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Meo Sacchetti al Museo della Tonnara di Stintino

È stato uno dei più celebri giocatori italiani di basket, medaglia d’oro. Ma è stato anche lo storico allenatore, che ha condotto la Dinamo alla conquista della Coppa Italia, della Supercoppa e dello Scudetto. Meo Sacchetti è uno dei grandi personaggi dello sport italiano, la cui storia è raccontata tutta in un libro, “Il mio basket è di chi lo gioca”, scritto con la collaborazione di Nando Mura.meo_sacchetti_libro-1

Il Museo della Tonnara di Stintino vuole dedicare una serata allo sportivo, che venerdì 23 giugno alle ore 18,30 dialogherà con Gianfranco Ganau, Presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Paolo Mastino, giornalista della Rai e Massimiliano Castellani, giornalista dell’Avvenire. Prendendo spunto dall’autobiografia pubblicata da Add editore, si ripercorreranno le tappe salienti della vita e della carriera di Sacchetti, dagli esordi a Novara all’allontanamento dalla Dinamo. Senza tralasciare le origini famigliari, la nascita dei figli, le squadre in cui ha giocato e quelle che ha allenato. E poi i compagni, gli avversari, i coach, i premi, per un racconto scorrevole, appassionante, generoso di aneddoti. La vita privata s’intreccia a quella pubblica, mostrando tutta la carica umana di uno straordinario sportivo. 

«È un onore per noi ospitare Meo Sacchetti – commenta la curatrice del Mut Esmeralda Ughi – lo sportivo, quello che abbiamo avuto modo di conoscere alla guida della Dinamo, e l’uomo, quello che con passione ha affrontato le tante sfide che la vita gli ha posto davanti. Una delle vocazioni del nostro museo è quella del racconto, e la storia di Sacchetti ci sembra davvero degna di essere raccontata, come esempio per tutti i giovani sportivi di oggi». 

In perfetto equilibrio la serie tra Trento e Venezia: oggi gara 5

Era la finale che nessuno si aspettava, ma poi, a ben vedere, hanno raggiunto l’obiettivo le due squadre che, nella seconda parte della stagione, avevano espresso il gioco migliore, soprattutto per quel che concerne l’abnegazione difensiva e la capacità di fare gruppo, oltre le individualità: fattori, per entrambe le formazioni,  determinanti nelle semifinali contro Milano e Avellino. E ora con la serie sul 2 a 2 a fare la differenza, come era accaduto due anni fa tra la Dinamo e Reggio Emilia,  saranno i particolari, quelle cose che sfuggono alle statistiche, che emergono quando si sta per accendere la spia rossa della stanchezza: ed è in quel momento che risultano decisive la voglia di vincere, di “tagliare per primi il traguardo” (ogni riferimento a Lawal non è per nulla casuale)

Gara 1 finale scudetto: Trento vince a Venezia!

Continua la favola di Trento: ed è una favola fatta di organizzazione, spirito di squadra, difesa, atletismo e soprattutto vittorie, tante vittorie, perché, dopo aver eliminato la Dinamo nei quarti di finale e l’Olimpia Milano in semifinale, Craft e compagni hanno battezzato l’inedita serie di finale, espugnando il Talercio di Venezia, al termine di una gara 1, dominata dal primo all’ultimo minuto di gioco.index

I trentini hanno messo subito le cose in chiaro, uscendo veloci dai blocchi e  portandosi sul 6 a 11, per poi allungare fino al + 9 (13 a 22), favoriti anche dall’insolita scarsa vena dalla lunga distanza dei lagunari, e chiudere il primo quarto sopra di otto lunghezze, sul 16 a 24.

In avvio del secondo periodo, il canestro di Flaccadori ha permesso alle aquile trentine di toccare la doppia cifra di vantaggio, sul 18 a 26. I ragazzi di coach Buscaglia hanno continuato a mordere in difesa e il canestro di Sutton, su ennesima palla rubata, è valso loro il + 11 (18 a 29), prima che Venezia realizzasse il primo canestro da tre della sua partita.. Ma il pallino del gioco è rimasto nelle mani di Trento che, nonostante un antisportivo fischiato a Sutton, hanno incrementato il loro vantaggio, volando sul + 16 (25 a 41), grazie alla tripla di Shields e al canestro di Lechtaler. E in quel frangente Venezia, come un pugile alle corde, non ha trovato le contromisure per porre un frenoalle iniziative dei trentini, capaci di andare all’intervallo lungo sul + 17 (30 a 47).  Nel terzo quarto e nelle fasi iniziali dell’ultimo periodo, Trento ha dato l’impressione di poter gestire agevolmente la situazione, ma un comprensibile calo fisico ha consentito ai veneziani di rialzare la testa, ma tre errori da lunga distanza, sul – 10, un fallo in attacco di Batista e, soprattutto, le ottime scelte offensive di Shields hanno condannato definitivamente i veneziani, ii quali, sconfitti per 74 a 83 , perdono il vantaggio del vantaggio del fattore campo. Ma non è finita, perché la reazione e la ritrovata mira dell’ultima parte di gara lasciano ancora aperte le porte della speranza in casa lagunare.

Impegno al Criterium del Delfinato per Fabio Aru

Costretto a dare forfait alla 1oo^edizione del Giro d’Italia, partita dalla sua Sardegna, Fabio Aru è tornato in sella in vista del prossimo Tour de France, che lo vedrà protagonista con i gradi di capitano, insieme al suo compagno all’Astana, Fulgsang. In questi giorni, il corridore di Villacidro è impegnato al Criterium del Delfinato con l’obiettivo di ritrovare gamba e condizione. Dopo le prime quattro tappe, il sardo occupa la diciannovesima piazza della classifica generale, ma attende soprattutto le prime salite per saggiare il proprio stato di forma.

Addio, Mario De Sisti

Oggi è venuto a mancare un maestro di basket, Mario De Sisti, il cui nome sarà indissolubilmente legato alla storia della Dinamo, che nella stagioneth8dolefnm 88/89 traghettò, per la prima volta nella sua storia, in serie A2.

Clamoroso al Forum: Capo d’Orlando vince per 80 a 87 contro l’Olimpia Milano

La corsa per il tricolore del basket italiano ha una favorita d’obbligo: l’Olimpia Milano, opposta nei quarti di finale dei play off all’Orlandina, vera e thpropria rivelazione del campionato che, scesa in campo con la leggerezza di chi non ha nulla da perdere, ha compiuto una vera e propria impresa, imponendosi con il punteggio di 80 a 87 in casa dei campioni d’Italia in carica, che ora vedono scalfite molte delle loro certezze.  I siciliani hanno approcciato la sfida nel miglior modo possibile, come dimostrato dal parziale di 0 a 8, aperto dalla tripla di Drake Diener ed interrotto solo dal primo canestro meneghino, realizzato da Macvam, che però non ha frenato lo sprint dei siciliani, che hanno chiuso il primo parziale in vantaggio di otto lunghezze, sul 10 a 18. La musica è cambiata nella parte iniziale del secondo quarto, quando Milano ha iniziato a far valere il suo potenziale, erodendo pian piano lo svantaggio, fino ad impattare sul 25 a 25 con una tripla di Hickman. Ma Capo d’Orlando non si è lasciata intimorire dalla riscossa dei ragazzi di coach Repesa e hanno continuato a giocare senza alcun timore riverenziale, andando all’intervallo lungo sul + 6 (33 a 39), per poi toccare nuovamente la doppia cifra di vantaggio (33 a 43) alla ripresa delle ostilità. Milano ha provato di nuovo a rialzare la testa, portandosi sul – 2 (47 a 49), ma Capo d’Orlando non ha perso la testa e ha continuato a fare magie, toccando il massimo vantaggio di 15 punti, sul 49 a 64. Partita chiusa? No, perché Milano, trascinata da Pascolo, è risalita fino al – 3 (75 a 78), ma nei minuti finali la tripla di Ivanovic, che ha incanalato definitivamente la sfida dalla parte dei siciliani, che si sono regalati una serata da sogno

Nulla da fare per la Dinamo sul campo della Scandone Avellino

La Dinamo cade sotto i colpi della Scandone Avellino, e soprattutto dell’ex David Logan, e inizia male il trittico di gare in trasferta, che proseguirà con la sfida di listenerChampions League nel Principato di Monaco e si chiederà domenica prossima in quel di Cremona. I troppi errori e la giornata di pessima vena di alcuni singoli, Bell su tutti, hanno condannato alla sconfitta i biancoblù. I quali avevano approcciato la gara nel modo migliore, mettendo  a segno un break iniziale di 2 a 7, grazie ai canestri del lungo polacco, Lydeka, e alla tripla di Lacey, alla quale gli irpini hanno risposto con le bombe di Randolph e Logan, che sono valse agli irpini il primo vantaggio della contesa (8 a 7). Sorpassi e controsorpassi hanno caratterizzato la sfida fino al 12 a 11, poi le ottime percentuali nel tiro da tre hanno permesso alla Scandone di allungare fino al + 1o (21 a 11) e chiudere il primo quarto sul 26 a 15, favorita dalle difficoltà su entrambi i lati del campo dei ragazzi di coach Pasquini.

In avvio del secondo periodo, Lawal, pur soffrendo lo strapotere fisico di Fesenko, ha provato a tenere a galla la sua formazione, la quale, però, penalizzata dalle tante palle perse,, non è riuscita a tenere, almeno inizialmente, il passo degli irpini, che si sono portati sul + 12 (32 a 20). Poi la musica è cambiata e la Dinamo, grazie soprattutto alla zona e ad alcuni acuti in attacco di Savanovic, Stipcevic e Lacey, è risalita fino al - 2 (38 a 36), prima che una magia di Logan fissasse il punteggio sul 40 a 36 prima dell’intervallo lungo. Dopo il riposo, Avellino ha tentato nuovamente la fuga, ma i sassaresi sono stati bravi a reagire, rispondendo colpo su colpo fino all’ultimo secondo del parziale, quando una tripla allo scadere ha consentito ai ragazzi di coach Sacripanti di iniziare l’ultimo periodo con un vantaggio di cinque punti (59 a 54). Gli ultimi dieci quarti si sono quindi trasformati in un’autentica battaglia sportiva, ma la Dinamo, ogni qualvolta è arrivata a un passo dagli avversari, non è riuscita a piazzare la zampata, consentendo agli irpini poi di prendere il largo e di chiudere i conti sul 77 a 65,

Un sassarese MVP: Marco Spissu trascina la Virtus Bologna alla vittoria della Coppa Italia

La Coppa Italia della serie A di basket va alla Virtus Bologna. E tra i protagonisti del successo dei felsinei, che hanno sconfitto per 69 a 68 Biellacsgceygw8aaeize all’Unipol Arena di Casalecchio, c’è un sassarese doc, Marco Spissu. Il quale è stato eletto MVP della competizione, oltre che miglior giocatore under 22, in virtù dei 16 punti realizzati nell’atto finale della competizione, senza dimenticare i 25 punti nella sfida dei quarti contro Agrigento e gli 11 nella semifinale contro Trieste.

Non disputata Torres femminile – Arcidano: oggi a Sassari ha perso lo sport!

Le giocatrici della Torres femminile avrebbero voluto festeggiare la promozione in serie B, conquistata la settimana scorsa grazie alla vittoria per 8 a16712042_242283946182673_9031012712048959454_n 0 contro il Villacidro. Ma ciò non è stato loro possibile, per l’ingiusticata e ingiustificabile assenza dell’Arcidano. Oggi, a Sassari, ha perso lo sport!

Giorgio Fenu, nuovo fiduciario tecnico FIDAL

Giorgio Fenu, uno dei volti storici dell’atletica sassarese e isolana, già parte del Consiglio Direttivo del Cus Sassari e responsabile della sezione atletica cussina, è stato recentemente nominato Fiduciario tecnico del Comitato regionale Fidal Sardegna, in sostituzione di Pompilio Bargone.giorgio-fenu-con-due-delle-atlete-cus-sassari

«Un riconoscimento che gratifica, come tecnico e come parte del Cus Sassari. Vorrei è interpretare al meglio il mio ruolo di Fiduciario, organizzando e svolgendo al meglio l’attività federale come previsto dallo statuto – dice Fenu -. Vorrei essere un valido punto di riferimento per tutti, sempre pronto ad ascoltare e trovare soluzioni per l’intero movimento regionale».

Già in precedenza Giorgio Fenu aveva ricoperto l’incarico di fiduciario regionale, voce importante di un altrettanto importante curriculum costruito su una pluridecennale esperienza da tecnico – allenatore dal 1983 e tecnico specialista dal 1995 -,  da formatore Fidal per istruttori, da tecnico specialista in velocità e ostacoli e da responsabile tecnico regionale della velocità. Una carriera passata sulle piste e sul campo, vissuta intensamente al fianco dei suoi atleti e, nel presente come nel passato, dedicata allo sviluppo e crescita del progetto Cus Sassari, club che ha rappresentato come atleta dal 1974 al 1991 (ex 400/800) e da tecnico sin dal 1989.

«Il Cus è un’affascinante opportunità di lavoro, sviluppo e crescita per l’atletica e per gli atleti. In considerazione di una dimensione caratterizzata dalla scarsità di risorse economiche, in questi anni il Cus ha privilegiato le individualità, su tutti Alice Cocco, Aurora Salvagno, Gigi Becca, Giovanni Tamponi e altri ragazzi promettenti e già promesse rivelate. Il lavoro ha pagato, su pista, ora puntiamo sui giovani e fra un paio d’anni, oltre alle individualità di alto livello, ci auguriamo di esprimere di nuovo intere squadre che possano competere in campo nazionale».

Il fiduciario tecnico regionale è nominato dal Consiglio federale su proposta del Consiglio regionale. È  selezionatore  delle varie rappresentative regionali; organizza e coordina una struttura tecnica in grado di individuare gli obiettivi, di programmare e supportare le attività, attraverso l’organizzazione del calendario regionale di gare, di verificare e raccogliere dati statistici necessari al raggiungimento degli obiettivi; si occupa inoltre della formazione atletica (raduni di preparazione, specifici e di rifinitura, campus) e della formazione tecnica (corsi istruttore, riunioni, convegni e seminari).