Stava cercando una ragazza che avesse determinate doti e il mio professore di educazione le ha indicato il mio nome. Bisogna dire che, al tempo, praticavo un altro sport, il calcio. Giocavo come difensore nel Canopoleno, insieme ai ragazzi. Anche il calcio mi piaceva molto, però, dopo aver svolto il primo allenamento di pallamano, ho scelto quest’ultima disciplina sportiva”.

 Qual è la cosa che ti piace di più della pallamano?

 “L’atteggiamento del pubblico e dei genitori. Nella pallamano non ci sono gli isterismi che, ad esempio, ci sono nel calcio”.

 E del tuo ruolo in particolare?

 “L’emozione che si prova quando fai una parata

 In cosa pensi di dover migliorare?

 “Devo migliorare nel tiro dalle ali e poi devo iniziare ad avere meno paura della palla. Questo mi succede soprattutto in allenamento”.

 Parliamo della tua squadra, cosa hai provato quando ti hanno detto che avreste giocato in serie A1?

 “Sono stata, fin da subito, consapevole del fatto che sia diverso militare in un campionato, come la serie A1, perché incontri squadre e giocatrici di livello superiore. Per quanto mi riguarda, però, vivo tutto con una sana “indifferenza”. Ciò credo mi aiuti a superare le difficoltà e poi, visto che sono giovane, posso ancora permettermi di affrontare così la vita”.

 Torniamo a te, qual è la giocatrice a cui ti ispiri maggiormente?

 “Per quanto concerne il mio ruolo, Luana Morreale, con la quale ho la fortuna, quest’anno, di giocare insieme. Lei mi sta aiutando e mi sta dando tantissimi consigli, al pari di tutte le compagne più esperte. Per quel che riguarda, invece, le giocatrici in campo, mi piacerebbe avere lo spirito, la grinta e il carattere di Cintia Albertini”.

 Detto della pallamano, quali sono i tuoi passatempi preferiti?

 “Mi piace uscire con le amiche, ascoltare la musica, in particolare Pink. Tra i miei hobby, metterei anche lo..studio”.

 Per chiudere l’intervista, parliamo delle tue aspettative per il futuro?

 “Il mio sogno, per quel che concerne la pallamano, sarebbe quello di indossare, il prima possibile. la maglia della Nazionale e poi vorrei maturare alcune esperienze in altre squadre. Per farmi notare, però, devo giocare con maggiore continuità nella mia squadra.

 

Per quanto riguarda la vita di tutti i giorni, quest’anno prenderò il diploma. Solo allora prenderò una decisione, in merito anche a un’eventuale iscrizione all’Università”.

 

 

 

 

Le speranze e le aspettative di Barbara Cittadino, capitano della Stella Maris Porto Torres

 Lo scorso 27 aprile, le giovanissime atlete della Stella Maris chiusero, in maniera trionfale, la propria stagione, superando l’Orosei eBarbara Cittadino ottenendo così il diritto a partecipare al campionato di serie C di pallavolo femminile. Un risultato che ha premiato gli sforzi di una società che, da anni, punta alla valorizzazione delle giovani atlete del vivaio.

E ora, le turritane sono pronte ad affrontare con entusiasmo, la nuova stagione. Delle speranze e delle aspettative del gruppo, abbiamo parlato con il capitano , Barbara Cittadino, la cui carriera, dopo gli esordi con l’altra compagine turritana, la Quadrifoglio, si è svolta interamente nella Stella Maris.

 Barbara, ci racconti come è andata l’ultima stagione?

Da quando siamo arrivate in serie D, abbiamo fatto sempre buoni campionati, classificandoci sempre nelle prime quattro posizioni. Poi, nell’ultima stagione, siamo finalmente riuscite a centrare l’obiettivo che la società e noi giocatrici ci avevamo prefissato, la promozione.

Durante l’anno non sono mancati i problemi, visto che, per lunghi tratti della stagione, ci siamo allenate in meno di 9 persone, in quanto alcune ragazze avevano deciso di abbandonare a campionato iniziato. Tutte  queste difficoltà hanno unito e rafforzato il gruppo. Abbiamo lavorato duro in palestra e i nostri sforzi sono stati ripagati. Nel corso dell’intera stagione, abbiamo, infatti, perso tre sole partite: la prima con l’Hermaea Olbia, la seconda con il Macomer e l’ultima con la nostra rivale diretta per la promozione, il Sorso. Ed è stata proprio la sconfitta delle nostre contendenti con l’altra squadra di Porto Torres, la Quadrifoglio, a spalancarci le porte della serie C. Una volta saputa la notizia del loro passo falso, ci siamo galvanizzate e abbiamo affrontato le ultime partite con grande entusiasmo. All’ultima di campionato, abbiamo superato l’Orosei e abbiamo così potuto festeggiare la vittoria del campionato”.

Come è stato vincere il campionato da capitano?

 “Per me, è stato un anno fantastico. Vincere da capitano ha un gusto diverso, ti dà sensazioni fantastiche. Ti senti davvero partecipe di un’esperienza meravigliosa. Ma la soddisfazione più grande è stata quella di vincere con un gruppo molto giovane, interamente frutto del nostro vivaio.

 Credo che si possa dire, senza timore di essere smentiti, che il vivaio sia il fiore all’occhiello della vostra società.

 “Sì, anni di duro lavori in palestra con le giovanissime hanno fatto sì che conquistassimo tre titoli regionali under 14, nelle annate 2008 – 2009, 2009 – 2010 e 2010 – 2011, con conseguente partecipazione alle fasi nazionali. Ciò significa che, in tutti questi anni, qualcosa di buono l’abbiamo fatta, grazie anche all’ottimo lavoro della nostra bravissima allenatrice, Eva Kavaja”.

 E ora tu e le tue compagne state per affrontare il massimo campionato regionale di pallavolo femminile, quali sono i vostri obiettivi per la prossima stagione?

 “Nessuna di noi, eccezion fatta per Valentina Manunta, ha mai giocato in questa categoria.  Non sappiamo, quindi, a cosa andremo incontro. Tutte insieme dovremo lavorare per centrare il nostro obiettivo, che è quello della salvezza. Ci saranno molte squadre di livello superiore al nostro, ma noi le affronteremo a testa alta e proveremo a dare il meglio di noi stesse. Per noi, il prossimo dovrà essere un anno nel segno dell’esperienza e del divertimento, elemento quest’ultimo che non deve mai mancare. L’entusiasmo delle giovanissime, che saranno coadiuvate da alcune ragazze di 20 – 25 anni, dovrà essere il nostro punto di forza e dovrà darci la carica per affrontare, al meglio, una stagione impegnativa e ricca di trasferte lunghe ed insidiose, molte delle quali nella Provincia di Cagliari e dintorni”.